Vino e piatti tipici di Gavi

Ecco servito in tavola un vero e proprio poker d’assi eno-gastronomico: i ravioli, la testa in cassetta, gli amaretti e il Gavi DOCG, le più rinomate delle molte eccellenze alimentari del nostro territorio.

Ma con questi piatti forti si preannuncia già una vittoria a tavolino (è il caso di dirlo) su ogni buon proposito di continenza. Quindi, se pensate di venire a pranzo o a cena dalle nostre parti (in quest’altro articolo abbiamo raccolto qualche consiglio per scegliere dove mangiare, dormire e acquistare i prodotti tipici a Gavi), siete avvertiti: sospendete la dieta e rimandate la prova costume! 😉

Vino e cibi tipici di Gavi La storia di Gavi si intreccia praticamente da sempre con quella di Genova (Gavi è appartenuta alla Superba Repubblica sino al 1814, giusto due secoli fa) e così anche la cultura e il dialetto sono contaminati dallo spirito Ligure e lo sono persino l’aria, quando soffia “il Marin” (il vento di mare, appunto) e il carattere un po’ ruvido degli abitanti.

Gavi, per la sua posizione strategica funzionava quasi da anticamera di una città che per molti secoli, con solo qualche interruzione, fu una metropoli internazionale ante litteram.
Situata lungo una delle più importantiVie del sale”, le strade che mettevano in comunicazione i porti della costa ligure con la pianura padana e per il cui tramite si spostavano mercanti, pellegrini ed eserciti, Gavi ospitò genti e merci provenienti da ogni dove.

Così, è probabile che, proprio da questi incontri di palati e materie prime differenti, sia nata l’originale tradizione culinaria del nostro territorio, straordinariamente ricca di sfumature e così peculiare rispetto alla cucina Piemontese vera e propria.

I ravioli

I ravioli di Gavi nel vino (Monferrato Dolcetto DOC) Probabilmente, da questo stesso contesto, nasce anche la leggenda che vuole i ravioli, piatto tipico di molte cucine regionali in Italia, inventati proprio a Gavi, tra il XII° e il XIII° secolo, nella locanda della famiglia Raviolo, da cui il piatto avrebbe per l’appunto preso il nome.

La ricetta dei ravioli di Gavi “ufficiale” è gelosamente custodita dall’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi ma pochi mesi fa Renato Bino, membro dell’Ordine, in un’intervista ha svelato qualche indizio: “carne magra di maiale e di manzo, salciccia, borraggine e maggiorana” per il ripieno, mentre “la sfoglia di pasta deve essere preparata con poche uova e deve essere quasi trasparente”.
In effetti, in paese, ogni famiglia ha perfezionato la propria formula per fare i ravioli e così, in coda all’articolo, vi presentiamo la ricetta dei ravioli di Nonna Ro, forse non proprio ortodossa ma davvero buona.

Il modo più consueto di condire i ravioli è con “u tuccu” cioè con un sugo di carne tipico genovese che si fa rosolando la carne di manzo nell’olio d’oliva extra vergine con un trito di funghi, cipolla, carota, sedano; per profumare si usa prezzemolo, alloro, rosmarino e pochissimo aglio; la carne deve poi cuocere a lungo, sino a disfarsi, a fuoco basso con un bicchiere di vino e salsa di pomodoro.
Però i nostri ravioli, specialmente quelli fatti in casa, sono tanto buoni da poter essere gustati anche “a culo nudo” (l’espressione è di Carletto Bergaglio, fondatore dell’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo) cioè senza condimento e con solo una spolverata di parmigiano sopra.
Infine, un modo originale e assai gradevole di mangiare i ravioli è in tazza, annaffiati da un buon bicchiere di vino rosso (noi ci sentiamo di raccomandare il Monferrato Dolcetto DOC ma, come ricorda Renato Bino nel sopraddetto articolo, in estate si può usare, anzi “osare”, anche il vino bianco di Gavi, come raccomandava Carletto Bergaglio).

La testa in cassetta

La testa in cassetta di Gavi Ma oltre ai ravioli c’è di più: i taglierini con il sugo di funghi, la focaccia “stirata”, la torta di riso (salata), la torta pasqualina, naturalmente lo squisito risotto al Gavi e, infine, la testa in cassetta di Gavi, che è anche un presidio Slow Food.

La testa in cassetta è un insaccato prodotto con parti della testa del maiale ma quella di Gavi si distingue per l’utilizzo anche di tagli di bovino tra cui il cuore (che rende più vivido il colore), e per le numerose componenti aromatiche: sale, pepe, peperoncino, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, pinoli, noce moscata, rum. La semplice descrizione degli ingredienti però non rende giustizia alla piacevolezza dell’insieme: per apprezzarla bisogna provarla in purezza come antipasto oppure a merenda tra due fette di pane casareccio, sempre accompagnata da un bicchiere di Cortese oppure di Grignolino.

Gli amaretti

Amaretti di Gavi E poi ci sono i dolci: i canestrelli al vino bianco (ça va sans dire), biscotti secchi e poco dolci perfetti per la prima colazione, i dolcetti di pasta frolla (con il cioccolato, i pinoli, il “doppio burro”, la marmellata o altro), il “latte di gallina” (un composto di latte, uova e zucchero in versione “dolce al cucchiaio” e non in quella più comune di bevanda ricostituente) e gli ormai famosi amaretti di Gavi, morbidissimi e anche questi con un carattere singolare e del tutto diverso dagli amaretti classici.

Gli amaretti di Gavi sono tenerissimi e bianchi, dentro e fuori (per la cottura delicata e la spolveratura di zucchero a velo) e hanno una forma a montagnola. Il sapore è fine ma ricco di sfumature dolci e amare e il gusto della mandorla è netto e ben riconoscibile. Alle vostre papille gustative consigliamo, quale compagno di questo dolcissimo viaggio, un ottimo Piemonte Moscato DOC.

Il Gavi DOCG

Il Gavi DOCGEd infine, last but non least, ultimo nella nostra esposizione ma primo per fama, il Gavi DOCG.

La coltivazione della vite nel territorio di Gavi affonda nel medioevo ma è dalla metà del XVII secolo che il vino da vitigno Cortese proveniente da Gavi è documentato e apprezzato in importanti contesti europei. Per diversi motivi tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la produzione inizia a crescere significativamente per quantità ma anche per qualità sino a conquistare nel 1974 la Denominazione di Origine Controllata e nel 1998 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

La peculiarità di questo vino bianco si deve al territorio: alla qualità del terreno (calcareo-argilloso), alla conformazione collinare che migliora l’esposizione al sole ma soprattutto al clima, reso più mite dalla vicinanza al mare e dal “Marino”, il vento che soffia da sud.
La zona di coltivazione è limitata a poco più di 1000 ettari spartiti tra 11 comuni disposti intorno a Gavi.
Il disciplinare, che prevede le tipologie “tranquillo”, “frizzante”, “spumante”, “riserva” e “riserva spumante metodo classico”, riassume così le caratteristiche essenziali del Gavi DOCG:

  • colore: giallo paglierino più o meno intenso;
  • odore: caratteristico, delicato;
  • sapore: secco, gradevole, di gusto fresco ed armonico;
  • titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
  • acidità totale minima: 5,0 g/l.

Ma è l’intensità e la persistenza dei profumi, il sapore netto e asciutto, la buona struttura e l’equilibrio complessivo che fanno del Gavi uno dei vini bianchi italiani di maggiore successo anche internazionale.

Servitelo sempre fresco (intorno ai 10°) insieme a piatti a base di pesce, soprattutto fritto, o carne bianca, verdure (specialmente torte salate e frittate) o con i salumi.

Ottimo anche all’aperitivo o per accompagnare alcune specialità della cucina genovese come la farinata o panissa o tavellette (bastoncini a base di farina di ceci bollita e poi fritta), friscêu (frittelline di pastella semplici o con l’aggiunta di una piccola quantità di lattuga o borragine, cipollotti o bianchetti, salvia o altri gusti a piacere) e cuculli (simili ai friscêu ma con farina di ceci) e baccalà fritto.
I genovesi ci fanno persino colazione con la focaccia (meglio se sottile, con grandi “occhi” di olio e ancora un po’ calda): i più ardimentosi con la focaccia con la cipolla!

Ricetta dei ravioli di carne di Nonna Ro

Ed ecco, come promesso, la ricetta dei ravioli.
A casa nostra, Nonna Ro impasta 1 kg di farina con 4 uova, 3 cucchiai di Gavi DOCG, sale e poco olio.
Per il ripieno rosola nel burro 300 grammi di carne magra di vitello, 200 grammi di carne di maiale, 200 grammi di salsiccia di maiale sbriciolata e 600 di carne di manzo da sugo (nota: nella tradizione gaviese la carne di manzo deve sempre predominare su quella di maiale) e intanto bolle 2 scarole e 2 mazzi di borraggine.
Una volta cotte e scolate le verdure, le trita insieme alla carne e ad un ciuffo abbondante di maggiorana, uno spicchio d’aglio e il pane bagnato nel latte.
E’ il momento di aggiungere 4 uova e un bel pugno di parmigiano reggiano e aggiustare di sale. Poi rimesta fino a che il composto non è liscio ed uniforme, quindi prepara e stende la sfoglia, che dovrà risultare sottilissima.
Per tagliare la pasta e chiudere i ravioli potete utilizzare l’apposito stampo oppure la rotella, come preferite.
Un piccolo trucco della nonna: mentre lavora una parte della pasta per ottenere i ravioli, copre quella avanzata con un canovaccio umido per non farla seccare.

Preparare i ravioli non è un lavoro da poco e per questo, quando ci si mette, tanto vale farne una sovrapproduzione e poi conservare i ravioli in più surgelati in freezer (anche se qualche buongustaio integralista si sentirà letteralmente rabbrividire).
Per la cottura è importante bollire i ravioli in abbondante acqua salata o, specialmente se pensiamo di mangiarli nella summenzionata versione “a culo nudo”, in un buon brodo di carne.

Ricetta dei ravioli A questo punto non vi resta che venire a Gavi e valutare in prima persona la gastronomia locale: insomma, provare per credere!


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