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Panino Monferrino: mai più senza! Tanti prodotti tipici in un sol boccone

Il Panino Monferrino ce lo siamo inventato noi… forse.
Beh, può essere che qualcuno ci avesse già pensato, ma noi non lo sapevamo e così, quando abbiamo avuto l’idea di sposare i sapori più buoni del nostro territorio, il risultato ci è apparso subito come una rivelazione: il paradiso fatto panino 😀 .

Panino Monferrino: robiola di Roccaverano, miele, nocciole, testa in cassetta di Gavi

Dunque per preparare il “Panino Monferrino” perfetto vi occorre:

  • pane: meglio se tipico, così vi consigliamo le papere, panini tipici caratteristici del Monferrato, bianchi, molto leggeri (a volte, quasi vuoti dentro) ma con la crosta sottile e quindi al contempo morbidi e croccanti. La papera è piuttosto diffusa anche in Liguria e si riconosce facilmente perché nel mezzo ha un avvallamento, fatto con il taglio della mano prima di mettere il pane in forno;
  • robiola di Roccaverano: è un formaggio DOP a pasta fresca prodotto con latte caprino. Può essere di pura capra oppure con latte misto (minimo 50% capra + latte vaccino e/o ovino). Noi amiamo i sapori forti e quindi di solito utilizziamo quello di pura capra… però può non piacere a tutti (abbiamo avuto ospiti stranieri che proprio non ce l’anno fatta). Per maggiori informazioni consultate il sito del Consorzio per la tutela del formaggio robiola di Roccaverano DOP;
  • miele: noi usiamo quello di Gavi, dei nostri vicini Giada, Ilde e papà Sergio e quindi possiamo dire di conoscere molto bene i produttori… ape per ape!
  • nocciole: naturalmente Piemonte IGP vale a dire la migliore del mondo. Altre info sul sito del Consorzio Tutela Nocciola Piemonte;
  • testa in cassetta di Gavi: è il pezzo forte della composizione, un salume “povero” della tradizione contadina prodotto con vari tagli “di risulta” di maiale e di manzo. E proprio in questo sta la particolarità della testa in cassetta di Gavi (presidio Slow Food http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/testa-in-cassetta-di-gavi/): nell’utilizzo di tagli di bovino (lingua, muscolo e cuore), che la rendono più delicata, e di aromi come pepe, cannella, coriandolo, chiodi di garofano e noce moscata;

Testa in cassetta di Gavi e Robiola di Roccaverano

Insomma per una merenda “rinforzata”, all’aperitivo o nel pranzo al sacco, il Panino Monferrino è il nostro “must to have”.

Ah, cosa bere insieme? Naturalmente un vino del territorio: a tutto Monferrato!

Gelatina di vino rosso o vin brulé

La gelatina di vino è una vera lecornìa da degustare con un tagliere di formaggi ma può essere anche un dessert da consumare in purezza o da accostare alla pasticceria secca.

Potete preparare la gelatina in piccoli vasetti oppure potete utilizzare degli stampini per preparare piccole forme che decoreranno magnificamente i vostri piatti: perché le gelè di vino non sono solo buone ma anche belle!

Gelatina di vino Vin Brule

La gelatina di vino più buona è per noi quella ottenuta partendo da un buon  vin brulé (nell’immagine sotto le proporzioni tra gli ingredienti nella nostra ricetta)

Gelatina di vino - Vin Brule ingredienti

La ricetta base però prevede semplicemente l’utilizzo di un buon vino rosso fruttato con un po’ di zucchero (la proporzione dipende dai gusti ma noi consigliamo di non superare mai i 300 grammi per litro di vino ) e una sostanza gelificante. Il tipo e la quantità di addensante da utilizzare possono essere scelti secondo le proprie preferenze (per approfondire vi segnaliamo i consigli  di Intravino)
Noi che non prepariamo mai le la gelatina di vin brulé per conservarla a lungo, come le marmellate, ma solo per l’occasione, preferiamo i fogli di “colla di pesce” perché sono semplici da dosare ed utilizzare garantendo sempre un buon risultato.
Se intendete preparare dei piccoli vasetti consigliamo di impiegare 8 grammi di colla di pesce per ½ litro di vino, per avere una consistenza più morbida, mentre per una buona riuscita delle formine sono necessari 12 grammi di colla di pesce per ½ litro e comunque, se volete che si presentino al meglio, è preferibile prepararle il giorno stesso.

Gelatina di vin brulleLa realizzazione è molto semplice: preparate il vin brulé secondo la ricetta e mentre aspettate che raffreddi un po’ per filtrarlo ammollate i fogli di pesce per una decina di minuti in un po’ di acqua fredda quindi strizzate i foglietti e fateli sciogliere nel vino caldo. Riempite i vostri contenitori e quando non saranno più caldi trasferiteli in frigo dove dovranno riposare per almeno 4 ore.

 

Ricetta dei canestrelli al vino bianco di Gavi

I canestrelli al Gavi sono dei biscotti molto leggeri perché sono del tutto privi di burro e uova e contengono solo una modesta quantità di zucchero. Per questo sono ideali per la prima colazione: sono biscotti secchi perfetti per essere inzuppati al mattino nel latte, nel cappuccino o nel tè.
A merenda sono buonissimi da sgranocchiare accompagnati da un cucchiaio di gelato e anche a fine pasto, “pucciati” nel vino (lo stesso usato per la preparazione, Gavi DOCG), hanno un loro perché 😉

Canestrelli al vino bianco di Gavi e gelato

Inoltre, questi canestrelli, molto diffusi nel nostro territorio da Novi a Ovada ad Arquata, sono davvero molto semplici da fare, sia per la rapidità della preparazione che per la brevità della lista degli ingredienti: 500 grammi di farina, 125 ml di Cortese di Gavi, 125 ml di olio extravergine di oliva, 120 grammi di zucchero, 1 cucchiaio da minestra scarso (circa 10 gr) di lievito in polvere per dolci e un cucchiaino da tè di sale fino.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ingredienti

In un contenitore amalgamate la farina con il vino, prima, e poi con l’olio. Quindi aggiungete lo zucchero, il sale e il lievito. Impastate sino ad ottenere una pasta morbida e uniforme, quindi mettetela a riposare 10 minuti ma non di più, se volete che mantengano una consistenza un po’ dura, come da tradizione: “it’s not a bug, it’s a feature!” 😀
Quando riprendete l’impasto lavoratelo di nuovo brevemente e suddividetelo in parti più piccole. Con le mani preparate dei cilindretti (diametro circa 1 cm e lunghezza circa 12-15 cm) e chiudeteli ad anello. Con le dosi indicate vengono circa una cinquantina di biscotti, ma naturalmente tutto dipende dalle dimensioni.
Mettete i canestrelli nel forno già caldo a 180° e lasciateli cuocere sino alla doratura (in genere bastano circa 10-15 minuti). A questo punto tutta la cucina profumerà di vino e zucchero, e questo è un altro pregio di questi deliziosi biscotti.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ricetta

Infine, un ulteriore atout di questi canestrelli è la durevolezza: infatti possono essere conservati per parecchi giorni… e ce chi dice anche un mese… che però ci pare un periodo un po’ troppo lungo… anche se di preciso non lo possiamo dire: noi non riusciamo mai a farli durare più di una settimana!!
Comunque, l’importante è che appena freddi li riponiate in un contenitore ermetico perché in una normale scatola perderebbero presto la croccantezza che, come detto, è un’importante peculiarità.

Canestrelli al vino bianco di Gavi a colazione

Ricetta della Torta Pasqualina (di bietole)

La torta Pasqualina è una delle ricette della cucina ligure che fa parte a tutti gli effetti della tradizione culinaria del nostro territorio e della nostra famiglia, entrambi largamente e piacevolmente “contaminati da esemplari tipici genovesi” 🙂 .

Si tratta di una torta salata di verdura, un grande classico del pranzo di Pasqua o Pasquetta e delle gite fuori porta, specialmente a primavera quando le erbette sono più tenere.

La ricetta di Nonna Ro, la nostra maga in cucina, utilizza bietole e ricotta.
Ci potrebbero stare anche i carciofi e la prescinsêua (una cagliata fresca genovese) ma entrambi gli ingredienti sono un po’ più difficili da trovare (i carciofi per stagionalità e la prescinsêua per limiti geografici della distribuzione) ed il gusto, un po’ particolare perché più ferruginoso ed acidulo, può non incontrare i gusti di tutti. Invece, qualcuno che non vada pazzo per la Pasqualina di Nonna Ro lo dobbiamo ancora trovare.

Torta Pasqualina della Nonna Ro

La torta è buona anche se realizzata con la sfoglia in rotoli già pronti ma ciò che rende speciale la ricetta di Nonna Ro è la bontà dell’impasto tanto che a tavola ci contendiamo tutti i pezzi con il bordo.

Per realizzare la sfoglia (per un tegame di 28 cm di diametro) occorre lavorare insieme 500 gr. di farina “00” con un cucchiaio “generoso” di olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e 250 ml. di acqua (ma regolatevi ad occhio aggiungendone un po’ alla volta fino a che la pasta non risulterà morbida ed elastica).

Lavorate l’impasto fino a renderlo perfettamente liscio quindi dividetelo inizialmente in due parti: una più piccola (circa 300 gr.) e l’altra più grande (circa 450 gr).
Se siete molto bravi a tirare la sfoglia, dividete ciascuna parte in 3 palline uguali tra loro altrimenti, se temete che tirandola troppo sottile possa bucarsi, dividetela solo in 2 palline. Le palline più grandi serviranno per fare gli strati con cui foderare i tegami mentre con le altre si coprirà la torta.
Per ora però copritele con un canovaccio e mettetele a riposare per almeno un’ora e mezza.Ingredienti della Torta Pasqualina

Intanto pulite (ma se sono piccole e tenere tenete anche i gambi), lavate e sbollentate in acqua salata 4 bei mazzi di bietole (circa 800 gr.) e fate appassire ½ cipolla tritata. Appena è dorata aggiungete le bietole ben strizzate e tritate con la mezzaluna. Non serve far cuocere molto, andrà tutto in forno, basta solo che le bietole insaporiscano.
Aspettate che le verdure si siano raffreddate e amalgamate 400 gr. di ricotta, 2 uova e 150 grammi di grana padano grattugiato, una manciata di foglie di maggiorana tritate) una leggera spolverata di noce moscata. Aggiustate di sale.

Ungete il tegame con un po’ di olio, allargate con il mattarello e con le mani la prima delle palline grandi di pasta e stendete il primo strato: ponete attenzione a fare aderire la sfoglia ai bordi della teglia e che il disco sbordi abbastanza per poi consentirvi di arrotolarlo.
Spennellate lo strato che avete appena steso con un po’ di olio (è quello che rende tanto buono il bordo) e ripetete questa operazione per tutte le palline grandi.

Versate nel tegame il ripieno, distribuitelo e poi create delle fossette regolarmente distanziate quindi rompete in ognuna di esse un uovo: utilizzate da 3 a 5 uova a seconda delle vostre preferenze.
Sopra a ciascun uovo mettete un pizzico di sale, un fiocchetto di burro e mezzo cucchiaino di grana: questo è il segreto di Nonna Ro per non fare annerire le uova e rendere ancora più squisita la torta.

Prendete le palline piccole di pasta che avevate preparato e tirate i dischi della dimensione esatta del tegame quindi coprite la torta.
Anche questa volta, spennellate ciascuno strato con un velo d’olio. Oltre a rendere più buona la pasta, l’olio aiuta gli strati a separarsi e a sfogliare ma un altro consiglio utile è questo: dopo avere chiuso la torta arrotolando i bordi, con una cannuccia da bibita praticate su un lato del coperchio un forellino e soffiate leggermente per fare distaccare gli strati.

Cuocere in forno già caldo a 180° per 40-45 minuti. La sfoglia deve risultare molto cotta perché l’interno sia bene asciutto.

Ricetta della torta Pasqualina

Prima di mangiarla lasciate raffreddare la torta Pasqualina. Anzi, se resistete, aspettate sino al giorno dopo: da un sondaggio su un nutrito campione di parenti, amici e ospiti occasionali è emerso chiaramente che il giorno dopo è ancora più buona!

Spaghetti al vino bianco di Gavi e robiola

Sicuramente molti di voi conoscono già il risotto al Gavi, un piatto semplice eppure delicato ed elegante, ma probabilmente non hanno ancora avuto occasione di provare gli spaghetti al vino bianco e robiola fresca del Monferrato.
E’ una ricetta “sciuè sciuè” ma piuttosto originale con cui potrete fare bela figura con pochi ingredienti e poco tempo a disposizione (il piatto è pronto nel tempo sufficiente a bollire la pasta).

Ricetta degli spaghetti al vino bianco e robiola del MonferratoIn effetti oltre a una bottiglia di vino bianco Cortese (meglio se di Gavi, meglio ancora se DOCG) e agli spaghetti vi basterà procurarvi una robiola molto fresca (meglio se Roccaverano DOP, meglio ancora se 100% latte di capra come quella presidio Slowfood), del burro, un po’ di brodo di carne e un formaggio saporito da grattugiare sopra come un pecorino stagionato o la ricotta salata.
Spaghetti al vino di Gavi - preparazione

Mentre bollono gli spaghetti (320 g per 4 persone), sciogliete un po’ di burro (40 g circa) e stemperate la robiola (160 g) a bagnomaria prima con il brodo già caldo (50 ml) e poi aggiungendo gradualmente un bicchiere di vino (100 -125 ml, regolatevi a occhio in modo a ottenere una consistenza della crema fluida ma non troppo liquida). Assaggiate per aggiustare di sale stando attenti a non esagerare: ricordate che dovete ancora aggiungere il formaggio saporito.

Appena pronti scolate gli spaghetti, copriteli con la crema bella calda e cospargete con un’abbondante grattugiata di pecorino stagionato o ricotta salata e con una leggera spolverata di pepe nero.

Finito! Servite il piatto accompagnato dalla bottiglia di Cortese di Gavi che avete aperto per la preparazione.

Spaghetti al Gavi DOCG e robiola di Roccaverano DOP