Etichette per bottiglie di vino scaricabili e stampabili

Etichette da stampare per bottiglie di vino. Gratis!

Allora, avete già acquistato il vino sfuso e lo avete imbottigliato? Bene! Allora, completate il lavoro apponendo sulle bottiglie le etichette scaricabili che abbiamo preparato: il vino figurerà meglio in tavola e con l’annata bene in vista non rischiate di lasciare indietro qualche bottiglia!

 Etichette per vino scaricabili da stampare (vendemmia 2020)

Scegliete quella che piace di più, cliccate per aprire il documento in formato pdf e stampate le etichette: le dimensioni di ciascuna etichetta sono 9×12 cm, quindi ne abbiamo impaginate quattro per ogni foglio in formato A4.

Dovete ancora travasare?

Potrebbero esservi utili i nostri consigli per imbottigliare e per utilizzare al meglio i tappi di sughero mentre se vi siete portati avanti avanti e avete già completato l’imbottigliamento non vi resta che leggere il post sulle “best practice” per la conservazione del vino.

State ancora scegliendo il vino da acquistare? Beh, non esitate a contattarci

Ecco alcune delle nostre etichette applicate alle bottiglie. Quali sono le vostre preferite? Ce n’é qualcuna che vorreste poter scaricare nella versione aggiornata per la vendemmia 2019? Contattateci per ricevere l’aggiornamento di una vecchia etichetta.

Imbottigliato o sfuso, come compro il vino?

Acquistare il vino imbottigliato o sfuso in damigiana o bag in box è un dubbio molto più diffuso di quanto si creda. Sono molteplici infatti le questioni che influiscono sulla decisione, ad esempio:

  • per quale occasione di consumo sto acquistando il vino
  • se ho la possibilità o meno di imbottigliarlo (ho abbastanza  tempo e l’attrezzatura ed uno spazio adeguato?)
  • se ho intenzione di risparmiare un po’ sul prezzo del vino
  • per quanto tempo e dove posso conservarlo.

Abbiamo raccolto qualche riflessione per aiutarti a scegliere e preparato un breve test per scoprire se si un tipo da damigiana, bag in box, bottiglia o bottiglione.

Bottiglie regolari e magnum (o bottiglioni)

Vino in bottiglia

La bottiglia di vetro (specialmente se di vetro scuro), chiusa con un buon tappo e sigillata con la capsula termo-retraibile, garantisce la migliore conservazione del vino proteggendolo a lungo da tutti i fattori ambientali, a meno che non la si esponga ai raggi solari diretti o a temperature molto superiori o inferiori a quelle di un qualsiasi ambiente domestico.

Per questo motivo i vini di pregio come i DOCG (vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, approfondisci la classificazione dei vini in Italia), di norma, possono essere venduti solo in bottiglia. Del resto, il costo del confezionamento in bottiglia rapportato al prezzo alto o molto alto di questi vini non incide poi molto.

Diverso è il discorso se ci confrontiamo con vini di prezzo più contenuto: in questo caso la somma dei costi sostenuti per la bottiglia, il tappo, l’etichetta, la capsula, il cartone per l’imballaggio e la manodopera necessaria all’imbottigliamento, possono incidere significativamente sul prezzo finale del vino. 

Certo, se abbiamo ospiti importanti o vogliamo fare un regalo, anche l’occhio vorrà la sua parte e una bottiglia curata in ogni dettaglio resterà sicuramente la soluzione migliore, ma per un consumo quotidiano, in famiglia, a meno che non vogliate di cimentarvi con l’imbottigliamento “fai da te”, può essere interessante l’acquisto di vino nei cosiddettibottiglioni”, bottiglie di capacità da 1,5 litri o persino da 2 litri (anche se i due litri, iniziano ad essere davvero poco maneggevoli). Il costo per il confezionamento per unità è infatti praticamente identico a quello delle bottiglie da 0,75 litri, ma poiché lo dobbiamo rapportare alla quantità di vino contenuta da ciascuna bottiglia, che è il doppio, di fatto l’incidenza si dimezza.

Infine, c’è un’altro caso in cui il confezionamento in bottiglia (da 0,75 o 1,5 litri) è sicuramente preferibile per acquistare il vino: è quello dei vini frizzanti per i quali variazioni anche piccole della temperatura o uno sballottamento neppure troppo energico possono causare un aumento della pressione nel contenitore e quindi provocare un cedimento nella sacca dei bag in box o far saltare il tappo della damigiana. E questo non vale solo per gli spumanti molto frizzanti ma anche per vini vivaci o mossi come la nostra Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC che, infatti, vendiamo in bottiglie regolari o magnum in tutta Italia, anche con spedizione tramite corriere, e in damigiane a quei clienti che non sono troppo lontani per cui possiamo consegnare di persona, con tutte le attenzioni del caso e con la raccomandazione di travasare il vino in bottiglia al più presto.

Damigiane

Vino in damigiana

L’acquisto in damigiana implica che vogliate cimentarvi nell’imbottigliamento di tutto il vostro vino entro un periodo breve (1-2 settimane al massimo): non è davvero possibile conservare il vino nella damigiana. Per il tipo di chiusura e per la particolare forma a boccia del contenitore, mano a mano che cala il livello, la quantità di vino esposta all’aria aumenta: sulla superficie a contatto con l’ossigeno i batteri causano ossidazione dell’alcol etilico e la formazione dell’acido acetico, difetto comunemente noto come “spunto (scopri le Malattie del vino e come evitarle), che rapidamente compromette tutto il contenuto della damigiana. 

Ma, in fondo, imbottigliare non è un’operazione troppo complessa o che richieda molto tempo o un’attrezzatura costosa. Dunque vediamo di cosa avete bisogno:

  • bottiglie nuove o lavate e asciugate accuratamente;
  • tappi di sughero di buona qualità o altrimenti sintetici (per saperne di più sulle diverse tipologie di tappo leggi il nostro articolo Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?);
  • una tappatrice a colonna (il prezzo si aggira dai 25 ai 50 euro);
  • la cannula da travaso o travasatore a soffio o come si dice dalle nostre parti la “cantabrina” o “cantabruna” (costo entro i 10 euro);
  • un piano rialzato, un panchetto robusto o un tavolo, su cui posizionare la damigiana per creare il dislivello necessario al travaso del vino.

Per una guida dettagliata vi rimandiamo ai consigli del cantiniere per un imbottigliamento perfetto.

Invece, per tornare alle motivazioni, sono molte le persone, anche giovani, che amano imbottigliare il vino, di solito per continuare una tradizione familiare che iniziava con la gita in campagna per scegliere e comprare il vino e si concludeva nella cantina di casa con i ragazzini a fare da assistenti durante il travaso. 

Per venire ai prezzi, bisogna riconoscere che il risparmio è notevole e, se non si acquistano vini DOC, il prezzo al litro del vino sfuso può arrivare al 50% di quello in bottiglia.

L’aspetto più delicato alla fine resta quello della scelta del vino. I nostri consigli sono di prediligere vini adatti ad essere consumati giovani (meglio non conservare per oltre un anno i vini imbottigliati da sé) ma di buona gradazione (almeno 12% vol. di alcol), infatti i vini con un più alto grado alcolico sono meno soggetti alle malattie.
Specialmente se decidete, ed è una decisione sensata, di optare per un vino senza denominazione, considerate che non avrete garanzie sulla qualità del prodotto che state per acquistare dunque, se potete, seguite l’esempio del nonno o di papà e cogliete l’occasione di una giornata di bel tempo per andare a trovare il vostro fornitore in cantina, per conoscerlo, guardarvi un po’ intorno e magari assaggiare il vino.

Bag in box

Vino in bag in box
Bag in box da 5, 10 e 20 litri – Tipografia Piano

Dopo un’iniziale diffidenza verso un tipo di confezionamento effettivamente poco dotato di “poesia”, le innegabili doti di praticità di questo contenitore ne stanno decretando un crescente successo. Il bag in box è composto da una sacca in materiale plastico dotata di un rubinetto a pressione e inserita in una scatola di cartone che ne determina la stabilità e la resistenza agli urti come alle variazioni di temperatura (per approfondire leggi l’articolo Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?).

Il vino può essere comodamente spillato dal rubinetto e, mano a mano che fuoriesce, la sacca si accartoccia su se stessa. Il rubinetto infatti consente al vino di uscire ma non permette all’aria di entrare, in questo modo il vino che avanza nella sacca non entra a contatto con l’aria, ragione per cui si conserva tranquillamente per 3-4 settimane o più anche dopo l’apertura della confezione.

Nei paesi nordici i bag in box da 2 e 3 litri hanno trovato posto nei frigo o su un piano in cucina da cui si riempie direttamente il bicchiere per l’aperitivo o da portare a tavola. Da noi si sono invece diffusi maggiormente le confezioni più grandi da 5, 10 oppure 20 litri e, in molti casi, il bag in box viene utilizzato da chi ama travasare il vino in bottiglia perché semplifica, e non poco, le operazioni di imbottigliamento. Infatti il bag in box è molto più leggero e maneggevole della damigiana, il rubinetto semplifica il riempimento delle bottiglie ed infine il vino può essere conservato in cantina o in un armadio, lontano da fonti di calore, anche per 3-6 mesi prima di essere aperto (il periodo varia in funzione della tipologia di vino e delle condizioni di conservazione).

Per il costo del vino in bag in box valgono le stesse considerazioni fatte per il vino sfuso in damigiana al netto del costo della confezione (che al contrario della damigiana non può essere riutilizzata) ma che non dovrebbe superare i 2 euro.

Un altro utilizzo sempre più diffuso del bag in box, specialmente in estate, è in vacanza oppure nelle occasioni conviviali. Molte persone infatti trovano pratico portare con sé questi contenitori piccoli ma capienti e resistenti quando partono per la casa delle vacanze o per un viaggio in camper. Ci sono poi le gli aperitivi e le feste in giardino o terrazza, le “braciolate” e le “pizzate” ed in queste occasioni è davvero comodo mettere sul tavolo un bag in box, invece di tante bottiglie, così che gli invitati possano riempire il bicchiere alla spina

Speriamo di avervi aiutato a mettere in ordine le idee e a decidere che tipo di confezione scegliere. Invece, per quanto riguarda la scelta del vino, date un’occhiata al nostro catalogo vini del Monferrato e dintorni e contattateci per informazioni sulle consegne a domicilio e sui prezzi: a tutti i nuovi clienti offriamo uno sconto di benvenuto del 15% sul primo ordine.

Calendario lunare per imbottigliamento 2019

Segui la luna per imbottigliare (… della serie “Non è vero ma ci credo” ecco il calendario 2021)

Diciamolo subito: non c’è alcun riscontro scientifico che le fasi lunari influenzino i complessi processi chimici che trasformano il mosto in vino e, quindi, non c’è un vincolo a seguire il lunario per le varie fasi di lavorazione, il travaso e l’imbottigliamento. Bon.
Ma è tutto?

No, non è tutto, perché sappiamo bene che il vino non è un qualsiasi succo di frutta, bensì un distillato di cultura e tradizioni, una bevanda che ha accompagnato l’uomo nella sua storia e che spesso ha, oggi come ieri, un valore rituale in molte occasioni della vita.
Dunque, se imbottigliate da voi il vino, non solo per avere un risparmio, ma anche per renderlo più vostro, perché così facevano vostro padre e vostro nonno, e se ripetere i loro gesti, le loro usanze, vi fa entrare nel solco di una tradizione, vi fa sentire parte di una storia, ebbene la notizia è che la scienza non dice neppure che seguire la luna arrecherà danno al vostro vino. 😉

Luna-per-imbottigliamento

Qual’è dunque la migliore luna per imbottigliare secondo la tradizione?

  • La luna calante è la più favorevole per tutti i tipi di vino
  • L’ultimo quarto (gobba a levante) in particolare per i vini dolci e per quelli che dovranno restare in bottiglia più a lungo. In ogni caso, se non avete una cantina particolarmente attrezzata, soprattutto per la chiusura con i tappi di sughero, e climaticamente adatta alla conservazione del vino, sconsigliamo comunque di conservare il vino imbottigliato non professionalmente oltre i 24 mesi.
  • L’ultimo quarto della luna crescente (gobba a ponente) invece conferirebbe alle bottiglie un gradevole frizzantino.
  • Sembrerebbe sconsigliabile invece l’imbottigliamento con la luna nuova (luna nera) ovvero  i primi giorni di luna crescente

Altri consigli per scegliere quando imbottigliare

Il periodo più indicato è quello intorno al mese di marzo per i vini da consumare entro l’anno perché con il freddo dei mesi precedenti le sostanze in sospensione si sono depositate sul fondo e si può imbottigliare un vino già limpido.
Per i vini che vogliamo consumare più avanti è meglio aspettare settembre o giù di lì: il vino avrà già maturato un po’ ed avrà avuto modo di stabilizzarsi: sarà così più facile che mantenga le sue caratteristiche più a lungo.
Imbottigliando a primavera è possibile catturare di più i profumi di fiori o frutta mentre a settembre è possibile ottenere un vino più morbido, con meno note acide.
Tuttavia per quanto riguarda 

Come imbottigliare il vino

Sei alle prese con le tue prime esperienze di imbottigliamento?

Scopri tutti i consigli del cantiniere per imbottigliare oppure scarica la breve guida (infografica).

Calendario per l’imbottigliamento 2021

Ed ecco qui il calendario dei giorni consigliati per l’imbottigliamento per tutto il 2021 con le fasi lunari calanti e crescenti.  Potete anche scaricare il lunario (PDF) e stamparlo per tenerlo sottomano in cantina e… buon lavoro!

  • dall’1 al 12 gennaio luna calante
  • dal dal 14 al 27 gennaio luna crescente
  • dal 30 gennaio all’10 febbraio luna calante
  • dal 12 al 26 febbraio luna crescente
  • dal 28 febbraio al 12 marzo luna calante
  • dal 14 al 27 marzo luna crescente
  • dal 2 marzo all’11 aprile luna calante
  • dal 13 al 26 aprile luna crescente
  • dal 28 aprile al 10 maggio luna calante
  • dal 12 al 25 maggio luna crescente
  • dal 27 maggio al 9 giugno luna calante
  • dall’11 al  23 giugno luna crescente
  • dal 25 giugno al 9 luglio luna calante
  • dall’11 al 23 luglio luna crescente
  • dal 25 luglio al 7 agosto luna calante
  • dal 9 al  21 agosto luna crescente
  • dal 23 agosto al 6 settembre luna calante
  • dall’8 al 20 settembre luna crescente
  • dal 22 settembre al 5 ottobre luna calante
  • dal 7 al 19 ottobre luna crescente
  • dal 21 ottobre al 3 novembre luna calante
  • dal 5 al 18 novembre luna crescente
  • dal 20 novembre al 3 dicembre luna calante
  • dal 5 al 18 dicembre luna crescente
  • dal 20 al 31 dicembre luna calante.

Nota: l’immagine in alto è elaborata sulla famosa rappresentazione della luna, come volto umano con una navicella spaziale conficcata nell’occhio, che compare nel film di Georges Méliès, Le Voyage dans la Lune (Viaggio sulla luna), del 1902.


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2019. È l’anno del Dolcetto… finalmente!

Il Dolcetto è un vino sorprendente.

Sorprende il suo colore rubino vivo ma al contempo profondo; sorpende trovare nel suo profumo fresco e vinoso una nota di mandorla; sorprende il suo sapore secco con retrogusto amarognolo, quando il nome lascerebbe intendere che ci stiamo avvicinando ad un vino zuccherino; sorprende l’equilibrio che esprime anche se bevuto ancora giovane, in virtù della bassa acidità e dei tannini sufficienti a renderlo gradevolmente ruvido sulla lingua ma mai troppo allappante.

Vitigno Dolcetto: grappolo ampio con bacche piccole e bluastre

Sorprendente quindi potrebbe apparire anche la notizia che un vino tanto accattivante necessiti di un importante rilancio per contrastare un, oramai molto lungo, periodo di progressivo abbandono, invece le ragioni della “crisi del Dolcetto” sono molteplici e non semplici da coreggere.

Benvenga allora l’iniziativa di Regione Piemonte, Consorzi di tutela, Enoteche regionali e Botteghe del vino di eleggere il 2019 anno del Dolcetto per accendere l’interesse sul vitigno e farne conoscere i diversi vini che ne derivano, ben 12 denominazioni solo in Piemonte, tre DOCG e 9 nove DOC: Dogliani DOCG, Dolcetto di Diano d’Alba o Diano D’Alba DOCG, Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG, Dolcetto d’Alba DOC, Dolcetto d’Asti DOC, Dolcetto d’Acqui DOC, Monferrato Dolcetto DOC, Colli Tortonesi Dolcetto DOC, Langhe Dolcetto DOC, Pinerolese DOC Dolcetto, Dolcetto di Ovada DOC e il Piemonte Dolcetto DOC (Apri la mappa delle denominazioni DOC e DOCG del Dolcetto in Piemonte fonte: visitpiemonte.com).

Scopriamo insieme le contraddizioni di un vino che, ne siamo certi, vi intrigheranno e che vi faranno desiderare di scoprirlo per sorprendervi anche voi.

Guarda il video di presentazione dell’iniziativa.

Il Dolcetto è dolce… e non lo è.

Il vino Dolcetto è secco, la bacca invece ha un sapore dolce.
Ecco che già nel nome, il quale peraltro sembra non derivi neppure dalla sensazione al palato quanto piuttosto dal tipo di territorio più adatto alla coltivazione, i dossi (duset) collinari, si innesta la prima criticità.
Infatti, il fraintendimento può portare un consumatore non edotto a NON scegliere, o anche a scegliere, questo vino per la ragione sbagliata. Che ci sia stata anche questa riflessione, oltre all’evidente intenzione di valorizzare il territorio, alla base della scelta del consorzio di Dogliani di omettere il nome del vigneto nella denominazione?
Da qui scaturisce l’importanza, quasi un’urgenza, di raccontare il Dolcetto e il calendario delle iniziative in programma per quest’anno di occasioni per farlo ne offre davvero molte (scarica il calendario eventi: 2019 Anno del Dolcetto  fonte: visitpiemonte.com).

Secco sì ma poco acido e quindi morbido.
Questa qualità rende il Dolcetto gradevole quando è ancora molto giovane e nello stesso tempo rende più delicato l’invecchiamento. Così le stesse ragioni che sono all base della sua fama di vino beverino, a tutto pasto che ne ha decretato lo straordinario successo di un tempo si pongono anche alla base della difficoltà attuale di soddisfare il gusto del consumatore moderno, sempre meno incline a portare in tavola ogni giorno un vino semplice e più interessato al vino come esperinza, ricca di complessità, da vivere in particolari occasioni.

Dunque la valorizzazione del Dolcetto si muove, o meglio si è già mossa, su un doppio binario. Da una parte dando nuovo lustro alle qualità di freschezza e bevibilità che questo vino, già equilibrato ed armonico nel primo anno, offre senza mai scadere nel banale, compiacendo chi cerca un vino conviviale o attraverso il quale iniziare un percorso di assaggi, oltre che un vino che si sposa meravigliosamente con tutti i piatti più importanti della ricca tradizione clulinaria piemontese.
Dall’altra con il lavoro in cantina prezioso e accurato di molti produttori si è data vita a vini di maggiore complessità, adatti all’invecchiamento e capaci di offrire soddisfazione anche ai palati più esigenti.

I Dolcetto sono tanti

l Dolcetto vanta una lunga tradizione soprattutto nelle Langhe (zona di Alba e Dogliani) e nel Monferrato (zona di Acqui e Ovada), tanto da costituire quasi un binomio inscindibile con queste terre sebbene la coltivazione sia idonea anche in Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Umbria e in Liguria dove, forse, potrebbe trarre le sue origini e dove prende il nome di Ormeasco.
Oltre alle nove denominazioni piemontesi sono ammesse altre tre DOC (Ormeasco di Pornassio, Valpolcevera e Valsusa) e ventidue IGT.

Dolcetto Denominazioni Ammesse

MIPAAF – Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto Denominazioni Ammesse

Il Dolcetto è un vitigno che interpreta terreni diversi offrendo esperienze diverse: ancora una volta un punto di forza che è anche un vulnus perché se da una parte la ricchezza espressiva è sempre un valore, dall’altra rende più complesso tracciarne un’identità, renderlo universalmente riconoscibile.

Un giovane molto âge

Sicuramente coltivato allo scadere del XVI secolo, ma forse già diffuso alla fine del Medioevo, il vino Dolcetto vive, a partire dall’iniizo del XIX, secolo quasi 100 anni di grande diffusione soprattutto nelle regioni di Nord-Ovest: Liguria, Pemonte e Lombardia.
Sarà l’epidemia di filossera che investe il nostro paese a cavallo tra otto-novecento a segnare la storia del Dolcetto con due importanti contromisure: il reimpianto delle viti su base radicale americana (la quale aveva sviluppato resistenza al parassita) che ha determinato un interruzione nell’evoluzione del vitigno originario (ne sopravvivono solo pochi, sparuti impianti) e un’ampia sostituzione con impianti di Barbera, vitigno con cui condivide i terreni di elezione ma che risulta più resistente e offre una resa maggiore.
Inoltre, in tempi più recenti, lo straordinario successo globale di Barolo e Barbaresco e la conseguente alta remunerabilità di questi vini, hanno indotto nelle Langhe una massiccia sostituzione delle colture a Dolcetto con vigne di Nebbiolo.
Insomma i dati parlano chiaro: l’ISTAT rileva una riduzione delle superfici vitate a Dolcetto, a livello nazionale del 60% tra il 1970 e il 2010, mentre in Piemonte gli ettari coltivati da Dolcetto passano da 5.246 (dato ISTAT) del 2010 ai 3.800 del 2018 (dato Regione Piemonte).

MIPAAF - Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto- Evoluzione delle superfici vitate

MIPAAF – Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto- Evoluzione delle superfici vitate

Per invertire questa tendenza è evidentemente indispensabile aumentare la redditività dei vini Dolcetto ovvero stimolare un aumento del prezzo per incentivare i produttori. In questo senso la riduzione delle quantità disponibili ha già dato un piccolo contributo: la minore offerta comporta di per sé un incremento del prezzo. Ma il vero fronte su cui lavorare è sicuramente quello della maggiore qualità e soprattutto di una forte crescita della domanda.

Ed ecco l’ultimo dei paradossi: un vino che si fa apprezzare da giovane ma che sta imparando ad invecchiare bene e, al cotempo, un vitigno antico che dovrà essere impiantato nuovamente e che quindi darà vita a giovani vigneti.

Per tutte queste ragioni, che sono contraddizioni solo dialettiche, non possiamo che auguraci che l’Anno del Dolcetto sia un grande successo e segni la riscossa di un vino che amiamo moltissimo.

2019 Anno del Dolcetto, Emoji Pattern, Simone Monsi

Emoji Pattern, 2018 di Simone Monsi, Visual artist. Pattern grafico commissionato per il Padiglione Piemonte a Vinitaly 2018 ed etichetta ufficiale di 2019 Anno del Dolcetto.

Per restare aggiornati sulle iniziative consigliamo di seguire la pagina Facebook di Piemonte Land, organismo che riunisce i principali Consorzi del vino piemontesi e armonizza le strategie di promozione del vino sui mercati nazionale e internazionali.

Bottiglie di vino come bomboniere per matrimonio? Wine not?

Originali, utili, eleganti… insomma sei a caccia di una grande idea per le bomboniere per il tuo matrimonio, scegli le bottiglie di vino personalizzate con un collarino, un sacchettino di confetti o un’etichetta appositamente disegnata.

E non solo per il matrimonio, anche per l’anniversario di nozze le bottiglie di vino sono un’idea molto apprezzata da tutti gli ospiti… beh, se il vino è buono, naturalmente 😉 .

Alcuni dei nostri clienti hanno acquistato le bottiglie di vino per realizzare delle bellissime bomboniere: prendi ispirazione dalle loro creazioni per il tuo matrimonio, sfoglia le immagini che gli sposi hanno condiviso con noi.

E se pensi ad una festa di nozze o di anniversario interamente a tema vino, allora le bottiglie possono diventare anche un’ottima idea per numerare il tavolo, presentare il menu, creare un originale centrotavola:  per trovare nuove idee, dai un’occhiata alla nostra bacheca dedicata a matrimoni e anniversari su Pinterest.

Il costo? I prezzi possono variare anche significativamente (per i nostri vini all’incirca tra i 4,50 € e i 9,00 € a bottiglia) in funzione della qualità di vino scelta ed a seconda che decidiate di ricevere le bottiglie già etichettate oppure optiate per il “fai da te“.

Come la tipologia di vino  è importante scegliere una qualità che vi dia piena soddisfazione e sia una piacevole scoperta per i vostri ospiti, dunque vi consigliamo di ordinare dei campioni da assaggiare o di recarvi in cantina per una degustazione.

Per informazioni su i vini che è possibile ordinare con le nostre etichette personalizzate o per prendere un appuntamento per venire a trovarci in cantina chiamaci al numero 347 1355541 oppure scrivici tramite il modulo di contatto.

Grazie ad Alice e Marco, Elisa e Francesco, Martina e Alessio per averci scelti e averci concesso l’uso delle immagini delle bottiglie realizzate per i loro matrimoni.