Archivi categoria: Cibo & Vino

Ricette e abbinamenti cibo-vino ispirati alla tradizione Ligure-Piemontese

Panino Monferrino: mai più senza! Tanti prodotti tipici in un sol boccone

Il Panino Monferrino ce lo siamo inventato noi… forse.
Beh, può essere che qualcuno ci avesse già pensato, ma noi non lo sapevamo e così, quando abbiamo avuto l’idea di sposare i sapori più buoni del nostro territorio, il risultato ci è apparso subito come una rivelazione: il paradiso fatto panino 😀 .

Panino Monferrino: robiola di Roccaverano, miele, nocciole, testa in cassetta di Gavi

Dunque per preparare il “Panino Monferrino” perfetto vi occorre:

  • pane: meglio se tipico, così vi consigliamo le papere, panini tipici caratteristici del Monferrato, bianchi, molto leggeri (a volte, quasi vuoti dentro) ma con la crosta sottile e quindi al contempo morbidi e croccanti. La papera è piuttosto diffusa anche in Liguria e si riconosce facilmente perché nel mezzo ha un avvallamento, fatto con il taglio della mano prima di mettere il pane in forno;
  • robiola di Roccaverano: è un formaggio DOP a pasta fresca prodotto con latte caprino. Può essere di pura capra oppure con latte misto (minimo 50% capra + latte vaccino e/o ovino). Noi amiamo i sapori forti e quindi di solito utilizziamo quello di pura capra… però può non piacere a tutti (abbiamo avuto ospiti stranieri che proprio non ce l’anno fatta). Per maggiori informazioni consultate il sito del Consorzio per la tutela del formaggio robiola di Roccaverano DOP;
  • miele: noi usiamo quello di Gavi, dei nostri vicini Giada, Ilde e papà Sergio e quindi possiamo dire di conoscere molto bene i produttori… ape per ape!
  • nocciole: naturalmente Piemonte IGP vale a dire la migliore del mondo. Altre info sul sito del Consorzio Tutela Nocciola Piemonte;
  • testa in cassetta di Gavi: è il pezzo forte della composizione, un salume “povero” della tradizione contadina prodotto con vari tagli “di risulta” di maiale e di manzo. E proprio in questo sta la particolarità della testa in cassetta di Gavi (presidio Slow Food http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/testa-in-cassetta-di-gavi/): nell’utilizzo di tagli di bovino (lingua, muscolo e cuore), che la rendono più delicata, e di aromi come pepe, cannella, coriandolo, chiodi di garofano e noce moscata;

Testa in cassetta di Gavi e Robiola di Roccaverano

Insomma per una merenda “rinforzata”, all’aperitivo o nel pranzo al sacco, il Panino Monferrino è il nostro “must to have”.

Ah, cosa bere insieme? Naturalmente un vino del territorio: a tutto Monferrato!

Gelatina di vino rosso o vin brulé

La gelatina di vino è una vera lecornìa da degustare con un tagliere di formaggi ma può essere anche un dessert da consumare in purezza o da accostare alla pasticceria secca.

Potete preparare la gelatina in piccoli vasetti oppure potete utilizzare degli stampini per preparare piccole forme che decoreranno magnificamente i vostri piatti: perché le gelè di vino non sono solo buone ma anche belle!

Gelatina di vino Vin Brule

La gelatina di vino più buona è per noi quella ottenuta partendo da un buon  vin brulé (nell’immagine sotto le proporzioni tra gli ingredienti nella nostra ricetta)

Gelatina di vino - Vin Brule ingredienti

La ricetta base però prevede semplicemente l’utilizzo di un buon vino rosso fruttato con un po’ di zucchero (la proporzione dipende dai gusti ma noi consigliamo di non superare mai i 300 grammi per litro di vino ) e una sostanza gelificante. Il tipo e la quantità di addensante da utilizzare possono essere scelti secondo le proprie preferenze (per approfondire vi segnaliamo i consigli  di Intravino)
Noi che non prepariamo mai le la gelatina di vin brulé per conservarla a lungo, come le marmellate, ma solo per l’occasione, preferiamo i fogli di “colla di pesce” perché sono semplici da dosare ed utilizzare garantendo sempre un buon risultato.
Se intendete preparare dei piccoli vasetti consigliamo di impiegare 8 grammi di colla di pesce per ½ litro di vino, per avere una consistenza più morbida, mentre per una buona riuscita delle formine sono necessari 12 grammi di colla di pesce per ½ litro e comunque, se volete che si presentino al meglio, è preferibile prepararle il giorno stesso.

Gelatina di vin brulleLa realizzazione è molto semplice: preparate il vin brulé secondo la ricetta e mentre aspettate che raffreddi un po’ per filtrarlo ammollate i fogli di pesce per una decina di minuti in un po’ di acqua fredda quindi strizzate i foglietti e fateli sciogliere nel vino caldo. Riempite i vostri contenitori e quando non saranno più caldi trasferiteli in frigo dove dovranno riposare per almeno 4 ore.

 

Ricetta dei canestrelli al vino bianco di Gavi

I canestrelli al Gavi sono dei biscotti molto leggeri perché sono del tutto privi di burro e uova e contengono solo una modesta quantità di zucchero. Per questo sono ideali per la prima colazione: sono biscotti secchi perfetti per essere inzuppati al mattino nel latte, nel cappuccino o nel tè.
A merenda sono buonissimi da sgranocchiare accompagnati da un cucchiaio di gelato e anche a fine pasto, “pucciati” nel vino (lo stesso usato per la preparazione, Gavi DOCG), hanno un loro perché 😉

Canestrelli al vino bianco di Gavi e gelato

Inoltre, questi canestrelli, molto diffusi nel nostro territorio da Novi a Ovada ad Arquata, sono davvero molto semplici da fare, sia per la rapidità della preparazione che per la brevità della lista degli ingredienti: 500 grammi di farina, 125 ml di Cortese di Gavi, 125 ml di olio extravergine di oliva, 120 grammi di zucchero, 1 cucchiaio da minestra scarso (circa 10 gr) di lievito in polvere per dolci e un cucchiaino da tè di sale fino.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ingredienti

In un contenitore amalgamate la farina con il vino, prima, e poi con l’olio. Quindi aggiungete lo zucchero, il sale e il lievito. Impastate sino ad ottenere una pasta morbida e uniforme, quindi mettetela a riposare 10 minuti ma non di più, se volete che mantengano una consistenza un po’ dura, come da tradizione: “it’s not a bug, it’s a feature!” 😀
Quando riprendete l’impasto lavoratelo di nuovo brevemente e suddividetelo in parti più piccole. Con le mani preparate dei cilindretti (diametro circa 1 cm e lunghezza circa 12-15 cm) e chiudeteli ad anello. Con le dosi indicate vengono circa una cinquantina di biscotti, ma naturalmente tutto dipende dalle dimensioni.
Mettete i canestrelli nel forno già caldo a 180° e lasciateli cuocere sino alla doratura (in genere bastano circa 10-15 minuti). A questo punto tutta la cucina profumerà di vino e zucchero, e questo è un altro pregio di questi deliziosi biscotti.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ricetta

Infine, un ulteriore atout di questi canestrelli è la durevolezza: infatti possono essere conservati per parecchi giorni… e ce chi dice anche un mese… che però ci pare un periodo un po’ troppo lungo… anche se di preciso non lo possiamo dire: noi non riusciamo mai a farli durare più di una settimana!!
Comunque, l’importante è che appena freddi li riponiate in un contenitore ermetico perché in una normale scatola perderebbero presto la croccantezza che, come detto, è un’importante peculiarità.

Canestrelli al vino bianco di Gavi a colazione

Ricetta della Torta Pasqualina (di bietole)

La torta Pasqualina è una delle ricette della cucina ligure che fa parte a tutti gli effetti della tradizione culinaria del nostro territorio e della nostra famiglia, entrambi largamente e piacevolmente “contaminati da esemplari tipici genovesi” 🙂 .

Si tratta di una torta salata di verdura, un grande classico del pranzo di Pasqua o Pasquetta e delle gite fuori porta, specialmente a primavera quando le erbette sono più tenere.

La ricetta di Nonna Ro, la nostra maga in cucina, utilizza bietole e ricotta.
Ci potrebbero stare anche i carciofi e la prescinsêua (una cagliata fresca genovese) ma entrambi gli ingredienti sono un po’ più difficili da trovare (i carciofi per stagionalità e la prescinsêua per limiti geografici della distribuzione) ed il gusto, un po’ particolare perché più ferruginoso ed acidulo, può non incontrare i gusti di tutti. Invece, qualcuno che non vada pazzo per la Pasqualina di Nonna Ro lo dobbiamo ancora trovare.

Torta Pasqualina della Nonna Ro

La torta è buona anche se realizzata con la sfoglia in rotoli già pronti ma ciò che rende speciale la ricetta di Nonna Ro è la bontà dell’impasto tanto che a tavola ci contendiamo tutti i pezzi con il bordo.

Per realizzare la sfoglia (per un tegame di 28 cm di diametro) occorre lavorare insieme 500 gr. di farina “00” con un cucchiaio “generoso” di olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e 250 ml. di acqua (ma regolatevi ad occhio aggiungendone un po’ alla volta fino a che la pasta non risulterà morbida ed elastica).

Lavorate l’impasto fino a renderlo perfettamente liscio quindi dividetelo inizialmente in due parti: una più piccola (circa 300 gr.) e l’altra più grande (circa 450 gr).
Se siete molto bravi a tirare la sfoglia, dividete ciascuna parte in 3 palline uguali tra loro altrimenti, se temete che tirandola troppo sottile possa bucarsi, dividetela solo in 2 palline. Le palline più grandi serviranno per fare gli strati con cui foderare i tegami mentre con le altre si coprirà la torta.
Per ora però copritele con un canovaccio e mettetele a riposare per almeno un’ora e mezza.Ingredienti della Torta Pasqualina

Intanto pulite (ma se sono piccole e tenere tenete anche i gambi), lavate e sbollentate in acqua salata 4 bei mazzi di bietole (circa 800 gr.) e fate appassire ½ cipolla tritata. Appena è dorata aggiungete le bietole ben strizzate e tritate con la mezzaluna. Non serve far cuocere molto, andrà tutto in forno, basta solo che le bietole insaporiscano.
Aspettate che le verdure si siano raffreddate e amalgamate 400 gr. di ricotta, 2 uova e 150 grammi di grana padano grattugiato, una manciata di foglie di maggiorana tritate) una leggera spolverata di noce moscata. Aggiustate di sale.

Ungete il tegame con un po’ di olio, allargate con il mattarello e con le mani la prima delle palline grandi di pasta e stendete il primo strato: ponete attenzione a fare aderire la sfoglia ai bordi della teglia e che il disco sbordi abbastanza per poi consentirvi di arrotolarlo.
Spennellate lo strato che avete appena steso con un po’ di olio (è quello che rende tanto buono il bordo) e ripetete questa operazione per tutte le palline grandi.

Versate nel tegame il ripieno, distribuitelo e poi create delle fossette regolarmente distanziate quindi rompete in ognuna di esse un uovo: utilizzate da 3 a 5 uova a seconda delle vostre preferenze.
Sopra a ciascun uovo mettete un pizzico di sale, un fiocchetto di burro e mezzo cucchiaino di grana: questo è il segreto di Nonna Ro per non fare annerire le uova e rendere ancora più squisita la torta.

Prendete le palline piccole di pasta che avevate preparato e tirate i dischi della dimensione esatta del tegame quindi coprite la torta.
Anche questa volta, spennellate ciascuno strato con un velo d’olio. Oltre a rendere più buona la pasta, l’olio aiuta gli strati a separarsi e a sfogliare ma un altro consiglio utile è questo: dopo avere chiuso la torta arrotolando i bordi, con una cannuccia da bibita praticate su un lato del coperchio un forellino e soffiate leggermente per fare distaccare gli strati.

Cuocere in forno già caldo a 180° per 40-45 minuti. La sfoglia deve risultare molto cotta perché l’interno sia bene asciutto.

Ricetta della torta Pasqualina

Prima di mangiarla lasciate raffreddare la torta Pasqualina. Anzi, se resistete, aspettate sino al giorno dopo: da un sondaggio su un nutrito campione di parenti, amici e ospiti occasionali è emerso chiaramente che il giorno dopo è ancora più buona!

Spaghetti al vino bianco di Gavi e robiola

Sicuramente molti di voi conoscono già il risotto al Gavi, un piatto semplice eppure delicato ed elegante, ma probabilmente non hanno ancora avuto occasione di provare gli spaghetti al vino bianco e robiola fresca del Monferrato.
E’ una ricetta “sciuè sciuè” ma piuttosto originale con cui potrete fare bela figura con pochi ingredienti e poco tempo a disposizione (il piatto è pronto nel tempo sufficiente a bollire la pasta).

Ricetta degli spaghetti al vino bianco e robiola del MonferratoIn effetti oltre a una bottiglia di vino bianco Cortese (meglio se di Gavi, meglio ancora se DOCG) e agli spaghetti vi basterà procurarvi una robiola molto fresca (meglio se Roccaverano DOP, meglio ancora se 100% latte di capra come quella presidio Slowfood), del burro, un po’ di brodo di carne e un formaggio saporito da grattugiare sopra come un pecorino stagionato o la ricotta salata.
Spaghetti al vino di Gavi - preparazione

Mentre bollono gli spaghetti (320 g per 4 persone), sciogliete un po’ di burro (40 g circa) e stemperate la robiola (160 g) a bagnomaria prima con il brodo già caldo (50 ml) e poi aggiungendo gradualmente un bicchiere di vino (100 -125 ml, regolatevi a occhio in modo a ottenere una consistenza della crema fluida ma non troppo liquida). Assaggiate per aggiustare di sale stando attenti a non esagerare: ricordate che dovete ancora aggiungere il formaggio saporito.

Appena pronti scolate gli spaghetti, copriteli con la crema bella calda e cospargete con un’abbondante grattugiata di pecorino stagionato o ricotta salata e con una leggera spolverata di pepe nero.

Finito! Servite il piatto accompagnato dalla bottiglia di Cortese di Gavi che avete aperto per la preparazione.

Spaghetti al Gavi DOCG e robiola di Roccaverano DOP

Crumble di pere al Moscato

Quattro pere, una bottiglia di Moscato, 150 grammi di farina, 80 di zucchero e burro.
E’ tutto qui quello che vi serve per preparare un dolce semplice e veloce da fare ma buonissimo, bello da vedersi e non banale. Se poi volete renderlo davvero irresistibile aggiungete un po’ di mandorle a scaglie, una stecca di cannella, cioccolato fondente e accostatelo a un cucchiaio di panna o una pallina di gelato.

Ingredienti del crumbler di pere al moscato con mandorle e cioccolato

La versione più classica di questo dolce anglosassone prevede una base di frutta (mele rabarbaro, frutti di bosco, pere, pesche,…) disposta in un tegame imburrato e coperta con un impasto sbriciolato (crumble, in inglese significa appunto briciola), di farina burro e zucchero, lavorato molto velocemente (perché il burro non si ammorbidisca) e cotto in forno.
Ma la nostra ricetta di famiglia è un po’ diversa perché le pere, sbucciate e tagliate a spicchi e poi a fettine di 3-5 millimetri (sono molto più belle dei dadini) cuociono nel Moscato assumendone l’aroma.
Anche la presentazione è un po’ differente, infatti ci piace prepararlo sia in una coppetta con le pere sotto e sopra la granella di pasta  cotta a parte (una soluzione ancora più facile e velocissima), sia in versione tarte tatin, cuocendo in forno le singole porzioni e rovesciandole nel piatto (una versione molto più di effetto).

Preparazione-del-crumbler-di-pere-al-moscato

Lavorate brevemente insieme farina, burro e zucchero e aggiungete all’ultimo momento le mandorle in scaglie. Per non fare sciogliere il burro troppo presto e mantenere l’impasto più granuloso, toglietelo dal frigo all’ultimo minuto e tagliatelo a dadini ma potrebbe esservi utile, specie in estate, raffreddare le mani tenendole per qualche momento a bagno in un po’ di acqua fredda.

Crumbler di pere al moscato


Se scegliete la versione “in tazza
“, disponete le briciole su un foglio di carta da forno e cuocetele a 160° per 10-15 minuti (controllatele spesso perché trattandosi di pezzetti molto piccoli potrebbero facilmente abbrustolire).

Questo tempo dovrebbe essere sufficiente anche a cuocere le pere nel moscato ma, prima di spegnere, controllate con i rebbi della forchetta che le fettine siano diventate morbide, morbide.

Colate le pere e accomodatele sul fondo delle coppetta coprendole con le briciole mischiate a scaglie di cioccolato fondente tagliato al coltello.

 

Crumbler-con-pere-al-moscato


Se invece volete realizzare la “tarte tatin”
cuocete brevemente le pere nel moscato perché poi cuoceranno ancora nel forno e disponetele sul fondo dei contenitori da forno leggermente imburrate. Copritele con le briciole esercitando una leggera pressione perché lo strato di pasta resti insieme quando capovolgerete il dolcetto. Per facilitarvi il compito, le prime volte, potete provare ad utilizzare i contenitori usa e getta di alluminio che si possono tagliare per fare uscire il dolce. Come accennato, potete anche accompagnare il crumble di pere ancora tiepido con un una pallina di gelato oppure con delle quenelle di panna montata e decorarlo con il cioccolato fondente fuso. Per renderlo ancora più aromatico aggiungete qualche cucchiaio del moscato in cui hanno cotto le pere alla panna prima di montarla e al cioccolato mentre lo fate fondere a bagnomaria.

Ecco infine qualche piccolo accorgimento:

  • scegliete delle pere mature ma molto sode perché le fettine restino consistenti e non si sciupino;
  • cuocete le pere nel moscato senza aggiungere zucchero o burro ma solo una stecca di cannella (se vi piace) e non mescolate;
  • se volete che la pera assuma di più l’aroma del moscato mettete le pere a macerare per un quarto d’ora prima di spostarle sul fuoco;
  • offrite il crumble accompagnato da una coppa di Piemonte Moscato DOC del vostro fornitore di fiducia (ça va sans dire 😉 ).

 


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Pesche al vino e ricetta per l’aspic di pesche

La zuppetta di pesche nel vino è un dessert mangia e bevi fresco e semplicissimo ma anche un modo goloso di gustare la frutta e particolarmente indicato per servirla in tavola quando ci sono ospiti. Se però siete alla ricerca di una variante originale potete preparare un aspic di pesche con il vino.

Pesche al vino bianco

Pesche al vino bianco (decorazione con foglioline di menta zucchero di canna sul bordo del bicchiere)

La preparazione della ricetta base è semplicissima. Scegliete delle pesche piuttosto grandi e morbide (ne occorre una a testa) ma non troppo mature, tagliatele a cubetti regolari (anche l’occhio vuole la sua parte), quindi aggiungete per ogni pesca 1 cucchiaino di zucchero e  mezzo bicchiere di vino (circa 100 ml) e girate cautamente, senza rovinare le pesche. Infine lasciatele a macerare per un paio d’ore in frigo prima di servirle.
Potete scegliere il vino rosso o quello bianco, come preferite, a seconda dell’effetto cromatico che volete ottenere ma prediligete vini giovani, generalmente più fruttati, purché di corpo altrimenti, una volta che le pesche avranno prodotto un po’ di succo, non riuscirete più a sentire il vino.

La preparazione dell’aspic di pesche è un po’ più complessa ma non eccessivamente laboriosa. Aspic di pesche al vino rossoOgni 1/2 litro di vino (una dose adatta a 4- 6 pesche, a seconda delle dimensioni del frutto) mettete 2 fogli di colla di pesce ad ammorbidire in un po’ d’acqua per circa un quarto d’ora. Intanto aromatizzate il vino con mezza stecca di cannella e un paio di fettine di limone e addolcitelo con 100-150-200 grammi di zucchero; la dose dipende, oltre che dal gusto personale, anche dal grado di maturazione delle pesche, più sono indietro e quindi aspre maggiore deve essere la quantità di zucchero aggiunto.
A questo punto potete optare tra diverse varianti a seconda del grado alcolico che preferite e degli aromi che amate di più. Oltre alla cannella infatti potete aggiungere altre spezie scegliendo tra chiodi di garofano, grani di pepe, anice (quello stellato è particolarmente decorativo) oppure cardamomo. Attenzione però a non esagerare. Anche la cottura del vino è facoltativa: potete farlo bollire tutto per lasciare evaporare l’alcool (ma anche il profumo!) oppure scaldarne solo una piccola parte per sciogliervi lo zucchero e la colla di pesce (ricordate di strizzarla quando la togliete dall’acqua) e poi, una volta tornato a temperatura ambiente, unirvi il resto.
Filtrate il vino (per renderlo più trasparente possibile) e versatene qualche cucchiaio sul fondo dei contenitori monodose, quindi disponete le fettine sottili di pesche aggiungendo ogni tanto qualche altro cucchiaio di liquido ma lasciandone abbastanza per poter fare ancora uno strato di un paio di millimetri dopo l’ultimo piano di pesche.
Considerate che perché il liquido si rapprenda del tutto è necessario che l’aspic riposi in frigo per 3-4 ore, quindi giocate d’anticipo.

Aspic di pesche al vino rosso La soluzione più semplice e sicura per servire l’aspic è quella di utilizzare piccoli barattoli o dei bicchieri ma, se siete abili e audaci, potete optare per la preparazione in piccoli stampi da capovolgere. L’effetto visivo è superiore ma c’è sempre il rischio che qualche forma si rompa o si “ammosci”. Potreste però prevenire gli “incidenti” utilizzando un foglio di colla di pesce in più (anche se la consistenza la palato risulta meno morbida e gradevole) e scaldando in una bacinella con un po’ d’acqua calda la parete esterna dello stampo prima di capovolgerlo… le dita incrociate, invece, non aiutano 😀 .


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Ricetta della sangria

La sangria è una bevanda a base di vino, frutta e spezie particolarmente adatta all’ora dell’aperitivo e alle feste in giardino d’estate… o almeno queste sono le occasioni in cui a noi piace prepararla e offrirla.
La preparazione è molto semplice e tuttavia può essere utile qualche consiglio per scegliere e dosare gli ingredienti.

Sangria con le ciliegie

Dunque, sorvoliamo sulle origini (iberiche) della ricetta della sangria e sull’etimologia del termine e arriviamo subito all’elemento chiave della preparazione: la scelta del vino.
Sebbene la frutta e lo zucchero ne modifichino, anche sostanzialmente, il gusto, non sperate di cavarvela con un vinello da poco: il rischio è di ottenere una bevanda acidula o sciapa. Scegliete invece un vino di buona gradazione alcolica (minimo 11 gradi), con un buon profumo (che non si faccia surclassare dalla frutta e dalle spezie ma vi si armonizzi) e che sfoggi un bel colore rosso vivo (anche l’occhio vuole la sua parte!).
Noi utilizziamo la nostra Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC (vol. 12%).

Le dosi che vi proponiamo sono per una bottiglia di vino (750 ml): riproporzionate gli ingredienti a seconda delle vostre necessità.

  • ½ bicchiere (50 ml circa) di rhum
  • 2 arance
  • 1 limone
  • 1 o 2 pesche (a seconda della dimensione)
  • 1 o 2 mele (a seconda della dimensione)
  • ½ stecca di cannella
  • 3 chiodi di garofano
  • 2 – 3 cucchiai di zucchero

Ricetta della sangria: gli ingredienti
Per prima cosa sciogliete lo zucchero nel vino: per facilitare l’operazione si può tritare per qualche minuto lo zucchero nel frullatore in modo da favorirne lo scioglimento anche senza dovere mescolare energicamente e a lungo il vino.

Lasciar riposare il vino con la cannella e i chiodi di garofano per aromatizzarlo.
Alcuni utilizzano anche una bacca di vaniglia ma noi non la riteniamo molto adatta.
Le spezie dovranno essere rimosse prima di servire la sangria: per facilitarne il recupero si possono inserire le spezie in un sacchettino garza o in un colino per il té.

Intanto iniziate a lavare e tagliare la frutta.
Spremete metà degli agrumi e tagliate a fettine sottili con la buccia l’altra metà. Ricordate di filtrare sempre il succo degli agrumi.

Tagliate la frutta (pesche e mele) a spicchi sottili. Unite il tutto al vino e mettere a riposare in frigo in un contenitore chiuso (riduce l’ossidazione del vino) per almeno 3 ore ma, se possibile, di più.

Tradizionalmente la sangria viene servita in una particolare caraffa detta “jarra”, munita di una sorta di cucchiaio di legno che si utilizza per trattenere la frutta mentre si versa la bevanda nel bicchiere.
In effetti, la frutta non andrebbe travasata nel bicchiere ma bisogna dire che è davvero molto buona e a molti fa piacere, quindi decidete liberamente ma se optate per presentare la frutta, mettete a disposizione gli stecchini da spiedino.

La sangria è un drink particolarmente usato nella stagione estiva e quindi spesso non è semplice mantenerla fresca.
Se si utilizza il ghiaccio, consigliamo o di metterlo in un contenitore capace di accogliere la caraffa oppure di offrirlo in una coppetta a parte con le pinze per aggiungerlo nel bicchiere al momento, evitando così di annacquarla.
Del resto deve essere servita fresca ma non ghiacciata: diciamo che la temperatura ideale potrebbe essere tra i 10° e i 12°.Aperitivo con la sangria

Le varianti in realtà sono infinite.
A seconda dei gusti e della stagione si possono aggiungere altri frutti come melograno oppure fragole, ciliegie, frutti di bosco che, se usati interi, possono generare anche un bell’effetto visivo senza modificare sensibilmente il gusto.
Se si vogliono variare un po’ i colori si può usare anche qualche acino di uva bianca e le fettine di lime al posto di quelle di limone.
In estate c’è chi aggiunge melone e anguria: in alcuni casi la sangria viene servita proprio dentro a un cocomero svuotato. Dipende tutto dai gusti personali ma noi sembra che questi frutti risultino un po’ troppo invadenti.

Anche il grado alcolico può essere regolato, sia aumentando o diminuendo la quantità di liquore che scegliendo di aggiungere della soda per “allungarla” un po’.
Il liquore stesso può cambiare, e al posto del tradizionale rhum (che però preferiamo) si possono utilizzare cointreau, cognac o brandy.
Ultimamente ci è capitato di provare il mirto ed è stata un scoperta piacevolissima.

Buona preparazione e buon divertimento!


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Consigli per visitare Gavi: ristoranti, B&B, bar e negozi

Se con il post sulle eccellenze eno-gastronomiche del nostro territorio – il Gavi DOCG, i ravioli, la testa in cassetta e gli amaretti – abbiamo sollevato la vostra curiosità e solleticato il palato ecco qualche suggerimento per la prossima visita a Gavi: ristoranti, B&B, bar e negozi di alimentari. Pochi nomi ma buoni.

Ristorante - TrattoriaRistorante Cantine del Gavi Via Goffredo Mameli, 69 – 15066 Gavi (AL) Tel. +39 0143 642458 – cantinedelgavi@gmail – Visita il sito
Le Cantine del Gavi: ristorante a Gavi

L’immagine è di proprietà del ristorante Le Cantine del Gavi

Il ristorante, pieno di atmosfera, si trova in un palazzo settecentesco nel centro del paese e rappresenta una vera eccellenza del territorio. Qui potrete godere la cucina tipica delle nostre terre sempre declinata in modo raffinato e, quel che più vale, con grande attenzione per le materie prime e per la stagionalità. La cantina, che offre un ottima scelta di vini (accoglie circa 700 etichette), è un ambiente suggestivo e molto curato, pensato per accogliere i visitatori e consentirvi anche cene e aperitivi. Il prezzo (mediamente tra i 40 e i 60 euro a testa) non è irrisorio ma trova ragione sia nell’alta qualità del cibo che del servizio.

Ristorante - TrattoriaAi Nebbioli – Trattoria di campagna Località Nebbioli, 2 – 15066 Gavi (AL) tel.+39.0143645893 – Vai alla pagina Facebook
Trattoria Ai Nebbioli - Gavi (AL)

Immagine di proprietà della trattoria Ai Nebbioli

Katia e Maurizio sono praticamente nostri vicini: il ristorante si trova infatti a pochi passi dalla nostra cantina. Per raggiungerlo si sale da Gavi per un paio di chilometri in direzione Parodi Ligure-Ovada sino al bivio per il Santuario di Nostra Signora della Guardia. Il locale è caldo e accogliente e, in estate, è possibile scegliere di stare fuori sotto un gradevole pergolato. Anche in questo caso abbiamo scelto di segnalarvi un luogo dove degustare ottimi piatti tipici della tradizione Ligure-Piemontese anche se non è inconsueto trovarli rivisitati con estro, come nel caso del “Risotto al Gavi con carciofi della Riviera” del menu di Pasqua. I dessert sono incantevoli e rendono davvero difficile decidersi se si prova un certo riserbo a ordinare un “misto dolci”. Inoltre, Katia e Maurizio sono sempre accurati, gentili e disponibili. Prezzo dai 20 ai 40 euro. Se poi pensate di fermarvi per qualche giorno per una visita più approfondita e magari un po’ di shopping al Serravalle Designer Outlet (l’outlet più grande d’europa) abbiamo anche un paio di accoglientissimi B&B da suggerirvi.

Hotel - AlbergoB&B Casa Meli Via XX Settembre, 25 – 15060 Loc. Cadepiaggio – Parodi Ligure (AL) Tel. 347 3117693 / 347 9015026 – info@casameli.com Visita il sito 
B&B a Gavi Casa Meli

L’immagine è di proprietà del B&B Casa Meli

Anche se amministrativamente è già nel comune di Parodi Ligure, questo delizioso B&B in realtà si trova a soli 3 km da Gavi, nel piccolo borgo di Cadepiaggio, con affaccio sulla bellissima piana che circonda l’antica ex Abbazia di San Remigio. La casa è curata ed accogliente, arredata con mobili ed oggetti antichi. L’atmosfera è distesa e romantica, davvero ideale se si è in coppia, un po’ meno se ci sono dei bimbi al seguito. Le camere sono solo due e quindi l’ambiente è davvero tranquillo ma nella bella stagione non dimenticate di prenotare. Dunque dicevamo: le stanze sono due, entrambi situate al secondo piano e dotate di bagno privato, tv, e wi-fi. Francesca Meli, la proprietaria, accoglie personalmente gli ospiti con rara dolcezza e si occupa  anche della colazione con prodotti tipici fatti in casa che in primavera ed estate si possono gustare anche nel piccolo giardino privato. Il prezzo per la camera doppia parte dai 70€ colazione inclusa, naturalmente. I bambini sino a 5 anni non pagano.

Hotel - AlbergoNonna Du – Agriturismo e B&B Località Vallemme Zamblea, 14 – 15066 Gavi (AL) Tel/Fax 0143 642582 – info@nonnadu.comVisita il sito
B&B a Gavi Nonna Du

l’immagine è di proprietà del B&B Nonna Dui

L’edificio che ospita le camere del B&B fa parte di una struttura più complessa, ristrutturata da poco e completamente immersa nel verde con vista sui vigneti. Nel giardino trova posto anche una piscina di acqua salata che è una vera tentazione: si sta così bene che quasi si rinuncerebbe a visitare i dintorni per godersi la serenità del luogo. Le camere sono  curate e dotate di ogni comfort inclusi bagno in camera, wi-fi, frigobar e aria condizionata. Alcune stanze sono molto ampie e particolarmente indicate ad accogliere i bambini che qui trovano un ambiente davvero adatto a loro. Colazione a buffet accanto al caminetto in inverno e a bordo piscina in estate. Il prezzo della camera doppia va dai 70 ai 90 euro a notte. I bimbi sotto i 3 anni soggiornano gratis in culla o lettino baby mentre il letto aggiunto costa 20 euro. Infine ecco anche i consigli per gli acquisti ma … solo di carattere gastronomico! Negozio di alimentariSe volete comprare i ravioli vi suggeriamo “La casa del raviolo“, al numero 95 di via Mameli. Qui si sono inventati anche di un nuovo modo di mangiarli: i “ravioli da passeggio”, una versione in stile “street food“, tostati su una piastra o in padella, senza alcun condimento, e poi raccolti in un cartoccio conico di carta (come quello per le caldarroste). E’ un’idea simpatica e molto riuscita, ideale per tutte le occasioni di festa in cui ci si serve a buffet e si mangia in piedi. Bar - CaffèGli amaretti di Gavi li trovate sempre morbidi e appena fatti al Caffè del Moro in pieno centro storico a Gavi, in via Mameli, non lontano dalla Pieve di San Giacomo, oppure presso l’Antica Pasticceria G. B. Traverso in via Bertelli, appena entrati in paese dalla parte di Arquata-Serravalle. Gli amaretti di Traverso sono distribuiti in molti altri punti vendita anche al di fuori di Gavi e possono essere acquistati online. Per informazioni info@amarettitraverso.it. Negozio di alimentariInvece, per quanto riguarda la tipica testa in cassetta, a Gavi in realtà c’è un unico artigiano che la produce secondo la tradizione. Si tratta della Macelleria Bertelli sempre in via Mameli al numero 23 (non è che ce n’è una sola di strada a Gavi, ma questa lunga via è l’asse storico e la spina dorsale del paese). Agostino Bertelli porta avanti un saper fare che era già di suo padre Giovanni e prima ancora del nonno Agostino, come lui, dando una continuità a una tradizione artigianale che dura ormai da quasi cento anni. E tanta esperienza si sente assaporando questo salume finalmente diverso dai soliti insaccati. Logo Cantina Cartasegna - Vini GaviE per il Gavi DOCG? Beh, qui ci sono tutti i contatti della nostra cantina: vi aspettiamo presto! 😉


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Vino e piatti tipici di Gavi

Ecco servito in tavola un vero e proprio poker d’assi eno-gastronomico: i ravioli, la testa in cassetta, gli amaretti e il Gavi DOCG, le più rinomate delle molte eccellenze alimentari del nostro territorio.

Ma con questi piatti forti si preannuncia già una vittoria a tavolino (è il caso di dirlo) su ogni buon proposito di continenza. Quindi, se pensate di venire a pranzo o a cena dalle nostre parti (in quest’altro articolo abbiamo raccolto qualche consiglio per scegliere dove mangiare, dormire e acquistare i prodotti tipici a Gavi), siete avvertiti: sospendete la dieta e rimandate la prova costume! 😉

Vino e cibi tipici di Gavi La storia di Gavi si intreccia praticamente da sempre con quella di Genova (Gavi è appartenuta alla Superba Repubblica sino al 1814, giusto due secoli fa) e così anche la cultura e il dialetto sono contaminati dallo spirito Ligure e lo sono persino l’aria, quando soffia “il Marin” (il vento di mare, appunto) e il carattere un po’ ruvido degli abitanti.

Gavi, per la sua posizione strategica funzionava quasi da anticamera di una città che per molti secoli, con solo qualche interruzione, fu una metropoli internazionale ante litteram.
Situata lungo una delle più importantiVie del sale”, le strade che mettevano in comunicazione i porti della costa ligure con la pianura padana e per il cui tramite si spostavano mercanti, pellegrini ed eserciti, Gavi ospitò genti e merci provenienti da ogni dove.

Così, è probabile che, proprio da questi incontri di palati e materie prime differenti, sia nata l’originale tradizione culinaria del nostro territorio, straordinariamente ricca di sfumature e così peculiare rispetto alla cucina Piemontese vera e propria.

I ravioli

I ravioli di Gavi nel vino (Monferrato Dolcetto DOC) Probabilmente, da questo stesso contesto, nasce anche la leggenda che vuole i ravioli, piatto tipico di molte cucine regionali in Italia, inventati proprio a Gavi, tra il XII° e il XIII° secolo, nella locanda della famiglia Raviolo, da cui il piatto avrebbe per l’appunto preso il nome.

La ricetta dei ravioli di Gavi “ufficiale” è gelosamente custodita dall’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi ma pochi mesi fa Renato Bino, membro dell’Ordine, in un’intervista ha svelato qualche indizio: “carne magra di maiale e di manzo, salciccia, borraggine e maggiorana” per il ripieno, mentre “la sfoglia di pasta deve essere preparata con poche uova e deve essere quasi trasparente”.
In effetti, in paese, ogni famiglia ha perfezionato la propria formula per fare i ravioli e così, in coda all’articolo, vi presentiamo la ricetta dei ravioli di Nonna Ro, forse non proprio ortodossa ma davvero buona.

Il modo più consueto di condire i ravioli è con “u tuccu” cioè con un sugo di carne tipico genovese che si fa rosolando la carne di manzo nell’olio d’oliva extra vergine con un trito di funghi, cipolla, carota, sedano; per profumare si usa prezzemolo, alloro, rosmarino e pochissimo aglio; la carne deve poi cuocere a lungo, sino a disfarsi, a fuoco basso con un bicchiere di vino e salsa di pomodoro.
Però i nostri ravioli, specialmente quelli fatti in casa, sono tanto buoni da poter essere gustati anche “a culo nudo” (l’espressione è di Carletto Bergaglio, fondatore dell’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo) cioè senza condimento e con solo una spolverata di parmigiano sopra.
Infine, un modo originale e assai gradevole di mangiare i ravioli è in tazza, annaffiati da un buon bicchiere di vino rosso (noi ci sentiamo di raccomandare il Monferrato Dolcetto DOC ma, come ricorda Renato Bino nel sopraddetto articolo, in estate si può usare, anzi “osare”, anche il vino bianco di Gavi, come raccomandava Carletto Bergaglio).

La testa in cassetta

La testa in cassetta di Gavi Ma oltre ai ravioli c’è di più: i taglierini con il sugo di funghi, la focaccia “stirata”, la torta di riso (salata), la torta pasqualina, naturalmente lo squisito risotto al Gavi e, infine, la testa in cassetta di Gavi, che è anche un presidio Slow Food.

La testa in cassetta è un insaccato prodotto con parti della testa del maiale ma quella di Gavi si distingue per l’utilizzo anche di tagli di bovino tra cui il cuore (che rende più vivido il colore), e per le numerose componenti aromatiche: sale, pepe, peperoncino, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, pinoli, noce moscata, rum. La semplice descrizione degli ingredienti però non rende giustizia alla piacevolezza dell’insieme: per apprezzarla bisogna provarla in purezza come antipasto oppure a merenda tra due fette di pane casareccio, sempre accompagnata da un bicchiere di Cortese oppure di Grignolino.

Gli amaretti

Amaretti di Gavi E poi ci sono i dolci: i canestrelli al vino bianco (ça va sans dire), biscotti secchi e poco dolci perfetti per la prima colazione, i dolcetti di pasta frolla (con il cioccolato, i pinoli, il “doppio burro”, la marmellata o altro), il “latte di gallina” (un composto di latte, uova e zucchero in versione “dolce al cucchiaio” e non in quella più comune di bevanda ricostituente) e gli ormai famosi amaretti di Gavi, morbidissimi e anche questi con un carattere singolare e del tutto diverso dagli amaretti classici.

Gli amaretti di Gavi sono tenerissimi e bianchi, dentro e fuori (per la cottura delicata e la spolveratura di zucchero a velo) e hanno una forma a montagnola. Il sapore è fine ma ricco di sfumature dolci e amare e il gusto della mandorla è netto e ben riconoscibile. Alle vostre papille gustative consigliamo, quale compagno di questo dolcissimo viaggio, un ottimo Piemonte Moscato DOC.

Il Gavi DOCG

Il Gavi DOCGEd infine, last but non least, ultimo nella nostra esposizione ma primo per fama, il Gavi DOCG.

La coltivazione della vite nel territorio di Gavi affonda nel medioevo ma è dalla metà del XVII secolo che il vino da vitigno Cortese proveniente da Gavi è documentato e apprezzato in importanti contesti europei. Per diversi motivi tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la produzione inizia a crescere significativamente per quantità ma anche per qualità sino a conquistare nel 1974 la Denominazione di Origine Controllata e nel 1998 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

La peculiarità di questo vino bianco si deve al territorio: alla qualità del terreno (calcareo-argilloso), alla conformazione collinare che migliora l’esposizione al sole ma soprattutto al clima, reso più mite dalla vicinanza al mare e dal “Marino”, il vento che soffia da sud.
La zona di coltivazione è limitata a poco più di 1000 ettari spartiti tra 11 comuni disposti intorno a Gavi.
Il disciplinare, che prevede le tipologie “tranquillo”, “frizzante”, “spumante”, “riserva” e “riserva spumante metodo classico”, riassume così le caratteristiche essenziali del Gavi DOCG:

  • colore: giallo paglierino più o meno intenso;
  • odore: caratteristico, delicato;
  • sapore: secco, gradevole, di gusto fresco ed armonico;
  • titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
  • acidità totale minima: 5,0 g/l.

Ma è l’intensità e la persistenza dei profumi, il sapore netto e asciutto, la buona struttura e l’equilibrio complessivo che fanno del Gavi uno dei vini bianchi italiani di maggiore successo anche internazionale.

Servitelo sempre fresco (intorno ai 10°) insieme a piatti a base di pesce, soprattutto fritto, o carne bianca, verdure (specialmente torte salate e frittate) o con i salumi.

Ottimo anche all’aperitivo o per accompagnare alcune specialità della cucina genovese come la farinata o panissa o tavellette (bastoncini a base di farina di ceci bollita e poi fritta), friscêu (frittelline di pastella semplici o con l’aggiunta di una piccola quantità di lattuga o borragine, cipollotti o bianchetti, salvia o altri gusti a piacere) e cuculli (simili ai friscêu ma con farina di ceci) e baccalà fritto.
I genovesi ci fanno persino colazione con la focaccia (meglio se sottile, con grandi “occhi” di olio e ancora un po’ calda): i più ardimentosi con la focaccia con la cipolla!

Ricetta dei ravioli di carne di Nonna Ro

Ed ecco, come promesso, la ricetta dei ravioli.
A casa nostra, Nonna Ro impasta 1 kg di farina con 4 uova, 3 cucchiai di Gavi DOCG, sale e poco olio.
Per il ripieno rosola nel burro 300 grammi di carne magra di vitello, 200 grammi di carne di maiale, 200 grammi di salsiccia di maiale sbriciolata e 600 di carne di manzo da sugo (nota: nella tradizione gaviese la carne di manzo deve sempre predominare su quella di maiale) e intanto bolle 2 scarole e 2 mazzi di borraggine.
Una volta cotte e scolate le verdure, le trita insieme alla carne e ad un ciuffo abbondante di maggiorana, uno spicchio d’aglio e il pane bagnato nel latte.
E’ il momento di aggiungere 4 uova e un bel pugno di parmigiano reggiano e aggiustare di sale. Poi rimesta fino a che il composto non è liscio ed uniforme, quindi prepara e stende la sfoglia, che dovrà risultare sottilissima.
Per tagliare la pasta e chiudere i ravioli potete utilizzare l’apposito stampo oppure la rotella, come preferite.
Un piccolo trucco della nonna: mentre lavora una parte della pasta per ottenere i ravioli, copre quella avanzata con un canovaccio umido per non farla seccare.

Preparare i ravioli non è un lavoro da poco e per questo, quando ci si mette, tanto vale farne una sovrapproduzione e poi conservare i ravioli in più surgelati in freezer (anche se qualche buongustaio integralista si sentirà letteralmente rabbrividire).
Per la cottura è importante bollire i ravioli in abbondante acqua salata o, specialmente se pensiamo di mangiarli nella summenzionata versione “a culo nudo”, in un buon brodo di carne.

Ricetta dei ravioli A questo punto non vi resta che venire a Gavi e valutare in prima persona la gastronomia locale: insomma, provare per credere!


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