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Malattie del vino, difetti e alterazioni

I vino è per sua natura soggetto ad “incidenti” che possono comprometterne i pregi o persino renderlo imbevibile. La moderna enotecnica ha reso i vini molto più resistenti al deterioramento e tuttavia è bene conoscere le possibili malattie, difetti o alterazioni che possono affliggere il vino, perché conoscendoli, e soprattutto conoscendone le cause, è possibile prevenirli.

 Le malattie

Come si è detto oggigiorno le pratiche enologiche adottate nelle cantine professionali sono in grado di proteggere il vino dalla contaminazione e dallo sviluppo di batteri che è all’origine di tutte le malattie del vino.
Diverso è il discorso per i vini sfusi: in questo caso il trasporto, la conservazione del contenitore d’acquisto (damigiane, taniche, dame o altro) e l’imbottigliamento “fai da te” possono mettere a repentaglio il vino.
L’acquisto di un vino di qualità presso un fornitore di fiducia, una scrupolosa igiene del locale e delle attrezzature usati per il travaso e una corretta procedura di imbottigliamento (come quella descritta nell’articolo “Consigli per imbottigliare il vino”) vi metterà al riparo da ogni possibile inconveniente ovvero:

  • la fioretta
  • lo spunto o l’acescenza
  • il girato, il filante e l’amarore

La fioretta

Le malattie del vino: La fiorettaInizialmente la fioretta forma sulla superficie del vino un sottile velo chiaro che successivamente diviene sempre più spesso e grigiastro per poi sbriciolarsi in una miriade di frammenti a forma di petalo (da cui il nome “floreale”). Il vino diventa quindi opaco, insipido o del tutto sgradevole.
La fioretta è una malattia causata da lieviti (Candida Mycoderma) che colpisce i vini a modesta gradazione alcolica (raramente sviluppa se il grado alcolometrico supera i 12°), per lo più giovani, tenuti in recipienti non colmi o mal tappati. Infatti questo tipo di batteri (aerobi) è favorito dal contatto del vino con l’aria. Un altro fattore di rischio è la temperatura di conservazione troppo alta. Quindi per evitare che il vino “faccia il fiore”:

  • verificate che i contenitori in cui conservate il vino siano ben colmi
  • non conservate mai a lungo il vino in damigiana ma effettuate il travaso entro massimo due settimane
  • non interrompete l’imbottigliamento lasciando la damigiana a metà per più giorni
  • curate sempre l’igiene dei recipienti, dell’attrezzatura e del locale, in modo da ridurre la possibilità di contaminazione
  • conservate il vino in un ambiente a temperatura costante sotto i 15° al massimo (entro i 20° se per periodi molto brevi)
  • se non siete molti in famiglia a bere il vino a tavola utilizzate sempre le bottiglie anziché i bottiglioni
  • se dovete conservare a lungo il vino in grandi recipienti cautelatevi sigillandolo con olio enologico o, meglio, con pastiglie di paraffina (dette anche “pasticche anti-fioretta”)

Lo spunto e l’acescenza

Le malattie del vino: lo sunto e l'acescenzaIn effetti non si tratta di due alterazioni distinte ma di stadi successivi della stessa malattia che causa la trasformazione dell’alcool etilico in acqua e in acido acetico il quale, di conseguenza, raggiunge una concentrazione superiore a quella consentita dalla legge (una quantità minima di acido acetico è sempre presente nel vino, di cui definisce il tenore di acidità volatile).
Lo spunto è la fase iniziale della malattia, in cui il gusto di aceto è appena riconoscibile e vi si può incappare facilmente se non si tratta il vino con la cura dovuta.
L’acescenza rappresenta la fase acuta, nella quale il vino risulta del tutto imbevibile. In questo caso è spesso riscontrabile nel vino una velatura densa che negli stadi più avanzati coagula in una massa viscosa comunemente nota come “madre dell’aceto”.
Le condizioni che favoriscono l’incremento dell’acido acetico sono le stesse che abbiamo già indicato per la fioretta: eccessiva e prolungata esposizione all’aria e a temperature tropo elevate. Di conseguenza sono le stesse anche le precauzioni consigliate e indicate al punto precedente.
Se lo spunto è solo appena percettibile potete provare a eliminare la parte superiore del vino, nella speranza che la parte più profonda risulti meno corrotta, altrimenti non vi sono rimedi se non quello di improvvisare una produzione domestica di aceto 🙁 .

Il girato, il filante e l’amaro

Un tempo costituivano alterazioni assai diffuse ma oggigiorno è davvero difficile imbattersi in un prodotto professionale che presenti tali grossolani difetti. Qualche rischio si può correre invece se ci si avventura nell’assaggio del vino del parente che ha mantenuto in vita il piccolo podere e la cantina di famiglia o in quello dell’amico, entusiasta neofita della viticoltura e della vinificazione.

Il girato era il difetto più comune tra i vini rossi: il vino appariva torbido, di colore smorto, dall’odore e sapore sgradevole di “feccia”. La causa risiedeva nell’utilizzo di uve poco sane, in una vinificazione non accurata o nella conservazione in contenitori o ambienti poco sani.

Il filante affliggeva invece i vini bianchi, poveri di alcool e di tannini, derivati da uve acquose o ammuffite, che risultavano torbidi e vischiosi.

L’amarore o amaro infine poteva colpire i vini rossi maturi, ma non è mai stato un problema molto diffuso. A causa di un’imperfetta vinificazione poteva accadere che anziché maturare verso un aroma, un colore e un gusto più pieni, il vino perdesse colore e sapore ed infine assumesse una nota spiccatamente amara, appunto.

In conclusione, è importante ribadire l’importanza di scegliere, anche per l’imbottigliamento casalingo, un prodotto di qualità e nel nostro bel Paese questo non costituisce davvero un problema, considerato che i buoni vini, anche a prezzi del tutto accessibili, non mancano davvero. Se partite da un prodotto ben curato, sarà più difficile sbagliare. Cercate quindi di approfondire la conoscenza diretta del fornitore e del prodotto e, se ne avete la possibilità, date anche un’occhiata alla cantina, prima di acquistarlo in grande quantità. Se si tratta di una persona esperta e disponibile saprà certo offrirvi anche i consigli giusti per imbottigliare e conservare il vino a casa vostra. Di certo noi lo faremo 😉 .

I difetti

I difetti che possono funestare l’odore o il sapore di un vino possono essere riscontrati anche nel vino imbottigliato all’origine poiché, in molti casi, dipendono da fattori “esterni” alle procedure di vinificazione. Sono inoltre piuttosto infidi perché spesso irriconoscibili alla vista.

Quello più comunemente riscontrabile è il vino che “sa di tappo”: ciò è dovuto alla presenza di batteri nel sughero con cui è stato prodotto il tappo che corrompono irrimediabilmente l’odore e il sapore del vino in bottiglia. L’unica soluzione è quella di rinunciare al sughero a favore di diverse tipologie di tappi (ma su questo punto abbiamo preparato un’approfondimento ad hoc: “Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?”).

Altri difetti sono l’odore e il sapore di:

  • muffa o marcio: è dovuto ad una cattiva conservazione delle botti
  • secco o fusto: anche questo difetto è dovuto all’utilizzo di botti mal conservate
  • uova marce o zolfo (fiammifero bruciato): è causato da una presenza eccessiva di anidride solforosa dovuta alla mancanza di travasi
  • feccia: anche in questo caso lo sgradevole e spiccato odore di marcio è dovuto ai travasi inadeguati e ad un contatto prolungato del vino con le fecce
  • metallico: si riscontra quando nel vino sono presenti ferro, zinco o rame in eccesso, tanto da conferire un particolare gusto amarognolo; è probabile che siano stati utilizzati utensili metallici molto vecchi
  • madeira o marsala: si riscontra per lo più nei vini bianchi a causa dell’ossidazione. L’aroma tipico e gradevole del Madeira o del Marsala, in questi vini, non si sposa con le altre caratteristiche e genera quindi una sensazione sgradevole
  • svanito: questo difetto, detto anche “mal della bottiglia”, è causato da un eccessivo arieggiamento durante i travasi; il vino risulta alla vista tendente al bruno, piatto e vagamente amarognolo al naso e al palato.

Le alterazioni

Le alterazioni o, alla francese, “casses” (rotture), si manifestano soprattutto alla vista con perdita di limpidezza, sostanze in sospensione e distorsioni cromatiche. Si devono in genere ad un processo di vinificazione non accurato e per questo, tra i vini professionali, si possono per lo più considerare estinte.

In ogni caso ricordiamo quali sono le alterazioni del vino:

  • casse ossidasica: caratteristica soprattutto dei vini bianchi, si deve alla presenza di enzimi e di ossigeno che causano l’ossidazione e l’imbrunimento del vino; è correlata alla madeirizzazione
  • le alterazioni legate all’eccessiva presenza di ferro: casse fostatica (causa nei vini bianchi un intorbidimento e la formazione di una sostanza lattiginosa) e casse ferrica (genera nei vini rossi un precipitato bluastro)
  • casse rameica: riscontrabile quando il rame e zolfo (tipici del “verde rame”) in eccesso causano precipitati giallo-rossi
  • casse proteica: si verifica quando si crea un legame tra tannini e proteine e si manifesta con un precipitato di colore biancastro 

Se i vini di qualità si presentano o dovrebbero presentarsi oramai del tutto limpidi, tuttavia occorre ricordare che, mentre particelle costantemente in sospensione rappresentano sicuramente un’alterazione, così come la presenza di sedimenti nel bicchiere, in alcuni casi la formazione di depositi NON compromette la qualità e la degustazione del vino. a patto che nella mescita si ponga particolare attenzione a non smuoverli.
Ad esempio, depositi simili a sabbia si possono riscontrare in vini, anche di qualità, se esposti a temperature troppo basse che possono causare la precipitazione dei tartrati, cristalli salini che sedimentano sul fondo della bottiglia. Anche se sarebbe bene che ciò non avvenisse la presenza di tartrati sul fondo di in una bottiglia è considerata un peccato veniale poiché a causa della propria pesantezza difficilmente i sedimenti finiranno nel bicchiere e le qualità organolettiche non sono compromesse in alcun modo.
Ma è soprattutto nei vini rossi invecchiati che è possibile riscontrare un deposito scuro dovuto alla trasformazione di tannini e antociani, le componenti “coloranti”, in sostanze insolubili. Talvolta poi queste sostanze, non si limitano a sedimentare sul fondo ma si depositano anche sulle pareti della bottiglia formando quella che viene comunemente detta “camicia”.
Questo fenomeno è un naturale effetto dell’invecchiamento e non compromette in alcun modo né il profumo né il sapore del vino e molti rossi importanti lo presentano, tuttavia non può essere tollerato in un vino giovane.
Nel caso possediate un vino invecchiato che abbia “il fondo” dovrete tuttavia assicurarvi che nessuna particella finisca nel bicchiere, dunque osservate alcuni accorgimenti:

  • se la bottiglia era coricata lasciatela riposare un po’ in piedi
  • muovete con cautela la bottiglia mentre la stappate
  • travasate delicatamente il vino in un decanter (se non lo avete utilizzate un caraffa) avendo cura di non trasferire i sedimenti

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Infografica: come imbottigliare il vino

Come imbottigliare il vino (Infografica)

Ecco una sintesi dei nostri consigli per l’imbottigliamento “fai da te“.
E’ possibile anche scaricare e stampare (su carta in formato A3) la versione PDF.

Come imbottigliare il vino

 


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Scegli accuratamente il vino

Scegli in base ai tuoi gusti ma privilegia i vini che si esprimono al meglio già nel primo anno. Possibilmente vai di persona, almeno la prima volta, ad acquistare il vino in cantina, per valutare personalmente professionalità e cura del prodotto.

Scegli bottiglie e tappi adatti

Noi consigliamo delle bottiglie tradizionali come la bordolese, bella e pratica, o l’emiliana, elegante o robusta. Scegli un tappo di sughero o anche sintetico (se temi il sentore di tappo) purché di buona qualità: se sei indeciso, chiedi consiglio al cantiniere.

Scegli il momento propizio

I mesi migliori per imbottigliare i nuovi vini sono marzo-aprile e poi settembre-ottobre. La tradizione consiglia di seguire il calendario lunare per ottenere il miglior risultato dal proprio lavoro di imbottigliamento. In effetti non ci sono prove scientifiche a suffragio di questa credenza … come del resto non è dimostrabile che fare gli auguri porti benefici a parenti ed amici nelle diverse occasioni della vita in cui vi ricorriamo. Dunque se imbottigliare no è solo una scelta di convenienza economica ma una passione, non perdere d’occhio il calendario ed assicurati sempre che non ci sia troppa umidità o, se lavori all’aperto, troppo vento.

Lava le bottiglie

Se le bottiglie non sono appena acquistate lavale accuratamente ma usa solo acqua calda e, per eventuali incrostazioni, aiutati con un apposito spazzolino

Falle asciugare

Capovolgi le bottiglie e lasciale asciugare. Controlla che il piano di appoggio sia ben pulito e, se possibile, utilizza una rastrelliera.

Avvina le bottiglie

Bagna le pareti con un po’ di vino, ne basta solo un bicchiere da far girare dentro alla bottiglia: puoi utilizzare lo stesso vino per tutte le bottiglie, travasandolo da una all’altra, e quando hai finito buttalo.

Travasa il vino

Travasa il vino dalla damigiana con la cantabrina: ricordati di posizionare la damigiana su un piano rialzato… oppure, più semplicemente, acquista il vino in bag in box e spillalo.Se stai imbottigliando un vino frizzante e molto giovane, riempi un po’ meno la bottiglia: lascia 5-8 mm in più per evitare che il tappo salti nel caso in cui il vino dovesse muoversi.

Tappa le bottiglie

Inserisci il tappo non appena terminato il travaso. Il tappo a pressione può essere sottomesso uno o due millimetri rispetto all’orlo della bottiglia, non di più.

Conserva il vino con cura

Dopo il travaso lascia riposare le tue bottiglie almenno un paio di girni prima di aprirle.Conserva le tue bottiglie in un luogo riparato dalla luce diretta, non soggetto a forti sbalzi di temperatura, tendenzialmente fresco e non pervaso da odori troppo forti (specie di idrocarburi, vernici e simili).
Imbottigliamento "fai da te" in 8 semplici passi

Come imbottigliare il vino? 8 consigli del cantiniere per un imbottigliamento perfetto

Molte persone amano ancora curare il proprio vino imbottigliandolo da sé e, in tempo di crisi, questo piacevole “fai da te” può consentire un risparmio, neppure tanto piccolo, utile al bilancio familiare.

Ma in pratica come imbottigliare? Di cosa c’è bisogno? Quando imbottigliare il vino? Abbiamo preparato per voi un vademecum con i consigli del cantiniere per aiutarvi ad ottenere i migliori risultati ma, se andate di corsa e vi interessano solo le informazioni principali, potete dare un’occhiata all’infografica con la breve guida all’imbottigliamento.

Prepararsi all’imbottigliamento Come imbottigliare
1.La scelta del vino
2.La scelta delle bottiglie
3.La scelta del tappo
4.La scelta del momento
5.La preparazione delle bottiglie
6.Il travaso del vino
7.La tappatura delle bottiglie
8.La conservazione del vino

1. La scelta del vino

Secondo un pregiudizio diffuso i vini sfusi sarebbero per lo più di bassa qualità. Di certo non si possono acquistare sfusi vini pregiati o da invecchiamento, che oltre ad un investimento considerevole richiedono particolari cure, difficili da osservare in un imbottigliamento casalingo con il rischio di comprometterne irrimediabilmente la qualità. È possibile invece acquistare ottimi vini, sia rossi che bianchi, anche a prezzi accessibili, che si prestano ad essere consumati giovani e per questo più adatti ad una gestione casalinga.

Anzi, spesso dietro ad una generica e modesta etichetta “Vino Rosso” o “Vino Bianco” si possono celare anche vini DOC che, in occasioni di annate generose, per poter essere commercializzati in maniera più ampia sono “declassati”, perdono il titolo ma non le ottime caratteristiche. Da una visita in cantina e un contatto diretto con il vinaio potrete facilmente formarvi un’opinione sul prodotto, verificare personalmente la qualità delle diverse proposte e ottenere utili consigli per la cura più idonea.

Presso la nostra cantina è possibile acquistare vino sfuso, rosso o bianco, in damigiane da 23, 28 o 34 litri oppure in bag in box da 5,10 o 20 litri. Inoltre è possibile utilizzare per l’acquisto anche contenitori propri di differente capacità.

2. La scelta delle bottiglie

In linea teorica diversi tipi di bottiglie si sposano a diversi tipi di vino ma, trattandosi di un consumo familiare, possiamo restringere al massimo la scelta.

A noi piace molto la bordolese, attualmente la più utilizzata, adatta ad imbottigliare vini bianchi e rossi. Il successo della bordolese ha molti fondati motivi: la spalla larga trattiene eventuali depositi che possono essersi formati sul fondo ma non solo: è generalmente piuttosto leggera e offre una buona presa per cui risulta molto maneggevole, ha una base stretta che facilita lo stoccaggio e, di norma, è disponibile in diverse varietà di colore (bianco, verde e marrone) così da soddisfare un po’ tutte le esigenze.

Se preferite una linea più classica, vi suggeriamo l’emiliana, è una bottiglia più resistente perché nasce per i vini mossi come il lambrusco, ed è facilmente reperibile nelle rivendite dove, in genere, si può acquistare a prezzi più convenienti e in piccoli lotti.

Bottiglioni e bottiglie. bordolese ed emiliana

Quale colore? In genere per i vini rossi è indicato il colore marrone o verde e per i bianchi o rosati verde o bianco (per poter godere dei riflessi del vino). Tuttavia è importante ricordare che il vino soffre l’eccessiva esposizione alla luce e quindi se non potete proteggere adeguatamente le vostre bottiglie vi consigliamo di scegliere un colore scuro anche per i vini bianchi.

Bottiglie o bottiglioni? Nella bottiglia aperta il vino tende a ossidarsi e a perdere le proprie caratteristiche organolettiche piuttosto rapidamente. Se quindi non avete una famiglia molto numerosa vi consigliamo sicuramente le bottiglie da tre quarti. Se invece siete soliti aprire il vino in occasioni conviviali potete anche tranquillamente utilizzare bottiglioni da un litro e mezzo.

3. La scelta del tappo

Quella del tappo non è una scelta scontata: meglio approfondire le caratteristiche delle diverse tipologie di tappo per decidere qual’è la più adatta al tipo di vino acquistato e al proprio consumo

In linea di massima vi consigliamo il tappo di sughero tradizionale (monoblocco di almeno 4,5 centimetri di lunghezza) oppure i tappi sintetici che possono essere una valida alternativa, specie se pensate di consumare il vostro vino nel giro di un anno, come di solito è per una scorta casalinga. Ma per i tappi sintetici di qualità il prezzo non scende molto. Un po’ di risparmio si po’ ottenere con l’acquisto di tappi di sughero agglomerato però bisogna prestare un po’ di attenzione nella scelta ed in genere è bene scartare quelli venduti a prezzi davvero stracciati.

I tappi acquistati in eccesso possono essere conservati (non troppo a lungo se di sughero) per gli imbottigliamenti successivi purché ben chiusi e posti in un luogo pulito e asciutto (specie se di sughero). Leggete l’articolo con i consigli per la scelta del tappo, il suo utilizzo e per la consrevazione dei tappi di sughero per il vino.

I tappi a vite e  i tappi a corona sono le tipologie più economiche e negli ultimi tempi sono rivalutati anche dal mondo professionale (ma nell’imbottigliamento professionale i tappi a vite sono differenti perché hanno un colletto di sicurezza e la capsula, quindi isolano molto di più il vino). È però importante controllare il buono stato del tappo (non riciclate i tappi a corona) e effettuare con cura la tappatura per evitare una precoce ossidazione e degradazione del vino.
Per precauzione, utilizzarteli solo se pensate di consumare il vino entro un periodo di tempo davvero breve.

4. La scelta del momento

La tradizione ci tramanda alcuni precetti su il periodo, il clima e la luna migliore per imbottigliare.
Per quanto riguarda il periodo dell’anno, dipende dalle vostre intenzioni:

  • se vi fa piacere imbottigliare un vino giovane, non vi dispiace un leggero residuo zuccherino che nel tempo potrebbe rendere il vino leggermente vivace, desiderate conservarne il più possibile le caratteristiche floreali e fruttate e se pensate di esaurire la vostra scorta entro l’anno, allora il periodo migliore per imbottigliare è intorno al mese di marzo (tradizionalmente all’inizio della primavera o nei giorni pasquali);
  • se invece preferite un vino più stabile e un po’ più maturo, che possa tranquillamente affrontare una giacenza in bottiglia di un paio danni e forse anche di più, allora dovrete attendere la fine dell’estate, agosto-settembre.

Anche sulle condizioni meteo ci sono delle raccomandazioni come, ad esempio, di imbottigliare in giornate senza pioggia e vento e non troppo fredde… tuttavia per i vini stabili, come quelli acquistati presso cantine professionali, e se si imbottiglia in un luogo chiuso e riparato queste non sono prescrizioni vincolanti.

La scelta della luna invece è un fattore importantissimo nella tradizione poiché le fasi lunari influenzerebbero significativamente alcune caratteristiche del vino. In effetti la scienza nega che la luce solare riflessa dalla luna o il magnetismo che ad esempio influenza le maree sortiscano alcun effetto sul vino in cantina. Beh, come gli auguri a Natale, bere alla salute di un amico o lanciare il riso agli sposi… anche questi “gesti propiziatori”, a ben pensarci, non hanno effetti scientifici. Avete intenzione di abbandonare queste usanze?
E allora, se non bevete il vino solo per dissetarvi e non imbottigliate solo per risparmiare ma vi piace immergervi nella cultura e nella tradizione che il vino esprime,  seguite la tradizione e scaricate il lunario con le fasi della luna per imbottigliare.

IMPORTANTE:

Ricordate soprattutto di travasare il vino dalla damigiana prima possibile e comunque entro 20 giorni dall’acquisto: la damigiana non garantisce un buon livello di conservazione del vino. Per vini soggetti a rifermentazione, che possono diventare anche molto vivaci, come la bonarda, è opportuno imbottigliare entro due o tre giorni a massimo dall’acquisto.

5. La preparazione delle bottiglie

È importantissimo utilizzare sempre bottiglie ben pulite e asciutte, quindi se non sono nuove lavatele bene prima di riempirle. Per il lavaggio è in genere sufficiente l’acqua calda e in caso di incrostazioni e depositi resistenti la pulizia con uno spazzolino idoneo: meglio evitare i detergenti (a meno che con si acquistino prodotti professionali) che possono tramettere al vino odori e gusti strani. Dopo il lavaggio fate asciugare le bottiglie capovolte molto accuratamente: anche una piccola traccia di umidità può rovinare il vino.

Infine, prima di iniziare il travaso avvinate le bottiglie facendo passare un po’ di vino fino a bagnare tutta la parete interna (il vino utilizzato può essere passato da una bottiglia all’altra).

6. Il travaso del vino

I vini acquistati presso cantine professionali non necessitano di ulteriori lavorazioni, pertanto non è necessario filtrarli.

Ponete la damigiana su un piano più alto rispetto a quello delle bottiglie e iniziate il lavoro con la cannula da travaso (dalle nostre parti cantabrina o cantabruna) facendo in modo che il vino fluisca lentamente lungo le pareti della bottiglia.

Quando iniziate il travaso è meglio completare il lavoro sino a svuotare completamente la damigiana: nel caso in cui debba restare per diversi giorni mezza vuota, l’eccessiva ossigenazione potrebbe pregiudicare la qualità del vino rimasto.

A questo proposito, vorremmo farvi presente la praticità del bag in box: questo contenitore certo manca di fascino e di romanticismo ma presenta, rispetto alla damigiana, alcuni vantaggi pratici:

  • se interrompete il travaso, il vino non può incorrere nel rischio di ossidazione perché, mano a mano che si svuota, la sacca interna in plastica si accartoccia su se stessa impedendo all’aria di entrare
  • la scatola in cartone è molto maneggevole, può essere facilmente collocata su un ripiano più alto ed è munita di un piccolo rubinetto per cui per riempire le bottiglie non avrete bisogno di utilizzare la cannula.

Sì, lo sappiamo, sistemare a regola d’arte la cannula e aspirarvi il vino fa parte del divertimento… in ogni caso se voleste approfondire la vostra conoscenza del bag in box potreste leggere questo articolo: Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?

Ancora un consiglio: non riempite troppo le bottiglie (lasciate circa un paio di centimetri dal tappo, un po’ di più se il vino è mosso o frizzante) perché con il caldo il vino aumenta di volume e potrebbe smuovere il tappo e fuoriuscire oppure rompere la bottiglia.

Terminato il lavoro è opportuno lavare subitola la cannula per il travaso con acqua calda , farla asciugare e riporla in un luogo pulito e asciutto.

Travaso del vino da damigiana a bottiglie

7. La tappatura

Qualsiasi tappo scegliate sarà necessario attrezzarsi con una macchinetta apposita.

Per una questione igienica è meglio non maneggiare troppo i tappi prima dell’imbottigliamento. Non riutilizzare assolutamente tappi già adoperati, di nessun genere, poiché non garantiscono una chiusura perfettamente ermetica.

Tappate le bottiglie appena terminato il lavoro così da non lasciare troppo a lungo il vino a contatto con l’aria, fatto che, come già detto, può compromettere le qualità organolettiche del vino.

Dopo l’imbottigliamento occorre lasciar riposare il vino in bottiglia almeno un paio di giorni prima di poterlo consumare.

8. La conservazione del vino

È molto importante conservare le bottiglie in un luogo fresco senza eccessivi sbalzi di temperatura con poca o senza luce e senza odori (benzina, detersivi, ecc).

Le bottiglie possono essere conservate sia in orizzontale che verticale. In genere la posizione orizzontale è consigliata per i vini da invecchiamento ma, come già detto, per questi vini non è il caso di cimentarsi con l’imbottigliamento fai-da-te: è consigliabile esaurire la scorta domestica entro un anno dall’imbottigliamento.

Infine, vi suggeriamo di completare il vostro lavoro con delle etichette che, oltre a conferire un aspetto più “professionale” alle vostre bottiglie, aiuteranno a ricordare la qualità, la provenienza e soprattutto l’annata del vino contenuto all’interno e quindi vi aiuteranno a non lasciare indietro Preventivo Vino - Contatti Vini Cartasegnabottiglie che non possono essere invecchiate, noi ogni anno prepariamo alcune etichette scaricabili e stampabili gratuitamente da tutti.

Beh, fateci sapere come è andata e contattateci se avete bisogno di altri consigli … oppure di un buon vino da imbottigliare ;-).


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