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Segui la luna per imbottigliare (… della serie “Non è vero ma ci credo” ecco il calendario 2017)

Luna - imbottigliamento - Le Voyage dans la Lune - Georges MélièsDiciamolo subito: non c’è alcun riscontro scientifico che le fasi lunari influenzino i complessi processi chimici che trasformano il mosto in vino e, quindi, non c’è un vincolo a seguire il lunario per le varie fasi di lavorazione, il travaso e l’imbottigliamento. Bon.
Ma è tutto?

No, non è tutto, perché sappiamo bene che il vino non è un qualsiasi succo di frutta, bensì un distillato di cultura e tradizioni, una bevanda che ha accompagnato l’uomo nella sua storia e che spesso ha, oggi come ieri, un valore rituale in molte occasioni della vita.
Dunque, se imbottigliate da voi il vino, non solo per avere un risparmio, ma anche per renderlo più vostro, perché così facevano vostro padre e vostro nonno, e se ripetere i loro gesti, le loro usanze, vi fa entrare nel solco di una tradizione, vi fa sentire parte di una storia, ebbene la notizia è che la scienza non dice neppure che seguire la luna arrecherà danno al vostro vino. 😉

Luna-per-imbottigliamento

Secondo la tradizione la luna calante è la più favorevole per tutti i tipi di vino, l’ultimo quarto in particolare per i vini dolci e per quelli che dovranno restare in bottiglia più a lungo (se non avete una cantina particolarmente attrezzata, soprattutto per la tappatura, e climaticamente adatta alla conservazione del vino, sconsigliamo comunque di conservare il vino imbottigliato non professionalmente oltre i 24 mesi). L’ultimo quarto della luna crescente invece conferirebbe alle bottiglie un gradevole frizzantino.

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Il periodo più indicato è quello intorno al mese di marzo per i vini da consumare entro l’anno perché con il freddo dei mesi precedenti le sostanze in sospensione si sono depositate sul fondo e si può imbottigliare un vino già limpido.
Per i vini che vogliamo consumare più avanti è meglio aspettare settembre o giù di lì: il vino avrà già maturato un po’ ed avrà avuto modo di stabilizzarsi: sarà così più facile che mantenga le sue caratteristiche più a lungo.
Imbottigliando a primavera è possibile catturare di più i profumi di fiori o frutta mentre a settembre è possibile ottenere un vino con meno note acide.

Come imbottigliare il vino
Sei alle prese con le tue prime esperienze di imbottigliamento?

Scopri  tutti i consigli per imbottigliare oppure leggi la breve guida (infografica).

Ed ecco qui il calendario per l’imbottigliamento 2017 (PDF) per i mesi febbraio-aprile e agosto-ottobre. Potete anche scaricare il lunario e stamparlo per tenerlo sottomano in cantina e… buon lavoro!Lunario 2017 Calendario per l'imbottigliamentoNota: l’immagine in alto è elaborata sulla famosa rappresentazione della luna, come volto umano con una navicella spaziale conficcata nell’occhio, che compare nel film di Georges Méliès, Le Voyage dans la Lune (Viaggio sulla luna), del 1902.


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Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?

Da quando il vino in bag in box ha iniziato a diffondersi, rapidamente e significativamente, anche in Italia, sempre più consumatori stanno cercando di approfondire le proprie conoscenze, per meglio valutare se questo tipo di confezione sia in sintonia con il proprio approccio al vino e aderente al proprio modello di consumo.
In questo post percorriamo gli aspetti salienti della questione:

Cos’è il bag in box e come funziona

In estrema sintesi il bag in box è un contenitore per alimenti liquidi (o semiliquidi) costituito da un sacco di materiale plastico (bag) resistente ma deformabile, racchiuso in una scatola di materiale rigido (box), solitamente cartone, e dotato di una valvola per lo svuotamento, solitamente a rubinetto.
La caratteristica principale del bag in box, anche noto con l’acronimo BiB, è che il sacco viene colmato senza incamerare aria (tramite macchine riempitrici automatiche, semiautomatiche o manuali) e che anche lo svuotamento avviene senza che nel sacco penetri ossigeno: mano a mano che il liquido viene spillato, grazie alla valvola di uscita e alla flessibilità del materiale, il sacco si comprime, si assottiglia ripiegandosi su se stesso senza che si formino all’interno bolle d’aria. In questo modo, si abbatte quasi del tutto il rischio che il contenuto si ossidi e che le proprietà organolettiche del vino siano alterate.

Cos'è il bag in box

Ma entriamo nel dettaglio dei materiali per capire in che modo influiscono sul rendimento del contenitore.
Il sacchetto è costituito da un materiale plastico poliaccoppiato
: poliestere metallizzato con alluminio e polietilene per prodotti alimentari (posto a diretto contato con l’alimento contenuto). Questi materiali proteggono il vino dalla luce, dall’aria e da ogni altro tipo di gas o agente contaminante esterno e, in misura ragionevole, dagli sbalzi di temperatura.
La scatola invece è comunemente in cartone ondulato, più raramente in materiali sintetici rigidi e in qualche caso, specie nei ristoranti, in legno (dette “botti per bag”) per offrire un’immagine meno “industriale” ai clienti. La scatola protegge il sacco dallo schiacciamento, dagli urti o da tagli accidentali ma soprattutto gli conferisce una forma rigida e squadrata, maneggevole e impilabile, mantenendo la massima leggerezza ,così da favorire e rendere più economico sia il trasporto che lo stoccaggio
Botte per bag in box (deliciousontap.co.uk)Il dispenser è dotato di una particolare valvola che impedisce il passaggio dell’aria anche dopo l’apertura. Spesso il rubinetto è dotato anche di un dispositivo anti-manomissione, per garantire l’integrità del prodotto.
I formati sono innumerevoli da 1,5 litri sino a… chissà, noi ne abbiamo trovati in vendita anche con capacità da 1.400 litri! Nel settore del vino però le capacità più diffuse vanno dai 3 litri (soprattutto nel Nord Europa) ai 5 litri (al top dei consumi in Italia) sino a 10-20 litri. All’interno di questa scelta così ampia e flessibile, per prendere una decisione, occorre avere chiaro in mente il tipo di utilizzo che vogliamo fare del nostro vino in bag in box: stiamo organizzando un pranzo per una grande comitiva, magari all’aperto, oppure vogliamo tenerlo in frigo e spillarne un bicchiere ogni tanto o, ancora, pensiamo di travasarlo nelle bottiglie perché… la nostalgia è dura a morire?!! Per ognuna di queste esigenze esiste già in commercio il bag in box che fa per voi.                               [Fonte immagine deliciousontap.co.uk]

Per quanto tempo si può conservare il vino nel bag in box

Grazie alla sinergia tra il sacco e la valvola, anche successivamente all’apertura della confezione, il vino è preservato dal contatto con l’aria, la luce e altri agenti esterni, pertanto può essere conservato nella confezione aperta per 3 o persino 4 settimane senza che la qualità debba soffrirne significativamente.

Per quanto riguarda invece le confezioni chiuse, ad avallare definitivamente la capacità del bag in box di conservare adeguatamente il vino per periodi variabili tra i 4 e i 12 mesi circa (dipende dalla tipologia di vino), ci ha pensato uno studio condotto nel 2011 dall’INRA (l’università di Bordeaux) e pubblicato con il titolo “The influence of packaging on wine conservation” a febbraio 2012 su “Food Control”, la rivista scientifica ufficiale della Federazione Europea di Scienze e Tecnologie Alimentari (EFFoST) e Unione Internazionale di Scienze e Tecnologie Alimentari (IUFoST).
The influence of packaging on wine conservation Scopo della ricerca è stato quello di studiare l’evoluzione della qualità del vino bianco e rosso (tutti i vini presi in esame erano della regione di Bordeaux) in un arco temporale di 12 mesi in funzione dei diversi tipi di confezionamento. I tipi di imballaggio presi in esame sono stati: bottiglie di vetro (capacità 18,5 cl e 75 cl), bag in box (capacità 300 cl) e bottiglie di polietilene tereftalato, anche noto come PET, sia monostrato che multistrato (capacità 18,5 cl e 75 cl).
Durante il monitoraggio, ogni 3 mesi, sono stati registrati dati relativi a: il contenuto di gas (ossigeno, anidride solforosa e anidride carbonica), i composti di ossidazione e le analisi sensoriali (limpidezza, colore, carattere, …).
I primi fenomeni ossidativi sono stati riscontrati dopo 6 mesi per i vini bianchi conservati in PET (sia mono che multi strato) e in BiB, mentre nello stesso periodo i vini conservati nelle bottiglie di vetro non hanno mostrato alcuna alterazione. Molto diversi i risultati per i vini rossi per i quali dopo 12 mesi non sono emerse variazioni significative dei parametri per tutti i diversi tipi di confezionamento (per chi fosse interessato ad approfondire i risultati dello studio,è disponibile una bella sintesi su Slideshare).

Lo studio ha interessato solo un ristretto campione di vini ed è possibile che altre tipologie reagiscano in modo anche sostanzialmente differente: per questo motivo i ricercatori erano intenzionati a proseguire il test. Tuttavia questa ricerca offre già alcune indicazioni, rassicurandoci  in merito alla possibilità di conservare i vini rossi in bag in box chiuso fino a 12 mesi; mentre, per quanto concerne i vini bianchi è meglio considerare un tempo limite prudenziale di 3-4 mesi, per non incorrere nel rischio di rovinare il nostro buon vino.

Infatti, un nuovo studio greco-egiziano “Effect of packaging material on enological parameters and volatile compounds of dry white wine” (maggiori dettagli sullo studio qui su www.teatronaturale.it) condotto il collaborazione tra l’Università di Ioannina, quella della Tracia e l’Università americana del Cairo, ha seguito l’evoluzione del vino bianco in bag in box conservato a temperatura di 20° per 6 mesi confrontando i risultati con quelli conseguiti dallo stesso vino conservato alla stessa temperatura in bottiglie di vetro scuro. Anche in questo caso sono stati eseguiti dei check a distanza di 3 mesi. Alla conclusione dello studio, è stato riscontrato che  a tre mesi non si rilevavano sostanziali scostamenti tra i parametri relativi ai due differenti tipi di imballaggio ma a 6 il vino in bag in box mostrava valori non conformi di acidità titolabile e anidride solforosa, il colore risultava modificato e una parte dei composti aromatici era andata perduta: assorbita dai materiali plastici o svanita attraverso la valvola. Certo si potrebbe obiettare che la conservazione del vino a 20° non è proprio ottimale, tuttavia è vero che molti consumatori non hanno a disposizione locali con temperature controllate adatte per il vino, quindi lo studio rappresenta una situazione realistica. Per questo converrà considerare con prudenza il periodo massimo di conservazione del vino bianco in bag in box chiuso e magari cautelarci non superando i 3 mesi dal riempimento del sacco.

Pro e contro nell’uso del bag in box

Nella tabella abbiamo sintetizzato al massimo e le caratteristiche positive e negative di questo imballaggio (sotto invece una disamina più dettagliata dei diversi aspetti).

Pregi Difetti
  • Protezione dal contatto con l’aria prima e dopo l’apertura della confezione
  • Protezione da luce, sbalzi termici e dal contatto con agenti esterni
  • Risparmio sul prezzo di acquisto del vino rispetto a bottiglie e bottiglioni
  • Massima praticità di trasporto e immagazzinamento (leggero, infrangibile, resistente, maneggevole, impilabile)
  • Comodo e compatto anche da mettere in frigo per rinfrescare il vino
  • Elimina il rischio del “sentore di tappo”
  • Ecologico
  • Aspetto poco accattivante
  • Adatto solo a vini che si esprimono al meglio se consumati giovani
  • Adatto solo a vini tranquilli
  • Raffreddamento in frigo molto lento

I pregi del bag in box

Il primo e principale punto di forza, lo abbiamo già detto, è la protezione del liquido interno dal contatto con l’aria e quindi dall’iperossidazione.
Sia chiaro: il contatto con l’aria è dannoso per il vino se eccessivo e prolungato. Da principio ne soffrono il colore, il profumo e il sapore ma nei casi più gravi può dare origine alla fioretta o provocare lo spunto prima e poi l’acescenza (per approfondimenti si legga “Malattie del vino, difetti e alterazioni“). Nell’acquisto di vino sfuso, ad esempio è importante travasare il vino dalla damigiana alle bottiglie entro massimo due settimane e completare l’operazione entro 24-36 ore e comunque sempre più rapidamente possibile: nella damigiana vuota per metà, la superficie del vino a diretto contatto con l’ossigeno è molto ampia e quindi la degradazione del vino più veloce (per chi è interessato all’imbottigliamento “fai-da-te” rimandiamo al nostro post “Consigli per imbottigliare il vino“).
Il bag in box peraltro facilita molto il travaso del vino nelle bottiglie di vetro: non c’è bisogno della cantabrina e non si sporca: potrete imbottigliare anche in cucina. Il video sotto mostra proprio come aprire il bag in box e travasare il vino in poche semplici mosse.

 

Se invece siete abituali acquirenti di vino nelle dame o nei fiaschi da due litri, perché cercate di comprare un buon vino a un prezzo migliore risparmiando sul confezionamento, il bag in box risulta molto più efficiente di questi contenitori che, di norma, restano aperti per più giorni e offrono una superficie di contatto tra vino e aria già piuttosto grande. Con il bag in box invece questo limite è superato e, come si è detto, il vino può essere conservato nella confezione aperta anche per più di 20 giorni senza grossi problemi.

Naturalmente, e qui veniamo ad un altro pregio, la protezione del vino, oltre che dal contatto con l’aria, è estesa anche a tutti gli altri fattori esterni: luce, temperatura, contaminazione con agenti esterni (anche grazie al riempimento professionale che garantisce un livello di igiene molto alto) ma il grado di sicurezza è ancora maggiore qualora sul tappo sia dotato un sigillo di garanzia che ci assicura che la confezione non è stata aperta.

Il sacco dentro alla scatola costituisce un imballaggio molto leggero ma piuttosto robusto, maneggevole e facilmente impilabile ma soprattutto compatto (il contenitore da 10 litri, l’equivalente in vino di oltre 13 bottiglie da 0,75 litri, misura solo 19 cm x 19 cm x 32 cm): tutte caratteristiche che ne facilitano il trasporto (il che incide anche sul costo finale del prodotto) e l’immagazzinamento. Per i vini bianchi, c’è da dire anche che le confezioni da tre litri possono essere facilmente riposte in un normale frigo “domestico” per mantenerli freschi, mentre per la ristorazione con mescita di vino sfuso, sarà più facile conservare, in un frigo professionale, bag in box da 5-10-20 litri, piuttosto che dame o damigiane con il rubinetto.

Confronto tra bag in box da 10 litri e magnum

Un altro aspetto non indifferente è quello del prezzo: il bag in box offre infatti molti dei vantaggi dell’acquisto del vino in bottiglia (per i contenitori di piccole o medie capacità non è necessario provvedere all’imbottigliamento: il vino può essere consumato poco per volta anche senza travasarlo in bottiglia e senza che, come si è detto, il vino ne soffra) ma in effetti comporta per il venditore un bel risparmio su bottiglie, tappi ed etichette, quindi gli consente di vendere anche vini di qualità a prezzi più bassi rispetto a quelli applicati su bottiglie e magnum.

Un altro vantaggio deriva dalla chiusura con il tappo a rubinetto in materiale plastico: niente tappo di sughero significa nessun rischio di contaminazione da TCA ovvero che il vino “sappia di tappo” (per un check su vantaggi e svantaggi delle diverse tipologie di tappi per bottiglie di vino si veda Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?).

Infine ricordiamo anche che il bag in box ha un ridotto impatto ambientale: sia per il peso e l’ingombro ridotto che minimizzano l’inquinamento dovuto al trasporto sia perché il riciclo del sacco e della scatola, separati e smaltiti nella raccolta differenziata, comporta emissioni di anidride carbonica contenute.

I difetti del bag in box

Dal punto di vista estetico il bag in box è privo di fascino e anche le sofisticate confezioni studiate da alcuni esportatori per il mercato del Nord Europa non sembrano troppo convincenti.

Bag in Box da 1,5 litri tratte da packagingoftheworld.com

“Fashion” bag in box (www.packagingoftheworld.com)

Nonostante le caratteristiche sopraelencate, il bag in box non è inalterabile nel tempo come il vetro quindi occorre consumare il vino conservato nel bag in box ancora chiuso in tempi brevi. Quindi ricapitolando quanto detto al punto precedente, noi ci sentiamo di raccomandare un periodo massimo prudenziale di 6-12 mesi per i vini rossi e di 3-4 mesi per i vini bianchi, anche se potrebbe essere che il vino si mantenga più a lungo più lungo.

Il bag in box è indicato solo per vini di pronta beva: non si fa affinamento nel bag-in-box! 😀
Inoltre, è adatto solo ai i vini tranquilli: proprio non va d’accordo con spuma e bollicine.

Bisogna inoltre precisare, in merito al raffreddamento in frigorifero che il tipo di confezione consente di riporre facilmente in frigo una quantità corrispondente a quattro bottiglie con un ingombro minimo, tuttavia i materiali di cui è costituito il bag in box tendono a limitare la trasmissione termica per cui, quello che in altre situazioni (quando vogliamo proteggere il nostro vino dagli sbalzi termici) potrebbe essere un pregio, se all’improvviso abbiamo la necessità di servire fresco il nostro vino bianco, si tramuta in un difetto perché, rispetto al tradizionale contenitore in vetro, ci vuole molto più tempo per abbattere la temperatura del vino.

Bag in box e vini di qualità: un ossimoro o un nuovo modo di accostarsi al vino?

Sia chiaro, il bag in box “non va su tutto” (come il nero).
Non potete acquistare quel buon vino assaggiato mentre eravate in viaggio in bag in box (anche se nel bagagliaio c’entra che è una meraviglia e, anzi, lascia ancora molto spazio ai souvenir) per riassaporarlo a casa e rievocare anno dopo anno il genius loci: no, il genius loci lo potete rievocare solo a stretto giro.
Alla cena a casa di amici non vi farà fare bella figura, anche se il vino è buono e pure tanto.
E se volete sottolineare un momento davvero importante … difficilmente troverete nel bag in box un vino davvero all’altezza dei vostri giorni indimenticabili (e poi niente bollicine, ricordate?).
Vini sfusi in bag in boxMa per la quotidianità, per acquistare un buon vino a prezzi onesti e per mantenerlo al meglio per un tempo di consumo ragionevole, il bag in box è una soluzione pratica e sicura.
Il vino in bag in box ha cattiva fama? Sì, è vero. Ma non è per “colpa” dell’imballaggio in sé (che come abbiamo visto breve termine conserva il vino efficacemente) bensì perché a lungo molte cantine hanno ritenuto che l’immagine del bag in box “svilisse” il loro prodotto e quindi lo hanno rifiutato a prescindere, lasciando così che a utilizzare questo confezionamento fosse solo chi non aveva un vino di qualità e una corrispondente immagine di qualità da proteggere.
E in effetti, dal punto di vista dell’aspetto, il bag in box è più vicino ad evocare le confezioni in brick e quindi l’idea di una produzione industriale, asettica e di poco pregio, piuttosto che l’immaginario campestre, vivo e sensuale, ricco di cultura e tradizioni legato invece alla bottiglia e al tappo di sughero.
Tuttavia la praticità dell’imballaggio ha convinto molti consumatori (principalmente in Nord Europa e Canada), critici di prestigio (con post favorevoli anche sul blog enogastronomico del Times) e, di conseguenza, molti produttori (soprattutto all’estero dove le tradizioni che permeano la cultura del vino sono meno radicate) a “convertirsi” all’uso del bag in box. Tanto che a novembre 2013 l’Organizzazione Mondiale delle Dogane, rilevando un sempre crescente volume di vino commercializzato con questo tipo di imballaggio, ha istituito per il bag in box una categoria dedicata, emancipandolo definitivamente sia dall’apparentamento con il “vino in brik” che con il vino sfuso.
Ma già dal 2008 anche in Italia la legge consente di confezionare anche i vini DOC in bag in box, introdotta inizialmente con il Decreto Ministeriale 4 agosto 2008 firmato da Luca Zaia. Poiché, però, la decisione di avvalersi o meno di questa possibilità modificando i rispettivi disciplinari di produzione è devoluta ai consorzi di tutela, c’è voluto qualche anno prima che l’idea prendesse campo ed effettivamente iniziassero ad essere commercializzati un discreto numero di vini DOC.
Tuttavia, per i vini DOC sono indicati alcuni limiti per il “condizionamento in contenitori costituiti da un otre di materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido” (si legga “confezionamento in bag in box”):

  • la capacità nominale dell’imballaggio deve essere pari o superiore a 2 litri
  • non possono essere confezionati in contenitori alternativi i vini DOC che si fregiano di particolari
  • menzioni (“superiore”,“vigna”, “riserva”, “passito”, …) o “sotto-zone”

Il marchio DOC implica il rispetto da parte di chi effettua la coltivazione della vigna, la vinificazione e l’imbottigliamento di una serie di regole e vincoli restrittivi, definiti all’interno dei disciplinari di produzione. I vini DOC sono anche sottoposti a una valutazione sensoriale da parte di una commissione di esperti che verifica che il vino rispetti parametri organolettici predefiniti e sono soggetti a severi riscontri da parte degli organi di controllo. Un sistema complesso che nonostante talvolta sia sconfessato da frodi anche eclatanti o persino ricorrenti (come quella del “falso Brunello”) è generalmente efficace nel garantire un alta qualità del prodotto finale.

Quindi, ricapitolando, avete un fornitore fidato? Uno raccomandato da un amico che vi ha fatto assaggiare il suo vino? Uno da cui avete già acquistato vino in bottiglia o sfuso in damigiana con buona soddisfazione? Oppure, ancora, siete andati in cantina per vedere con i vostri occhi e assaggiare con le vostre papille? Bene, se per i prossimi acquisti state pensando di passare al bag in box, potete stare tranquilli: non vi deluderà.
Volete lanciarvi nell’acquisto di un vino nuovo per fare una nuova esperienza e il bag in box vi consente un po’ di risparmio? Giocate sul velluto: scegliete un vino DOC!

In questo momento, presso la nostra cantina sono disponibili in bag in box (da 5 o 10 litri) il nostro vino rosso da pasto e il rosso vivace (entrambi con una gradazione di 12% vol.) ma anche il rosso superiore (da 13,5% vol.) e il nostro vino bianco “La Suia”. Per saperne di più consultate la pagina dedicata alla vendita del vino in bag in box o contattateci direttamente per ricevere informazioni dettagliate.


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Come tappare le bottiglie di vino con i tappi di sughero

Avete preso in considerazione le diverse tipologie di tappo (sughero, sintetico, a vite, a corona) e avete deciso che il tappo di sughero, con il suo fascino tradizionale, è quello che fa per voi e per il vostro vino che vi preparate ad imbottigliare?
Ecco allora qualche consiglio per l’acquisto dei tappi, la corretta tappatura e gli accorgimenti per evitare ogni sorta di guaio e, infine, qualche raccomandazione per conservare correttamente i tappi di sughero avanzati sino al prossimo utilizzo.

I tappi di sughero per le bottiglie di vino

L’acquisto del tappo

Prima di acquistare i tappi occorre considerate i seguenti elementi:

  • la tipologia di vino e le vostre abitudini di consumo: state imbottigliando un vino che si esprime al massimo molto giovane e pensate di consumarlo entro un anno, oppure è un vino che deve maturare un po’ e il vostro consumo non è molto forte per cui il le bottiglie dovranno riposare per due o tre anni? Nel secondo caso sarà bene che il tappo sia di ottima qualità, affinché non si deteriori lasciando entrare l’aria o trasmettendo cattivi odori al vino
  • le caratteristiche della bottiglia (profilo, diametro del collo e spessore): verificate attentamente le dimensioni delle bottiglie che utilizzerete e non fidatevi solo delle indicazioni sulle confezioni dei tappi: anche bottiglie dello stesso modello (bordolese, emiliana, o altro) possono avere misure e spessori differenti da una vetreria all’altra

Ebbene, quale tappo scegliere?
I tappi di sughero naturale possono essere di diversi tipi: monopezzo, colmato, compensato, agglomerato, twintop, incapsulato (si legga l’approfondimento sui tipi di tappo). I tappi monopezzo sono i migliori, ma anche i più costosi, per cui sceglieteli se avete investito in un vino sfuso di pregio e disponete di un luogo idoneo alla conservare delle bottiglie dove lasciarlo maturare. In particolare, i tappi di sughero naturale monopezzo “superiori” si riconoscono dall’uniformità del sughero e dalla minima presenza di segni.
Se, invece, dovete imbottigliare un vino per il consumo quotidiano, magari di qualità ma di pronta beva, potete serenamente ripiegare sui tappi tecnici in agglomerato, ossia ottenuti da una miscela di granella di sughero e collanti.

Il problema principale con i turaccioli di sughero è il “difetto di tappo”. Purtroppo tale difetto non è un’eccezione rarissima (si stima che possano esserne affette sino al 12% delle bottiglie prodotte) e non è in alcun modo prevedibile o evitabile, ad esempio tenendo le bottiglie in piedi anziché coricate. Causa di tale difetto è la presenza di composti organici, già presenti nel sughero e derivanti da muffe o funghi sviluppati dalla pianta da cui il materiale è stato estratto: anche se il vino non è in diretto contatto con il tappo, l’odore lo contamina comunque.
Oggi alcune aziende hanno sviluppato dei sistemi di analisi che controllando tutti i tappi prodotti e riescono a individuare quelli difettosi. Altre aziende hanno messo a punto trattamenti specifici in grado di controllare la produzione di questo tipo di sostanze: è recente la notizia di un nuovo brevetto per la sanificazione del tappo in sughero che sarebbe in grado di abbattere significativamente la contaminazione da Tca (tricloroanisolo, la sostanza prodotta dal Armillaria mellea, il fungo parassita della quercia da sughero) ma l’obiettivo finale è l’annullamento del rischio. Naturalmente tali accorgimenti hanno un costo che va ad innalzare il prezzo di questa tipologia di tappi.

Albero da sughero - Sughera

Per le misure del tappo considerate questi consigli:

  • 4,5 centimetri di altezza sono sufficienti per un tempo di conservazione di un anno o poco più: quanto più a lungo il vino dovrà riposare in bottiglia, tanto più lungo dovrà essere il tappo. Attenzione: quando travasate il vino, per definire fino a quale livello riempire la bottiglia, considerate che introducendolo, il tappo si allungherà di circa mezzo centimetro per effetto della compressione esercitata dalle pareti
  • scegliete un diametro di circa 3-4 mm in più del diametro interno del collo della bottiglia in modo da esercitare una pressione adeguata sulle pareti di vetro ma non rendere eccessivamente difficoltosa la tappatura. Se il vino è però frizzante, sarebbe meglio utilizzare un tappo un po’ più robusto, capace di resistere ad una pressione superiore che potrebbe anche farlo saltare.

E’ sempre consigliabile acquistare una quantità di tappi congrua con il numero di bottiglie che ci si accinge a riempire anche perché i tappi non dovrebbero essere conservati per più di sei mesi – un anno dalla data di produzione: di norma la troverete indicata sulla confezione o in alternativa troverete indicata direttamente la data entro cui utilizzarli. Tuttavia se non foste riusciti a consumarli tutti, di seguito troverete qualche consiglio per la corretta conservazione dei tappi.

Consigli per tappare e bottiglie di vino­

    1. Controllate attentamente che il collo della bottiglia sia asciutto: in effetti avrete già provveduto a fare asciugare bene le bottiglie prima di introdurvi il vino, ma è possibile che la bottiglia sia troppo piena o che durante il travaso un po’ di vino abbia inumidito le pareti di vetro oppure, ancora, che la differenza di temperatura tra il vetro e il vino abbia generato uno strato sottile di condensa. Questa umidità può compromettere l’elasticità e quindi la tenuta del tappo, fate attenzione.
    2. Manipolate i tappi il meno possibile onde evitare di contaminarli o di rovinare il sottilissimo rivestimento lubrificante che favorirà l’inserimento rapido e deciso del tappo.
    3. Spingete il tappo all’interno del collo sino a che non sarà sottomesso di circa un millimetro rispetto alla sommità della bottiglia
    4. Non riempite troppo le bottiglie: il livello massimo dipende dal tipo di bottiglia ma, come regola di generale, potete considerare di lasciare almeno 15 millimetri dal tappo alla superficie del vino. Considerate anche che con l’innalzamento della temperatura il vino aumenta un po’ di volume, quindi correggete di conseguenza il valore sopraindicato, che possiamo considerare valido per un range tra i 15° e i 20°. Infatti, nel caso di un repentino innalzamento della temperatura, un volume d’aria troppo piccolo potrebbe causare un pericoloso incremento della pressione interna
    5. Subito dopo avere tappato le bottiglie tenetele in piedi per un po’ di tempo. Il tappo impiegherà infatti un po’ di tempo a recuperare tutta l’elasticità e ad aderire perfettamente al collo della bottiglia. C’è chi dice che si possono coricare già dopo un’ora o due, noi ci sentiamo di consigliare di aspettare un giorno per essere certi di avere una tenuta impeccabile. (Naturalmente non è obbligatorio coricare le bottiglie se avete imbottigliato un vino beverino con l’idea di consumarlo tutto in pochi mesi, ma di questo si tratterà un’alta volta, in un post centrato sulla conservazione del vino).

Corretto inserimento del tappo di sughero nella bottiglia di vino

Problemi che possono insorgere a causa di una cattiva tappatura

  • Espulsione del tappo
    Quando il tappo è troppo morbido, per un difetto del materiale o per un eccesso di umidità, può non esercitare un’adeguata pressione sulle pareti del collo della bottiglia e quindi venire espulso in parte o in tutto
  • Colatura del vino
    Può accadere che il vino filtri tra il tappo e il vetro della bottiglia e coli all’esterno. Le ragioni possono essere diverse: un tappo troppo piccolo per il diametro della bottiglia o un disseccamento del tappo che ne determina una riduzione del volume. In entrambi i casi, il danno connesso alla fuoriuscita non è il solo: il vino non è più isolato dall’ossigeno e quindi possono quindi sviluppare le malattie del vino
  • Rottura del tappo durante la stappatura
    E’ un problema non da poco perché rende molto difficile estrarre il tappo senza che piccoli frammenti cadano nel vino. La causa può essere connessa a una falla, una debolezza intrinseca del tappo, oppure alla conservazione in un ambiente troppo secco che rende asciutto e fragile il tappo. Talvolta può capitare che il tappo si rompa a causa di un utilizzo scorretto del cavatappi (inserimento scentrato o scarso affondamento) o da un utilizzo di un cavatappi inappropriato (con la vite troppo grande o troppo corta).

Come conservare i tappi di sughero

  • Conservate i tappi in un luogo chiuso, pulito, asciutto e ben areato
  • Mantenete le temperature entro i 20° e l’umidità relativa tra il 50 e il 7%. Nel caso in cui la temperatura sia scesa tra i 5 e i 15 gradi, prima di utilizzare il tappo attendere che si sia “acclimatato”
  • Non conservarte i tappi vicino a sostanze che posano emanare odori penetranti (come vernice, benzina, detersivi a base di cloro,…)
  • Mantenete i tappi al riparo dai raggi solari

Logo Libera Asspciazione Nomi e Numeri contro le MafieDal punto di vista pratico è tutto ma c’è ancora una cosa importante da sapere sui tappi di sughero: oggi offrono anche la possibilità di collaborare ad un progetto dell’associazione “Libera”, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti. Il progetto è molto bello e importante: il finanziamento di Cascina Graziella, una cascina a Moncalvo (AT) che i magistrati hanno sottratto alla mafia e data in gestione a Libera per ospitarvi un centro di accoglienza per donne in difficoltà. I tappi di sughero usati possono essere conferiti in oltre 30 centri (si legga l’articolo con l’elenco completo dei punti di raccolta), smistati grazie al lavoro dei carcerati del carcere di Bollate (MI) e quindi ceduti ad Amorin Cork, azienda leader nel mercato del sughero che così finanzia l’impresa. Potete seguire gli aggiornamenti sui punti di raccolta anche su Facebook.

L’utilizzo dell’immagine con i tappi di sughero e della sughera è stato gentilmente concesso da MAXCORK snc (maxcork@virgilio.it)


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Malattie del vino, difetti e alterazioni

I vino è per sua natura soggetto ad “incidenti” che possono comprometterne i pregi o persino renderlo imbevibile. La moderna enotecnica ha reso i vini molto più resistenti al deterioramento e tuttavia è bene conoscere le possibili malattie, difetti o alterazioni che possono affliggere il vino, perché conoscendoli, e soprattutto conoscendone le cause, è possibile prevenirli.

 Le malattie

Come si è detto oggigiorno le pratiche enologiche adottate nelle cantine professionali sono in grado di proteggere il vino dalla contaminazione e dallo sviluppo di batteri che è all’origine di tutte le malattie del vino.
Diverso è il discorso per i vini sfusi: in questo caso il trasporto, la conservazione del contenitore d’acquisto (damigiane, taniche, dame o altro) e l’imbottigliamento “fai da te” possono mettere a repentaglio il vino.
L’acquisto di un vino di qualità presso un fornitore di fiducia, una scrupolosa igiene del locale e delle attrezzature usati per il travaso e una corretta procedura di imbottigliamento (come quella descritta nell’articolo “Consigli per imbottigliare il vino”) vi metterà al riparo da ogni possibile inconveniente ovvero:

  • la fioretta
  • lo spunto o l’acescenza
  • il girato, il filante e l’amarore

La fioretta

Le malattie del vino: La fiorettaInizialmente la fioretta forma sulla superficie del vino un sottile velo chiaro che successivamente diviene sempre più spesso e grigiastro per poi sbriciolarsi in una miriade di frammenti a forma di petalo (da cui il nome “floreale”). Il vino diventa quindi opaco, insipido o del tutto sgradevole.
La fioretta è una malattia causata da lieviti (Candida Mycoderma) che colpisce i vini a modesta gradazione alcolica (raramente sviluppa se il grado alcolometrico supera i 12°), per lo più giovani, tenuti in recipienti non colmi o mal tappati. Infatti questo tipo di batteri (aerobi) è favorito dal contatto del vino con l’aria. Un altro fattore di rischio è la temperatura di conservazione troppo alta. Quindi per evitare che il vino “faccia il fiore”:

  • verificate che i contenitori in cui conservate il vino siano ben colmi
  • non conservate mai a lungo il vino in damigiana ma effettuate il travaso entro massimo due settimane
  • non interrompete l’imbottigliamento lasciando la damigiana a metà per più giorni
  • curate sempre l’igiene dei recipienti, dell’attrezzatura e del locale, in modo da ridurre la possibilità di contaminazione
  • conservate il vino in un ambiente a temperatura costante sotto i 15° al massimo (entro i 20° se per periodi molto brevi)
  • se non siete molti in famiglia a bere il vino a tavola utilizzate sempre le bottiglie anziché i bottiglioni
  • se dovete conservare a lungo il vino in grandi recipienti cautelatevi sigillandolo con olio enologico o, meglio, con pastiglie di paraffina (dette anche “pasticche anti-fioretta”)

Lo spunto e l’acescenza

Le malattie del vino: lo sunto e l'acescenzaIn effetti non si tratta di due alterazioni distinte ma di stadi successivi della stessa malattia che causa la trasformazione dell’alcool etilico in acqua e in acido acetico il quale, di conseguenza, raggiunge una concentrazione superiore a quella consentita dalla legge (una quantità minima di acido acetico è sempre presente nel vino, di cui definisce il tenore di acidità volatile).
Lo spunto è la fase iniziale della malattia, in cui il gusto di aceto è appena riconoscibile e vi si può incappare facilmente se non si tratta il vino con la cura dovuta.
L’acescenza rappresenta la fase acuta, nella quale il vino risulta del tutto imbevibile. In questo caso è spesso riscontrabile nel vino una velatura densa che negli stadi più avanzati coagula in una massa viscosa comunemente nota come “madre dell’aceto”.
Le condizioni che favoriscono l’incremento dell’acido acetico sono le stesse che abbiamo già indicato per la fioretta: eccessiva e prolungata esposizione all’aria e a temperature tropo elevate. Di conseguenza sono le stesse anche le precauzioni consigliate e indicate al punto precedente.
Se lo spunto è solo appena percettibile potete provare a eliminare la parte superiore del vino, nella speranza che la parte più profonda risulti meno corrotta, altrimenti non vi sono rimedi se non quello di improvvisare una produzione domestica di aceto 🙁 .

Il girato, il filante e l’amaro

Un tempo costituivano alterazioni assai diffuse ma oggigiorno è davvero difficile imbattersi in un prodotto professionale che presenti tali grossolani difetti. Qualche rischio si può correre invece se ci si avventura nell’assaggio del vino del parente che ha mantenuto in vita il piccolo podere e la cantina di famiglia o in quello dell’amico, entusiasta neofita della viticoltura e della vinificazione.

Il girato era il difetto più comune tra i vini rossi: il vino appariva torbido, di colore smorto, dall’odore e sapore sgradevole di “feccia”. La causa risiedeva nell’utilizzo di uve poco sane, in una vinificazione non accurata o nella conservazione in contenitori o ambienti poco sani.

Il filante affliggeva invece i vini bianchi, poveri di alcool e di tannini, derivati da uve acquose o ammuffite, che risultavano torbidi e vischiosi.

L’amarore o amaro infine poteva colpire i vini rossi maturi, ma non è mai stato un problema molto diffuso. A causa di un’imperfetta vinificazione poteva accadere che anziché maturare verso un aroma, un colore e un gusto più pieni, il vino perdesse colore e sapore ed infine assumesse una nota spiccatamente amara, appunto.

In conclusione, è importante ribadire l’importanza di scegliere, anche per l’imbottigliamento casalingo, un prodotto di qualità e nel nostro bel Paese questo non costituisce davvero un problema, considerato che i buoni vini, anche a prezzi del tutto accessibili, non mancano davvero. Se partite da un prodotto ben curato, sarà più difficile sbagliare. Cercate quindi di approfondire la conoscenza diretta del fornitore e del prodotto e, se ne avete la possibilità, date anche un’occhiata alla cantina, prima di acquistarlo in grande quantità. Se si tratta di una persona esperta e disponibile saprà certo offrirvi anche i consigli giusti per imbottigliare e conservare il vino a casa vostra. Di certo noi lo faremo 😉 .

I difetti

I difetti che possono funestare l’odore o il sapore di un vino possono essere riscontrati anche nel vino imbottigliato all’origine poiché, in molti casi, dipendono da fattori “esterni” alle procedure di vinificazione. Sono inoltre piuttosto infidi perché spesso irriconoscibili alla vista.

Quello più comunemente riscontrabile è il vino che “sa di tappo”: ciò è dovuto alla presenza di batteri nel sughero con cui è stato prodotto il tappo che corrompono irrimediabilmente l’odore e il sapore del vino in bottiglia. L’unica soluzione è quella di rinunciare al sughero a favore di diverse tipologie di tappi (ma su questo punto abbiamo preparato un’approfondimento ad hoc: “Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?”).

Altri difetti sono l’odore e il sapore di:

  • muffa o marcio: è dovuto ad una cattiva conservazione delle botti
  • secco o fusto: anche questo difetto è dovuto all’utilizzo di botti mal conservate
  • uova marce o zolfo (fiammifero bruciato): è causato da una presenza eccessiva di anidride solforosa dovuta alla mancanza di travasi
  • feccia: anche in questo caso lo sgradevole e spiccato odore di marcio è dovuto ai travasi inadeguati e ad un contatto prolungato del vino con le fecce
  • metallico: si riscontra quando nel vino sono presenti ferro, zinco o rame in eccesso, tanto da conferire un particolare gusto amarognolo; è probabile che siano stati utilizzati utensili metallici molto vecchi
  • madeira o marsala: si riscontra per lo più nei vini bianchi a causa dell’ossidazione. L’aroma tipico e gradevole del Madeira o del Marsala, in questi vini, non si sposa con le altre caratteristiche e genera quindi una sensazione sgradevole
  • svanito: questo difetto, detto anche “mal della bottiglia”, è causato da un eccessivo arieggiamento durante i travasi; il vino risulta alla vista tendente al bruno, piatto e vagamente amarognolo al naso e al palato.

Le alterazioni

Le alterazioni o, alla francese, “casses” (rotture), si manifestano soprattutto alla vista con perdita di limpidezza, sostanze in sospensione e distorsioni cromatiche. Si devono in genere ad un processo di vinificazione non accurato e per questo, tra i vini professionali, si possono per lo più considerare estinte.

In ogni caso ricordiamo quali sono le alterazioni del vino:

  • casse ossidasica: caratteristica soprattutto dei vini bianchi, si deve alla presenza di enzimi e di ossigeno che causano l’ossidazione e l’imbrunimento del vino; è correlata alla madeirizzazione
  • le alterazioni legate all’eccessiva presenza di ferro: casse fostatica (causa nei vini bianchi un intorbidimento e la formazione di una sostanza lattiginosa) e casse ferrica (genera nei vini rossi un precipitato bluastro)
  • casse rameica: riscontrabile quando il rame e zolfo (tipici del “verde rame”) in eccesso causano precipitati giallo-rossi
  • casse proteica: si verifica quando si crea un legame tra tannini e proteine e si manifesta con un precipitato di colore biancastro 

Se i vini di qualità si presentano o dovrebbero presentarsi oramai del tutto limpidi, tuttavia occorre ricordare che, mentre particelle costantemente in sospensione rappresentano sicuramente un’alterazione, così come la presenza di sedimenti nel bicchiere, in alcuni casi la formazione di depositi NON compromette la qualità e la degustazione del vino. a patto che nella mescita si ponga particolare attenzione a non smuoverli.
Ad esempio, depositi simili a sabbia si possono riscontrare in vini, anche di qualità, se esposti a temperature troppo basse che possono causare la precipitazione dei tartrati, cristalli salini che sedimentano sul fondo della bottiglia. Anche se sarebbe bene che ciò non avvenisse la presenza di tartrati sul fondo di in una bottiglia è considerata un peccato veniale poiché a causa della propria pesantezza difficilmente i sedimenti finiranno nel bicchiere e le qualità organolettiche non sono compromesse in alcun modo.
Ma è soprattutto nei vini rossi invecchiati che è possibile riscontrare un deposito scuro dovuto alla trasformazione di tannini e antociani, le componenti “coloranti”, in sostanze insolubili. Talvolta poi queste sostanze, non si limitano a sedimentare sul fondo ma si depositano anche sulle pareti della bottiglia formando quella che viene comunemente detta “camicia”.
Questo fenomeno è un naturale effetto dell’invecchiamento e non compromette in alcun modo né il profumo né il sapore del vino e molti rossi importanti lo presentano, tuttavia non può essere tollerato in un vino giovane.
Nel caso possediate un vino invecchiato che abbia “il fondo” dovrete tuttavia assicurarvi che nessuna particella finisca nel bicchiere, dunque osservate alcuni accorgimenti:

  • se la bottiglia era coricata lasciatela riposare un po’ in piedi
  • muovete con cautela la bottiglia mentre la stappate
  • travasate delicatamente il vino in un decanter (se non lo avete utilizzate un caraffa) avendo cura di non trasferire i sedimenti

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Come imbottigliare il vino (Infografica)

Ecco una sintesi dei nostri consigli per l’imbottigliamento “fai da te“.
E’ possibile anche scaricare e stampare (su carta in formato A3) la versione PDF.

Come imbottigliare il vino

 


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Consigli per imbottigliare il vino

Molte persone amano ancora curare il proprio vino imbottigliandolo da sé e, in tempo di crisi, questo piacere del “fai da te” può consentire anche un piccolo risparmio utile al bilancio familiare.

Ma in pratica come imbottigliare? Di cosa c’è bisogno? Quando imbottigliare il vino? Abbiamo preparato per voi un vademecum dei consigli del vinaio per aiutarvi ad ottenere i migliori risultati ma, se andate di corsa e vi interessano solo le informazioni principali, potete dare un’occhiata all’infografica con la breve guida all’imbottigliamento.

Prepararsi all’imbottigliamento Come imbottigliare
La scelta del vino
La scelta delle bottiglie
La scelta del tappo
La scelta del momento
La preparazione delle bottiglie
Il travaso del vino
La tappatura delle bottiglie
La conservazione del vino

La scelta del vino

Secondo un pregiudizio diffuso i vini sfusi sarebbero per lo più di bassa qualità. Di certo non si possono acquistare sfusi vini pregiati o da invecchiamento, che oltre ad un investimento considerevole richiedono particolari cure, difficili da osservare in un imbottigliamento casalingo con il rischio di comprometterne irrimediabilmente la qualità. E’ possibile invece acquistare ottimi vini, sia rossi che bianchi, anche a prezzi accessibili, che si prestano ad essere consumati giovani e per questo più adatti ad una gestione casalinga.

Anzi, spesso dietro ad una generica e modesta etichetta “Vino Rosso” o “Vino Bianco” si possono celare anche vini DOC che, in occasioni di annate generose, per poter essere commercializzati in maniera più ampia sono “declassati”, perdono il titolo ma non le ottime caratteristiche. Da una visita in cantina e un contatto diretto con il vinaio potrete facilmente formarvi un’opinione sul prodotto, verificare personalmente la qualità delle diverse proposte e ottenere utili consigli per la cura più idonea.

Presso la nostra cantina è possibile acquistare vino sfuso, rosso o bianco, in damigiane da 23, 28 o 34 litri oppure in bag in box da 5,10 o 20 litri. Inoltre è possibile utilizzare per l’acquisto anche contenitori propri di differente capacità.

La scelta del vino sfuso in cantina

La scelta delle bottiglie

In linea teorica diversi tipi di bottiglie si sposano a diversi tipi di vino ma, trattandosi di un consumo familiare, possiamo restringere al massimo la scelta.

A noi piace molto la bordolese, attualmente la più utilizzata, adatta ad imbottigliare vini bianchi e rossi. Il successo della bordolese ha molti fondati motivi: la spalla larga trattiene eventuali depositi che possono essersi formati sul fondo ma non solo: è generalmente piuttosto leggera e offre una buona presa per cui risulta molto maneggevole, ha una base stretta che facilita lo stoccaggio e, di norma, è disponibile in diverse varietà di colore (bianco, verde e marrone) così da soddisfare un po’ tutte le esigenze.

Se preferite una linea più classica, vi suggeriamo l’emiliana, è una bottiglia più resistente perché nasce per i vini mossi come il lambrusco, ed è facilmente reperibile nelle rivendite dove, in genere, si può acquistare a prezzi più convenienti e in piccoli lotti.

Bottiglioni e bottiglie. bordolese ed emiliana

Quale colore? In genere per i vini rossi è indicato il colore marrone o verde e per i bianchi o rosati verde o bianco (per poter godere dei riflessi del vino). Tuttavia è importante ricordare che il vino soffre l’eccessiva esposizione alla luce e quindi se non potete proteggere adeguatamente le vostre bottiglie vi consigliamo di scegliere un colore scuro anche per i vini bianchi.

Bottiglie o bottiglioni? Nella bottiglia aperta il vino tende a ossidarsi e a perdere le proprie caratteristiche organolettiche piuttosto rapidamente. Se quindi non avete una famiglia molto numerosa vi consigliamo sicuramente le bottiglie da tre quarti. Se invece siete soliti aprire il vino in occasioni conviviali potete anche tranquillamente utilizzare bottiglioni da un litro e mezzo.

La scelta del tappo

Quella del tappo non è una scelta scontata: meglio approfondire le caratteristiche delle diverse tipologie di tappo per decidere qual’è la più adatta al tipo di vino acquistato e al proprio consumo

In linea di massima vi consigliamo il tappo di sughero tradizionale (monoblocco di almeno 4,5 centimetri di lunghezza) oppure i tappi sintetici che possono essere una valida alternativa, specie se pensate di consumare il vostro vino nel giro di un anno, come di solito è per una scorta casalinga. Ma per i tappi sintetici di qualità il prezzo non scende molto. Un po’ di risparmio si po’ ottenere con l’acquisto di tappi di sughero agglomerato però bisogna prestare un po’ di attenzione nella scelta ed in genere è bene scartare quelli venduti a prezzi davvero stracciati.

I tappi acquistati in eccesso possono essere conservati (non troppo a lungo se di sughero) per gli imbottigliamenti successivi purché ben chiusi e posti in un luogo pulito e asciutto (specie se di sughero). Leggete l’articolo con i consigli per la scelta del tappo, il suo utilizzo e per la consrevazione dei tappi di sughero per il vino.

I tappi a vite e  i tappi a corona sono le tipologie più economiche e negli ultimi tempi sono rivalutati anche dal mondo professionale (ma nell’imbottigliamento professionale i tappi a vite sono differenti perché hanno un colletto di sicurezza e la capsula, quindi isolano molto di più il vino). E’ però importante controllare il buono stato del tappo (non riciclate i tappi a corona) e effettuare con cura la tappatura per evitare una precoce ossidazione e degradazione del vino.
Per precauzione, utilizzarteli solo se pensate di consumare il vino entro un periodo di tempo davvero breve.

La scelta del momento

La tradizione ci tramanda alcuni precetti su il periodo, il clima e la luna migliore per imbottigliare.
Per quanto riguarda il periodo dell’anno, dipende dalle vostre intenzioni:

  • se vi fa piacere imbottigliare un vino giovane, non vi dispiace un leggero residuo zuccherino che nel tempo potrebbe rendere il vino leggermente vivace, desiderate conservarne il più possibile le caratteristiche floreali e fruttate e se pensate di esaurire la vostra scorta entro l’anno, allora il periodo migliore per imbottigliare è intorno al mese di marzo (tradizionalmente all’inizio della primavera o nei giorni pasquali);
  • se invece preferite un vino più stabile e un po’ più maturo, che possa tranquillamente affrontare una giacenza in bottiglia di un paio danni e forse anche di più, allora dovrete attendere la fine dell’estate, agosto-settembre.

Anche sulle condizioni meteo ci sono delle raccomandazioni come, ad esempio, di imbottigliare in giornate senza pioggia e vento e non troppo fredde… tuttavia per i vini stabili, come quelli acquistati presso cantine professionali, e se si imbottiglia in un luogo chiuso e riparato queste non sono prescrizioni vincolanti.

La scelta della luna invece è un fattore importantissimo nella tradizione poiché le fasi lunari influenzerebbero significativamente alcune caratteristiche del vino. In effetti la scienza nega che la luce solare riflessa dalla luna o il magnetismo che ad esempio influenza le maree sortiscano alcun effetto sul vino in cantina. Beh, come gli auguri a Natale, bere alla salute di un amico o lanciare il riso agli sposi… anche questi “gesti propiziatori”, a ben pensarci, non hanno effetti scientifici. Avete intenzione di abbandonare queste usanze?
E allora, se non bevete il vino solo per dissetarvi e non imbottigliate solo per risparmiare ma vi piace immergervi nella cultura e nella tradizione che il vino esprime,  seguite la tradizione e scaricate il lunario con le fasi della luna per imbottigliare.

Fasi lunari indicate per l'imbotttigliamento

IMPORTANTE:

Ricordate soprattutto di travasare il vino dalla damigiana prima possibile e comunque entro 20 giorni dall’acquisto: la damigiana non garantisce un buon livello di conservazione del vino. Per vini soggetti a rifermentazione, che possono diventare anche molto vivaci, come la bonarda, è opportuno imbottigliare entro due o tre giorni a massimo dall’acquisto.

La preparazione delle bottiglie

E’ importantissimo utilizzare sempre bottiglie ben pulite e asciutte, quindi se non sono nuove lavatele bene prima di riempirle. Per il lavaggio è in genere sufficiente l’acqua calda e in caso di incrostazioni e depositi resistenti la pulizia con uno spazzolino idoneo: meglio evitare i detergenti (a meno che con si acquistino prodotti professionali) che possono tramettere al vino odori e gusti strani. Dopo il lavaggio fate asciugare le bottiglie capovolte molto accuratamente: anche una piccola traccia di umidità può rovinare il vino.

Infine, prima di iniziare il travaso avvinate le bottiglie facendo passare un po’ di vino fino a bagnare tutta la parete interna (il vino utilizzato può essere passato da una bottiglia all’altra).

Il travaso

I vini acquistati presso cantine professionali non necessitano di ulteriori lavorazioni, pertanto non è necessario filtrarli.

Ponete la damigiana su un piano più alto rispetto a quello delle bottiglie e iniziate il lavoro con la cannula da travaso (dalle nostre parti cantabrina o cantabruna) facendo in modo che il vino fluisca lentamente lungo le pareti della bottiglia.

Quando iniziate il travaso è meglio completare il lavoro sino a svuotare completamente la damigiana: nel caso in cui debba restare per diversi giorni mezza vuota, l’eccessiva ossigenazione potrebbe pregiudicare la qualità del vino rimasto.

A questo proposito, vorremmo farvi presente la praticità del bag in box: questo contenitore certo manca di fascino e di romanticismo ma presenta, rispetto alla damigiana, alcuni vantaggi pratici:

  • se interrompete il travaso, il vino non può incorrere nel rischio di ossidazione perché, mano a mano che si svuota, la sacca interna in plastica si accartoccia su se stessa impedendo all’aria di entrare
  • la scatola in cartone è molto maneggevole, può essere facilmente collocata su un ripiano più alto ed è munita di un piccolo rubinetto per cui per riempire le bottiglie non avrete bisogno di utilizzare la cannula.

Sì, lo sappiamo, sistemare a regola d’arte la cannula e aspirarvi il vino fa parte del divertimento… in ogni caso se voleste approfondire la vostra conoscenza del bag in box potreste leggere questo articolo: Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?

Ancora un consiglio: non riempite troppo le bottiglie (lasciate circa un paio di centimetri dal tappo, un po’ di più se il vino è mosso o frizzante) perché con il caldo il vino aumenta di volume e potrebbe smuovere il tappo e fuoriuscire oppure rompere la bottiglia.

Terminato il lavoro è opportuno lavare subito bene con acqua calda la cannula, farla asciugare e riporla in un luogo pulito e asciutto.

Travaso del vino da damigiana a bottiglie

La tappatura

Qualsiasi tappo scegliate sarà necessario attrezzarsi con una macchinetta apposita.

Per una questione igienica è meglio non maneggiare troppo i tappi prima dell’imbottigliamento. Non riutilizzare assolutamente tappi già adoperati, di nessun genere, poiché non garantiscono una chiusura perfettamente ermetica.

Tappate le bottiglie appena terminato il lavoro così da non lasciare troppo a lungo il vino a contatto con l’aria, fatto che, come già detto, può compromettere le qualità organolettiche del vino.

Dopo l’imbottigliamento occorre lasciar riposare il vino in bottiglia per un paio di giorni prima di poterlo consumare.

La conservazione del vino

E’ molto importante conservare le bottiglie in un luogo fresco senza eccessivi sbalzi di temperatura con poca o senza luce e senza odori (benzina, detersivi, ecc).

Le bottiglie possono essere conservate sia in orizzontale che verticale. In genere la posizione orizzontale è consigliata per i vini da invecchiamento ma, come già detto, per questi vini non è il caso di cimentarsi con l’imbottigliamento domestico: è consigliabile esaurire la scorta domestica entro un anno dall’imbottigliamento.

Infine, vi suggeriamo di completare il vostro lavoro con delle etichette che, oltre a conferire un aspetto più “professionale” alle vostre bottiglie, aiuteranno a ricordare la qualità, la provenienza e soprattutto l’annata del vino contenuto all’interno e quindi vi aiuteranno a non lasciare indietro Preventivo Vino - Contatti Vini Cartasegnabottiglie che non possono essere invecchiate, noi ogni anno prepariamo alcune etichette scaricabili e stampabili gratuitamente da tutti.

Beh, fateci sapere come è andata e contattateci se avete bisogno di altri consigli … oppure di un buon vino da imbottigliare ;-).


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