2019. È l’anno del Dolcetto… finalmente!

Il Dolcetto è un vino sorprendente.

Sorprende il suo colore rubino vivo ma al contempo profondo; sorpende trovare nel suo profumo fresco e vinoso una nota di mandorla; sorprende il suo sapore secco con retrogusto amarognolo, quando il nome lascerebbe intendere che ci stiamo avvicinando ad un vino zuccherino; sorprende l’equilibrio che esprime anche se bevuto ancora giovane, in virtù della bassa acidità e dei tannini sufficienti a renderlo gradevolmente ruvido sulla lingua ma mai troppo allappante.

Vitigno Dolcetto: grappolo ampio con bacche piccole e bluastre

Sorprendente quindi potrebbe apparire anche la notizia che un vino tanto accattivante necessiti di un importante rilancio per contrastare un, oramai molto lungo, periodo di progressivo abbandono, invece le ragioni della “crisi del Dolcetto” sono molteplici e non semplici da coreggere.

Benvenga allora l’iniziativa di Regione Piemonte, Consorzi di tutela, Enoteche regionali e Botteghe del vino di eleggere il 2019 anno del Dolcetto per accendere l’interesse sul vitigno e farne conoscere i diversi vini che ne derivano, ben 12 denominazioni solo in Piemonte, tre DOCG e 9 nove DOC: Dogliani DOCG, Dolcetto di Diano d’Alba o Diano D’Alba DOCG, Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG, Dolcetto d’Alba DOC, Dolcetto d’Asti DOC, Dolcetto d’Acqui DOC, Monferrato Dolcetto DOC, Colli Tortonesi Dolcetto DOC, Langhe Dolcetto DOC, Pinerolese DOC Dolcetto, Dolcetto di Ovada DOC e il Piemonte Dolcetto DOC (Apri la mappa delle denominazioni DOC e DOCG del Dolcetto in Piemonte fonte: visitpiemonte.com).

Scopriamo insieme le contraddizioni di un vino che, ne siamo certi, vi intrigheranno e che vi faranno desiderare di scoprirlo per sorprendervi anche voi.

Guarda il video di presentazione dell’iniziativa.

Il Dolcetto è dolce… e non lo è.

Il vino Dolcetto è secco, la bacca invece ha un sapore dolce.
Ecco che già nel nome, il quale peraltro sembra non derivi neppure dalla sensazione al palato quanto piuttosto dal tipo di territorio più adatto alla coltivazione, i dossi (duset) collinari, si innesta la prima criticità.
Infatti, il fraintendimento può portare un consumatore non edotto a NON scegliere, o anche a scegliere, questo vino per la ragione sbagliata. Che ci sia stata anche questa riflessione, oltre all’evidente intenzione di valorizzare il territorio, alla base della scelta del consorzio di Dogliani di omettere il nome del vigneto nella denominazione?
Da qui scaturisce l’importanza, quasi un’urgenza, di raccontare il Dolcetto e il calendario delle iniziative in programma per quest’anno di occasioni per farlo ne offre davvero molte (scarica il calendario eventi: 2019 Anno del Dolcetto  fonte: visitpiemonte.com).

Secco sì ma poco acido e quindi morbido.
Questa qualità rende il Dolcetto gradevole quando è ancora molto giovane e nello stesso tempo rende più delicato l’invecchiamento. Così le stesse ragioni che sono all base della sua fama di vino beverino, a tutto pasto che ne ha decretato lo straordinario successo di un tempo si pongono anche alla base della difficoltà attuale di soddisfare il gusto del consumatore moderno, sempre meno incline a portare in tavola ogni giorno un vino semplice e più interessato al vino come esperinza, ricca di complessità, da vivere in particolari occasioni.

Dunque la valorizzazione del Dolcetto si muove, o meglio si è già mossa, su un doppio binario. Da una parte dando nuovo lustro alle qualità di freschezza e bevibilità che questo vino, già equilibrato ed armonico nel primo anno, offre senza mai scadere nel banale, compiacendo chi cerca un vino conviviale o attraverso il quale iniziare un percorso di assaggi, oltre che un vino che si sposa meravigliosamente con tutti i piatti più importanti della ricca tradizione clulinaria piemontese.
Dall’altra con il lavoro in cantina prezioso e accurato di molti produttori si è data vita a vini di maggiore complessità, adatti all’invecchiamento e capaci di offrire soddisfazione anche ai palati più esigenti.

I Dolcetto sono tanti

l Dolcetto vanta una lunga tradizione soprattutto nelle Langhe (zona di Alba e Dogliani) e nel Monferrato (zona di Acqui e Ovada), tanto da costituire quasi un binomio inscindibile con queste terre sebbene la coltivazione sia idonea anche in Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Umbria e in Liguria dove, forse, potrebbe trarre le sue origini e dove prende il nome di Ormeasco.
Oltre alle nove denominazioni piemontesi sono ammesse altre tre DOC (Ormeasco di Pornassio, Valpolcevera e Valsusa) e ventidue IGT.

Dolcetto Denominazioni Ammesse

MIPAAF – Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto Denominazioni Ammesse

Il Dolcetto è un vitigno che interpreta terreni diversi offrendo esperienze diverse: ancora una volta un punto di forza che è anche un vulnus perché se da una parte la ricchezza espressiva è sempre un valore, dall’altra rende più complesso tracciarne un’identità, renderlo universalmente riconoscibile.

Un giovane molto âge

Sicuramente coltivato allo scadere del XVI secolo, ma forse già diffuso alla fine del Medioevo, il vino Dolcetto vive, a partire dall’iniizo del XIX, secolo quasi 100 anni di grande diffusione soprattutto nelle regioni di Nord-Ovest: Liguria, Pemonte e Lombardia.
Sarà l’epidemia di filossera che investe il nostro paese a cavallo tra otto-novecento a segnare la storia del Dolcetto con due importanti contromisure: il reimpianto delle viti su base radicale americana (la quale aveva sviluppato resistenza al parassita) che ha determinato un interruzione nell’evoluzione del vitigno originario (ne sopravvivono solo pochi, sparuti impianti) e un’ampia sostituzione con impianti di Barbera, vitigno con cui condivide i terreni di elezione ma che risulta più resistente e offre una resa maggiore.
Inoltre, in tempi più recenti, lo straordinario successo globale di Barolo e Barbaresco e la conseguente alta remunerabilità di questi vini, hanno indotto nelle Langhe una massiccia sostituzione delle colture a Dolcetto con vigne di Nebbiolo.
Insomma i dati parlano chiaro: l’ISTAT rileva una riduzione delle superfici vitate a Dolcetto, a livello nazionale del 60% tra il 1970 e il 2010, mentre in Piemonte gli ettari coltivati da Dolcetto passano da 5.246 (dato ISTAT) del 2010 ai 3.800 del 2018 (dato Regione Piemonte).

MIPAAF - Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto- Evoluzione delle superfici vitate

MIPAAF – Registro Nazionale delle Varietà di Vite: Dolcetto- Evoluzione delle superfici vitate

Per invertire questa tendenza è evidentemente indispensabile aumentare la redditività dei vini Dolcetto ovvero stimolare un aumento del prezzo per incentivare i produttori. In questo senso la riduzione delle quantità disponibili ha già dato un piccolo contributo: la minore offerta comporta di per sé un incremento del prezzo. Ma il vero fronte su cui lavorare è sicuramente quello della maggiore qualità e soprattutto di una forte crescita della domanda.

Ed ecco l’ultimo dei paradossi: un vino che si fa apprezzare da giovane ma che sta imparando ad invecchiare bene e, al cotempo, un vitigno antico che dovrà essere impiantato nuovamente e che quindi darà vita a giovani vigneti.

Per tutte queste ragioni, che sono contraddizioni solo dialettiche, non possiamo che auguraci che l’Anno del Dolcetto sia un grande successo e segni la riscossa di un vino che amiamo moltissimo.

2019 Anno del Dolcetto, Emoji Pattern, Simone Monsi

Emoji Pattern, 2018 di Simone Monsi, Visual artist. Pattern grafico commissionato per il Padiglione Piemonte a Vinitaly 2018 ed etichetta ufficiale di 2019 Anno del Dolcetto.

Per restare aggiornati sulle iniziative consigliamo di seguire la pagina Facebook di Piemonte Land, organismo che riunisce i principali Consorzi del vino piemontesi e armonizza le strategie di promozione del vino sui mercati nazionale e internazionali.

Bottiglie di vino come bomboniere per matrimonio? Wine not?

Originali, utili, eleganti… insomma sei a caccia di una grande idea per le bomboniere per il tuo matrimonio, scegli le bottiglie di vino personalizzate con un collarino, un sacchettino di confetti o un’etichetta appositamente disegnata.

E non solo per il matrimonio, anche per l’anniversario di nozze le bottiglie di vino sono un’idea molto apprezzata da tutti gli ospiti… beh, se il vino è buono, naturalmente 😉 .

Alcuni dei nostri clienti hanno acquistato le bottiglie di vino per realizzare delle bellissime bomboniere: prendi ispirazione dalle loro creazioni per il tuo matrimonio, sfoglia le immagini che gli sposi hanno condiviso con noi.

E se pensi ad una festa di nozze o di anniversario interamente a tema vino, allora le bottiglie possono diventare anche un’ottima idea per numerare il tavolo, presentare il menu, creare un originale centrotavola:  per trovare nuove idee, dai un’occhiata alla nostra bacheca dedicata a matrimoni e anniversari su Pinterest.

Il costo? I prezzi possono variare anche significativamente (per i nostri vini all’incirca tra i 4,50 € e i 9,00 € a bottiglia) in funzione della qualità di vino scelta ed a seconda che decidiate di ricevere le bottiglie già etichettate oppure optiate per il “fai da te“.

Come la tipologia di vino  è importante scegliere una qualità che vi dia piena soddisfazione e sia una piacevole scoperta per i vostri ospiti, dunque vi consigliamo di ordinare dei campioni da assaggiare o di recarvi in cantina per una degustazione.

Per informazioni su i vini che è possibile ordinare con le nostre etichette personalizzate o per prendere un appuntamento per venire a trovarci in cantina chiamaci al numero 347 1355541 oppure scrivici tramite il modulo di contatto.

Grazie ad Alice e Marco, Elisa e Francesco, Martina e Alessio per averci scelti e averci concesso l’uso delle immagini delle bottiglie realizzate per i loro matrimoni.

Ricetta della sangria: ciliegie e Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC

La sangria è una bevanda a base di vino, frutta e spezie particolarmente adatta all’ora dell’aperitivo e alle feste in giardino d’estate… o almeno queste sono le occasioni in cui a noi piace prepararla e offrirla.
La preparazione è molto semplice e tuttavia può essere utile qualche consiglio per scegliere e dosare gli ingredienti.

Sangria con le ciliegie

Dunque, sorvoliamo sulle origini (iberiche) della ricetta della sangria e sull’etimologia del termine e arriviamo subito all’elemento chiave della preparazione: la scelta del vino.
Sebbene la frutta e lo zucchero ne modifichino, anche sostanzialmente, il gusto, non sperate di cavarvela con un vinello da poco: il rischio è di ottenere una bevanda acidula o sciapa. Scegliete invece un vino di buona gradazione alcolica (minimo 11 gradi), con un buon profumo (che non si faccia surclassare dalla frutta e dalle spezie ma vi si armonizzi) e che sfoggi un bel colore rosso vivo (anche l’occhio vuole la sua parte!).
Noi utilizziamo la nostra Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC (vol. 12%).

Le dosi che vi proponiamo sono per una bottiglia di vino (750 ml): riproporzionate gli ingredienti a seconda delle vostre necessità.

  • ½ bicchiere (50 ml circa) di rhum
  • 2 arance
  • 1 limone
  • 1 o 2 pesche (a seconda della dimensione)
  • 1 o 2 mele (a seconda della dimensione)
  • ½ stecca di cannella
  • 3 chiodi di garofano
  • 2 – 3 cucchiai di zucchero

Ricetta della sangria: gli ingredienti
Per prima cosa sciogliete lo zucchero nel vino: per facilitare l’operazione si può tritare per qualche minuto lo zucchero nel frullatore in modo da favorirne lo scioglimento anche senza dovere mescolare energicamente e a lungo il vino.

Lasciar riposare il vino con la cannella e i chiodi di garofano per aromatizzarlo.
Alcuni utilizzano anche una bacca di vaniglia ma noi non la riteniamo molto adatta.
Le spezie dovranno essere rimosse prima di servire la sangria: per facilitarne il recupero si possono inserire le spezie in un sacchettino garza o in un colino per il té.

Intanto iniziate a lavare e tagliare la frutta.
Spremete metà degli agrumi e tagliate a fettine sottili con la buccia l’altra metà. Ricordate di filtrare sempre il succo degli agrumi.

Tagliate la frutta (pesche e mele) a spicchi sottili. Unite il tutto al vino e mettere a riposare in frigo in un contenitore chiuso (riduce l’ossidazione del vino) per almeno 3 ore ma, se possibile, di più.

Tradizionalmente la sangria viene servita in una particolare caraffa detta “jarra”, munita di una sorta di cucchiaio di legno che si utilizza per trattenere la frutta mentre si versa la bevanda nel bicchiere.
In effetti, la frutta non andrebbe travasata nel bicchiere ma bisogna dire che è davvero molto buona e a molti fa piacere, quindi decidete liberamente ma se optate per presentare la frutta, mettete a disposizione gli stecchini da spiedino.

La sangria è un drink particolarmente usato nella stagione estiva e quindi spesso non è semplice mantenerla fresca.
Se si utilizza il ghiaccio, consigliamo o di metterlo in un contenitore capace di accogliere la caraffa oppure di offrirlo in una coppetta a parte con le pinze per aggiungerlo nel bicchiere al momento, evitando così di annacquarla.
Del resto deve essere servita fresca ma non ghiacciata: diciamo che la temperatura ideale potrebbe essere tra i 10° e i 12°.Aperitivo con la sangria

Le varianti in realtà sono infinite.
A seconda dei gusti e della stagione si possono aggiungere altri frutti come melograno oppure fragole, ciliegie, frutti di bosco che, se usati interi, possono generare anche un bell’effetto visivo senza modificare sensibilmente il gusto.
Se si vogliono variare un po’ i colori si può usare anche qualche acino di uva bianca e le fettine di lime al posto di quelle di limone.
In estate c’è chi aggiunge melone e anguria: in alcuni casi la sangria viene servita proprio dentro a un cocomero svuotato. Dipende tutto dai gusti personali ma noi sembra che questi frutti risultino un po’ troppo invadenti.

Anche il grado alcolico può essere regolato, sia aumentando o diminuendo la quantità di liquore che scegliendo di aggiungere della soda per “allungarla” un po’.
Il liquore stesso può cambiare, e al posto del tradizionale rhum (che però preferiamo) si possono utilizzare cointreau, cognac o brandy.
Ultimamente ci è capitato di provare il mirto ed è stata un scoperta piacevolissima.

Buona preparazione e buon divertimento!


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Segui la luna per imbottigliare (… della serie “Non è vero ma ci credo” ecco il calendario 2019)

Diciamolo subito: non c’è alcun riscontro scientifico che le fasi lunari influenzino i complessi processi chimici che trasformano il mosto in vino e, quindi, non c’è un vincolo a seguire il lunario per le varie fasi di lavorazione, il travaso e l’imbottigliamento. Bon.
Ma è tutto?

No, non è tutto, perché sappiamo bene che il vino non è un qualsiasi succo di frutta, bensì un distillato di cultura e tradizioni, una bevanda che ha accompagnato l’uomo nella sua storia e che spesso ha, oggi come ieri, un valore rituale in molte occasioni della vita.
Dunque, se imbottigliate da voi il vino, non solo per avere un risparmio, ma anche per renderlo più vostro, perché così facevano vostro padre e vostro nonno, e se ripetere i loro gesti, le loro usanze, vi fa entrare nel solco di una tradizione, vi fa sentire parte di una storia, ebbene la notizia è che la scienza non dice neppure che seguire la luna arrecherà danno al vostro vino. 😉

Luna-per-imbottigliamento

Secondo la tradizione la luna calante è la più favorevole per tutti i tipi di vino, l’ultimo quarto in particolare per i vini dolci e per quelli che dovranno restare in bottiglia più a lungo (se non avete una cantina particolarmente attrezzata, soprattutto per la tappatura, e climaticamente adatta alla conservazione del vino, sconsigliamo comunque di conservare il vino imbottigliato non professionalmente oltre i 24 mesi). L’ultimo quarto della luna crescente invece conferirebbe alle bottiglie un gradevole frizzantino.

Il periodo più indicato è quello intorno al mese di marzo per i vini da consumare entro l’anno perché con il freddo dei mesi precedenti le sostanze in sospensione si sono depositate sul fondo e si può imbottigliare un vino già limpido.
Per i vini che vogliamo consumare più avanti è meglio aspettare settembre o giù di lì: il vino avrà già maturato un po’ ed avrà avuto modo di stabilizzarsi: sarà così più facile che mantenga le sue caratteristiche più a lungo.
Imbottigliando a primavera è possibile catturare di più i profumi di fiori o frutta mentre a settembre è possibile ottenere un vino con meno note acide.

Come imbottigliare il vino

Sei alle prese con le tue prime esperienze di imbottigliamento?

Scopri tutti i consigli per imbottigliare oppure scarica la breve guida (infografica).

Ed ecco qui il calendario per l’imbottigliamento 2019 (PDF) per i mesi febbraio-aprile e settembre-novembre. Potete anche scaricare il lunario e stamparlo per tenerlo sottomano in cantina e… buon lavoro!

Nota: l’immagine in alto è elaborata sulla famosa rappresentazione della luna, come volto umano con una navicella spaziale conficcata nell’occhio, che compare nel film di Georges Méliès, Le Voyage dans la Lune (Viaggio sulla luna), del 1902.


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Etichette da stampare per bottiglie di vino. Gratis!

Allora, avete già acquistato il vino sfuso e lo avete imbottigliato? Bene, allora perché non completare il lavoro apponendo sulle bottiglie le etichette scaricabili che abbiamo preparato: il vino figurerà meglio in tavola e con l’annata bene in vista non rischiate di lasciare indietro qualche bottiglia.

Anche quest’anno abbiamo preparato per voi un paio di nuovi modelli di etichetta con dedicati alla vendemmia 2017, ciascuna in due varianti: una per il vino rosso e una per il vino bianco.

Allora, avete già acquistato il vino sfuso e lo avete imbottigliato? Bene! Allora, completate il lavoro apponendo sulle bottiglie le etichette scaricabili che abbiamo preparato: il vino figurerà meglio in tavola e con l’annata bene in vista non rischiate di lasciare indietro qualche bottiglia!

 Etichette per vino scaricabili da stampare (vendemmia 2018)

Scegliete quella che piace di più, cliccate per aprire il documento in formato pdf e stampate le etichette: le dimensioni di ciascuna etichetta sono 9×12 cm, quindi ne abbiamo impaginate quattro per ogni foglio in formato A4.

Dovete ancora travasare?

Potrebbero esservi utili i nostri consigli per imbottigliare e per utilizzare al meglio i tappi di sughero mentre se vi siete portati avanti avanti e avete già completato l’imbottigliamento non vi resta che leggere il post sulle “best practice” per la conservazione del vino.

State ancora scegliendo il vino da acquistare? Beh, non esitate a contattarci

Ecco alcune delle nostre etichette applicate alle bottiglie. Quali sono le vostre preferite? Ce n’é qualcuna che vorreste poter scaricare nella versione aggiornata per la vendemmia 2019? Contattateci per ricevere l’aggiornamento di una vecchia etichetta.

Natale 2018: Etichette per bottiglie di vino (scarica e stampa)

La tavola delle feste è sempre speciale: personalizza anche le bottiglie di vino con le nostre etichette scaricabili e pronte per la stampa.
Cliccando sulle immagini o i link sottostanti si aprirà un file PDF con quattro etichette impaginate in un foglio A4 pronto per la stampa
È il nostro piccolo regalo ai visitatori del sito e anche un modo per fare a tutti tanti

 Auguri di Buone Feste!


Etichetta Vino Natale 2015 - V

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Etichetta Vino Natale 2015 - O

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Offerta Halloween Dolcetto

Il vino fa ingrassare? Quante calorie contiene un bicchiere di vino?

Quante calorie ci sono in un bicchiere di vino?
Si avvicina la prova costume, state per lanciarvi in una dieta dell’ultima ora e vi chiedete: sarà davvero necessario rinunciare anche a un bicchiere di vino?
A questa domanda cerca di dare risposta anche il Parlamento Europeo che con indefessa smania legiferatrice sta lavorando a un disegno di legge per imporre l’indicazione del contenuto calorico del vino in etichetta, così da favorire un consumo più consapevole anche sotto questo aspetto.
In attesa di sapere se, come e quando dovrà essere fornita questa indicazione, vediamo in che modo, già oggi, ci possiamo orientare per capire quante calorie ci sono dentro al nostro bicchiere di vino.

Grado alcolico e contenuto calorico

L’uva con cui è prodotto il vino contiene zuccheri, che, durante la fermentazione, si trasformano in alcool, quindi la prima equazione è intuitiva:

+ zuccheri = + alcool

e siccome

+ zuccheri = + calorie

ne segue che:

+ alcool = + calorie

Pertanto ecco il primo indizio: osservate sull’etichetta il grado alcolico della vostra bottiglia: tanto più è alto, tanto maggiore sarà l’apporto calorico.

Ma se volessimo un dato più preciso? Allora bisognerà fare qualche calcolo.
Supponiamo di voler calcolare il contenuto calorico di un bicchiere del nostro Gavi DOCG e della nostra Barbera d’Asti DOCG. I dati che ci servono sono i seguenti:

  • quanto alcool contiene il  vino: il tasso alcoloetrico indicato in etichetta esprime in percentuale la quantità di alcool sul volume complessivo. Ad esempio, per il Gavi DOCG,  l’indicazione 12,5% vol. significa che in 100 ml di vino ci sono 12,5 ml alcool, mentre nel caso della Barbera d’Asti a 13 gradi, in 100 ml di vino troviamo 13 ml di alcool.
  • quante calorie contiene l’alcool: 7 calorie per grammo
  • il peso specifico dell’alcool: 0,79 kg/l
  • quanto vino c’è nel bicchiere: e qui ipotizziamo 100 ml per il Gavi DOCG e 150 per la Barbera d’Asti. Questo dato, infatti,  è variabile sia in funzione della capacità del bicchiere che del livello sino al quale è riempito. In genere, in un bar o al ristorante, vi serviranno circa 80-100 ml di prosecco, spumante o champagne, 100 -120 ml di vino bianco e 125-150 ml di vino rosso (i bicchieri per i bianchi e, ancor più, le flûte sono meno capienti dei calici per il vino rosso che sono solitamtente piuttosto grandi e se non li si riempie per almeno 1/3 sfigurano).

Ed ora ecco la formula per calcolare l’apporto energetico dei nostri vini:

quantità di alcool x peso specifico x valore energetico dell’alcool

che nel caso del Gavi DOCG significa:   (12,5/100 x 100 ml) x  0,79 gr/ml x 7 cal/gr= 69,5 cal
e nel caso della Barbera d’Asti:    (13/100 x 150 ml) x  0,79 gr/ml x 7 cal/gr= 108 cal

Contenuto calorico del vino rosso e bianco

Ma è tutto qui, oppure dobbiamo tenere conto anche di altri fattori?

Davvero lo zucchero può incidere sulle calorie complessive?

Lo abbiamo già detto all’inizio: + zucchero = + calorie e, prima della fermentazione, di zucchero ce n’è davvero parecchio se si considera che nel succo d’uva la quantità è compresa tra 150-250 g/kg.
Tuttavia, dopo la fermentazione, la quantità di zucchero residuo in un vino secco è del tutto trascurabile (meno di 4 grammi per litro) per cui lo è anche il suo apporto energetico.
Così se, ad esempio, riconsideriamo il nostro Gavi o la nostra Barbera d’Asti, riscontriamo una quantità di zuccheri totali (fruttosio + saccarosio + glucosio) residui davvero minima: rispettivamente di 2 g/l e 3 g/l.

A questo punto il calcolo è semplice: basta infatti moltiplicare l’apporto calorico di un grammo di zucchero, che è di 3,92 calorie, per la quantità di zucchero residuo presente nel di vino e rapportarlo alla quantità di vino contenuta nel bicchiere. Quindi, ad esempio, le calorie derivanti dallo zucchero presente nel bicchiere contenente 100 ml di Gavi DOCG, sono: 3,2 cal/g x 2 g/l x 0,1 l = 0,44 cal … praticamente niente. 

Piemonte Moscato DOC - Vino dolceIl discorso è diverso nel caso di un vino dolce che deve avere un quantitativo minimo di zucchero di 45 grammi per litro. Ad esempio, se consideriamo una coppa di Piemonte Moscato DOC, con residuo zuccherino di 125 g/l, dovremo aggiungere alle calorie derivanti dalla componente alcoolica, in questo caso sensibilmente bassa ( 5,5% vol.), per cui potrebbero sembrarci poche:

(5,5/100 x 100 ml) x  0,79 gr/ml x 7 cal/gr =
31 cal dovute alla componente alcoolica

quelle apportate dal residuo zuccherino, che sono di più:

3,2 cal/g x 125 g/l x 0,1 l =
40 cal  dovute al residuo zuccherino

Totale: 72 cal. per 100 ml di vino.

Tutto considerato,  più che il calcolo, per il consumatore,  può risultare difficile conoscere questa quantità di zucchero presente nel vino, considerato che non è obbligatorio indicarla in etichetta.
Infatti, solo per i vini spumanti (sovrapressione a 20°C non inferiore ai 3 bar) la normativa (Regolamento CE 607/2009) prevede che sia riportata sempre l’indicazione del tenore di zucchero così espressa:

brut nature Se il tenore di zucchero è inferiore a 3 g/l
extra brut Se il tenore di zucchero è compreso tra 0 e 6 g/l
brut Se il tenore di zucchero è inferiore a 12 g/l
extra dry Se il tenore di zucchero è compreso tra 12 e 17 g/l
sec Se il tenore di zucchero è compreso tra 17 e 32 g/l
demi-sec Se il tenore di zucchero è compreso tra 32 e 50 g/l
doux Se il tenore di zucchero è superiore a 50 g/l

Per tutti gli altri vini non è obbligatorio dichiarare il contenuto in zuccheri non fermentati, ma chi lo fa (e in realtà non è infrequente trovarne esplicita indicazione, magari nella contro etichetta)  allora deve attenersi a queste indicazioni:

secco Se il tenore di zucchero non è superiore a 4 g/l
abboccato Se il tenore di zucchero è superiore al limite massimo sopra fissato ma non supera 12 g/l
 amabile Se il tenore di zucchero è superiore al limite massimo sopra fissato ma non supera 45 g/l.
dolce Se il tenore di zucchero è almeno pari a 45 g/l

In realtà nel 2012, il DM del 13 agosto, ha stabilito anche le indicazioni che possono essere utilizzate per i vini liquorosi (con titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 15% vol. e non
superiore a 22% vol.):

secco Fino a 40 g/l
semisecco o amabile Da 40 a 100 g/l
dolce Superiore a 100 g/l

e per quelli frizzanti (vini con titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 7% vol. e che
presentano una sovrapressione non inferiore ad 1 e non superiore a 2,5 bar):

secco Da 0 a 15 g/l
semisecco o abboccato Da 12 a 35 g/l
 amabile Da 30 a 50 g/l
dolce Superiore a 45 g/l

Crediamo di avervi detto tutto il necessario quindi proviamo a riassumere.

Un consumo assennato di vino può incidere per circa il 7-12% del nostro fabbisogno energetico giornaliero

Per calcolarlo abbiamo considerato un paio di bicchieri a media gradazione alcolica e li abbiamo rapportati al fabbisogno giornaliero “standard” di un adulto che è poco al di sopra di 2000 calorie … anche se si sa che questo valore può variare in funzione del sesso della corporatura e dello stile di vita e può essere inferiore in un periodo in cui siamo sottoposti a un regime alimentare restrittivo (come nel caso di una dieta), si tratta in fin dei conti una percentuale davvero modesta.

Sia all’aperitivo che a tavola bere un bicchiere di vino comporta una minore assunzione di calorie rispetto al consumo di altre bevande

Il contenuto energetico è molto inferiore a quello di un qualsiasi superalcolico che potreste ordinare per aperitivo ma è anche complessivamente inferiore a quello di una lattina di una qualsiasi bibita gassata dolcificata (come la Coca Cola), di una birra, di un the freddo o di un succo di frutta industriale perché, sebbene il valore energetico per 100 ml sia inferiore, la quantità che se ne consuma è generalmente almeno doppia o tripla.

La differenza di contenuto energetico tra i diversi tipi di vino non è abbastanza significativa per poter ragionevolmente influenzare la vostra scelta

Non vorrete davvero scegliere il vino da portare a tavola in funzione di un eventuale risparmio di poche decine di calorie? Piuttosto rinunciatevi per uno o due giorni ma poi concedetevi il lusso di assaporare con serenità il vostro vino preferito, quello più adatto ai vostri piatti, alla situazione o magari solo al vostro umore … e lasciatevi saziare di soddisfazione.

Non siete ancora del tutto convinti? E se vi dicessimo che “un bicchiere di vino rosso equivale a un’ora di palestra“?
Eppure parrebbe così… almeno per gli effetti salutistici, se non direttamente nella perdita di peso: i ricercatori dell’Università di Alberta (Canada) hanno scoperto che il reservatrolo, presente nel vino rosso, ha effetti benefici sulla nostra salute, simili a quelli dell’esercizio fisico, in particolare sulla funzione cardiaca e sulla forza muscolare.
Il resveratrolo potrebbe aiutare quei pazienti che avrebbero bisogno di esercizio ma non sono fisicamente in grado di sostenerlo” amplificando i benefici attivati da una modesta quantità di attività motoria.
Altri studi avevano già rivelato che chi beve un bicchiere di vino rosso al giorno ha meno probabilità di sviluppare la demenza o il cancro, ma ora il nuovo studio allarga i benefici di un moderato consumo di vino rosso anche al cuore e alla regolazione della glicemia attribuendogli un’azione anti-ageing.
Hipp hipp hurra! - Brindisi Insomma bevete vino moderatamente, responsabilmente ma anche serenamente. Salute !! 🙂

Panino Monferrino: mai più senza! Tanti prodotti tipici in un sol boccone

Il Panino Monferrino ce lo siamo inventato noi… forse.
Beh, può essere che qualcuno ci avesse già pensato, ma noi non lo sapevamo e così, quando abbiamo avuto l’idea di sposare i sapori più buoni del nostro territorio, il risultato ci è apparso subito come una rivelazione: il paradiso fatto panino 😀 .

Panino Monferrino: robiola di Roccaverano, miele, nocciole, testa in cassetta di Gavi

Dunque per preparare il “Panino Monferrino” perfetto vi occorre:

  • pane: meglio se tipico, così vi consigliamo le papere, panini tipici caratteristici del Monferrato, bianchi, molto leggeri (a volte, quasi vuoti dentro) ma con la crosta sottile e quindi al contempo morbidi e croccanti. La papera è piuttosto diffusa anche in Liguria e si riconosce facilmente perché nel mezzo ha un avvallamento, fatto con il taglio della mano prima di mettere il pane in forno;
  • robiola di Roccaverano: è un formaggio DOP a pasta fresca prodotto con latte caprino. Può essere di pura capra oppure con latte misto (minimo 50% capra + latte vaccino e/o ovino). Noi amiamo i sapori forti e quindi di solito utilizziamo quello di pura capra… però può non piacere a tutti (abbiamo avuto ospiti stranieri che proprio non ce l’anno fatta). Per maggiori informazioni consultate il sito del Consorzio per la tutela del formaggio robiola di Roccaverano DOP;
  • miele: noi usiamo quello di Gavi, dei nostri vicini Giada, Ilde e papà Sergio e quindi possiamo dire di conoscere molto bene i produttori… ape per ape!
  • nocciole: naturalmente Piemonte IGP vale a dire la migliore del mondo. Altre info sul sito del Consorzio Tutela Nocciola Piemonte;
  • testa in cassetta di Gavi: è il pezzo forte della composizione, un salume “povero” della tradizione contadina prodotto con vari tagli “di risulta” di maiale e di manzo. E proprio in questo sta la particolarità della testa in cassetta di Gavi (presidio Slow Food http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/testa-in-cassetta-di-gavi/): nell’utilizzo di tagli di bovino (lingua, muscolo e cuore), che la rendono più delicata, e di aromi come pepe, cannella, coriandolo, chiodi di garofano e noce moscata;

Testa in cassetta di Gavi e Robiola di Roccaverano

Insomma per una merenda “rinforzata”, all’aperitivo o nel pranzo al sacco, il Panino Monferrino è il nostro “must to have”.

Ah, cosa bere insieme? Naturalmente un vino del territorio: a tutto Monferrato!

Gelatina di vino rosso o vin brulé

La gelatina di vino è una vera lecornìa da degustare con un tagliere di formaggi ma può essere anche un dessert da consumare in purezza o da accostare alla pasticceria secca.

Potete preparare la gelatina in piccoli vasetti oppure potete utilizzare degli stampini per preparare piccole forme che decoreranno magnificamente i vostri piatti: perché le gelè di vino non sono solo buone ma anche belle!

Gelatina di vino Vin Brule

La gelatina di vino più buona è per noi quella ottenuta partendo da un buon  vin brulé (nell’immagine sotto le proporzioni tra gli ingredienti nella nostra ricetta)

Gelatina di vino - Vin Brule ingredienti

La ricetta base però prevede semplicemente l’utilizzo di un buon vino rosso fruttato con un po’ di zucchero (la proporzione dipende dai gusti ma noi consigliamo di non superare mai i 300 grammi per litro di vino ) e una sostanza gelificante. Il tipo e la quantità di addensante da utilizzare possono essere scelti secondo le proprie preferenze (per approfondire vi segnaliamo i consigli  di Intravino)
Noi che non prepariamo mai le la gelatina di vin brulé per conservarla a lungo, come le marmellate, ma solo per l’occasione, preferiamo i fogli di “colla di pesce” perché sono semplici da dosare ed utilizzare garantendo sempre un buon risultato.
Se intendete preparare dei piccoli vasetti consigliamo di impiegare 8 grammi di colla di pesce per ½ litro di vino, per avere una consistenza più morbida, mentre per una buona riuscita delle formine sono necessari 12 grammi di colla di pesce per ½ litro e comunque, se volete che si presentino al meglio, è preferibile prepararle il giorno stesso.

Gelatina di vin brulleLa realizzazione è molto semplice: preparate il vin brulé secondo la ricetta e mentre aspettate che raffreddi un po’ per filtrarlo ammollate i fogli di pesce per una decina di minuti in un po’ di acqua fredda quindi strizzate i foglietti e fateli sciogliere nel vino caldo. Riempite i vostri contenitori e quando non saranno più caldi trasferiteli in frigo dove dovranno riposare per almeno 4 ore.