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Itinerario Gavi e dintorni: tra vigneti e castelli storici

I dintorni di Gavi sono costellati da una moltitudine di borghi medioevali, ciascuno con la propria rocca fortificata o castello signorile, che si alternano al paesaggio di vigna e a sporadici boschetti. Così, per una rapida visita che possa consentirvi di cogliere l’essenza di questo territorio quasi con un solo sguardo, abbiamo preparato un itinerario ad anello (più o meno) di circa 60 km, con partenza e arrivo dall’uscita Serrvalle Scrivia dell’Autostrada A7 Milano – Genova (non ci si può sbagliare: è la stessa dell’Outlet).

Non abbiamo incluso strade sterrate ma alcune, sebbene asfaltate, sono stradine decisamente secondarie. Tuttavia, in genere, le direzioni sono ben segnalate. Inoltre, se siete dotati di smartphone o tablet e di una connessione internet mobile, potete seguire l’itinerario sulla mappa di Google che abbiamo creato appositamente (nella descrizione sotto richiamiamo indicati con le lettere i paesi e alcuni punti di interesse segnalati sulla cartina).

Mappa-Gavi-e-dintorni-p

Clicca sull’immagine della cartina per aprire la Google map interattiva

Se invece lo preferite abbiamo anche predisposto la versione pdf stampabile di questa piccola guida (scarica la nostra “Mini – guida alla scoperta di Gavi e dintorni, tra vigneti e castelli storici“).

Queste le tappe del nostro itinerario:

1. Direzione Tassarolo
2. Il castello di San Cristoforo
3. Castelletto D’Orba
4. Il castello di Montaldeo
5. Proseguire o tornare?
6. Il “castello dell’Innominato”
7. Il castello e il “ricetto” di Lerma
8. Sulla via del ritorno
9. L’ex abbazia di San Remigio
10. Santuario della Madonna della Guardia di Gavi
11. Gavi e la sua fortezza
12. Verso casa
13. Altre risorse utili per conoscere o visitare Gavi e dintorni

Partenza!

1. Direzione Tassarolo

Appena usciti dall’autostrada (A) tagliamo subito su per la collina alle spalle di Serravalle Scrivia seguendo le indicazioni per il Golf Club. Presto però lasciamo la strada che porta a Monterotondo (ci passeremo al ritorno) e, appena superata la chiesetta alla nostra sinistra, svoltiamo a destra in direzione Novi Ligure (B). Proseguiamo tranquillamente tra le vigne sino all’incrocio con la Strada Provinciale 158 che, compiendo una svolta a gomito, imbocchiamo in direzione Tassarolo – Gavi (C). Prima di arrivare al castello di Tassarolo, una piccola deviazione (Via della Rovere Verde) ci consente di ammirare un albero di ben 400 anni! Si tratta di un cerro-sughera (Quercus crenata), un incrocio naturale tra il cerro (Quercus cerris) e la quercia da sughero (Quercus suber), alto ben 18 metri con una chioma di 4 metri.

Cerro Sughera: albero di 400 anni a Tassarolo

Risaliamo verso il centro del paese dominato dal Castello (D) un tempo centro nevralgico della “Contea di Tassarolo”, feudo degli Spinola di Luccoli, una delle famiglie più importanti della storia genovese e tuttora proprietaria del castello. Gli Spinola vi si insediarono intorno alla metà del XIV° secolo, furono investiti del titolo di Conti nel 1560, nel 1689 acquisirono il diritto a creare una zecca per battere moneta e mantennero il governo del territorio sino al 1797 ovvero sino a che Napoleone non abolì il sistema feudale.
Oggi il la proprietà è un’azienda vitivinicola che utilizza i cavalli per i lavori in vigna.

2. Il castello di San Cristoforo

Proseguiamo, sempre tra i vigneti, verso Gavi ma per ora non entriamo in paese e giriamo (E) sulla Strada Provinciale 176. Seguiamo il corso del fiume Lemme diretti verso il paese di San Cristoforo (F) dove troviamo il secondo castello del nostro itinerario, nella zona uno tra i più grandi e dai trascorsi più illustri: vi soggiornarono, tra gli altri, Federico Barbarossa e Napoleone.
Si tratta di un complesso interessante, con la chiesa, un piccolo parco e diversi edifici (costruzioni militari, case, magazzini e laboratori artigiani) raccolti intorno all’abitazione del signore, il tutto racchiuso da una cinta muraria.
Il complesso ospita oggi alcune abitazioni private e diversi uffici pubblici e anche il parco è pubblico.
L’origine è molto antica forse addirittura romana con un consolidamento in epoca longobarda: l’elemento più antico che possiamo osservare oggi è la torre, dalla strana pianta poligonale, sottile e alta, detta “del Gazzolo”, eretta nel X secolo con funzione strategica e di difesa, forse dai Saraceni (sic!). Di proprietà, all’epoca, dei marchesi di Parodi, la leggenda narra che questi fecero costruire un percorso sotterraneo segreto che metteva in collegamento San Cristoforo e Parodi.
Nel XIV secolo anche questo possedimento  entra nella sfera di potere della famiglia Spinola che tra alterne vicende ne mantiene la proprietà sino al 1957.

3. Castelletto D’Orba

Per andare da San Cristoforo a Castelletto seguiamo la strada provinciale 176. In questa parte del nostro percorso la vigna si alterna ad altre coltivazione, quartieri residenziali e piccole macchie boschive.
Naturalmente non poteva mancare un castello proprio a Castelletto (G)! 😀

Castelletto d'Orba: il castello

Castelletto d’Orba: il castello

La struttura è un blocco compatto quadrangolare, posto in posizione dominante, secondo il modello più diffuso nel territorio tra il 1300 e il 1500. È ingentilita però da eleganti colonnine in marmo bianco delle bifore gotiche, con piccoli finestrini a “occhio di bue” che le sormontano e una fitta merlatura in mattoni. Il castello venne costruito nel XI secolo sulla sommità di una collina in cui i primi insediamenti risalgono all’epoca romana. L’aspetto attuale è conferito da un restauro compiuto ai primi del 1900 da Alfredo D’Andrade, lo studioso, pittore e progettista che edificò il Castello de Albertis a Genova (oggi sede del Museo Etnografico), ideò il Borgo medioevale al Parco del Valentino a Torino e che con la sua passione per il medioevo, perseguendo numerosi interventi di restauro filologico sul centro storico di Genova, vi ha impresso una particolare connotazione.

4. Il castello di Montaldeo

Da Castelletto d’Orba, seguendo la strada provinciale 175, ci bastano appena 10 minuti, in auto o moto, per arrivare a Montaldeo un piccolo nucleo medioevale sovrastato dal castello eretto nel 1271, dopo che già una volta, cinquant’anni prima, era stato distrutto dai Genovesi. Montaldeo rappresentava infatti un baluardo del governo di Alessandria sempre più minacciato dalle mire espansionistiche della Repubblica genovese.

Castello di Montaldeo

Castello di Montaldeo

Il castello sorge su un alto basamento che ne accentua l’imponenza. Nonostante il basamento fortificato, con garrite e posto di guardia, e il percorso di gronda aggettante sulla sommità dell’edificio, si tratta sostanzialmente di una dimora signorile e non di un baluardo difensivo.

L’impianto a blocco è tra i più leggibili e ben inseriti nel paesaggio: il castello di Montaldeo è visibile e chiaramente riconoscibile da ogni lato anche da una grande distanza. All’interno sono conservati arredi antichi ed armi mentre nei sotterranei un intricato groviglio di scalette, corridoi e trabocchetti conduce alle celle dell’antica prigione.
Nei primi decenni del 1500, sullo sfondo di un’estrema miseria, il castello fu teatro di una rivolta nei confronti della famiglia Trotti (al cui nome, quasi per ironia, è più spesso associato il castello) che aveva governato e perpetrato soprusi per circa un secolo: uomini, donne e anche i fanciulli appartenenti alla signoria vennero trucidati. In seguito alla restaurazione del potere, allora in mano agli Sforza, i congiurati vennero condannati alla confisca dei beni e all’esilio: una pena mite per quei tempi, segno che forse agli Sforza era chiaro da quale parte fosse la ragione. In ogni caso dopo pochi anni il castello entrò a fare parte dei possedimenti della famiglia genovese dei Doria che ne mantiene la proprietà tutt’oggi.

5. Proseguire o tornare?

Da Montaldeo si prosegue sulla provinciale 175 in direzione Mornese ma in prossimità dell’incrocio con la provinciale 168 (H) si aprono due possibilità:

  • se siete stanchi prendete la strada in direzione Parodi – Gavi per incamminarvi sulla via del ritorno
  • se, invece, vi va di fare qualche altra scoperta proseguite ancora poche centinaia di metri in direzione Mornese ma al bivio che indica la strada per Ovada lasciate la provinciale 175 e prendete per Ovada via Casaleggio – Lerma

6. Il “castello dell’Innominato”

Giunti a Casaleggio, con una piccola deviazione in direzione dei laghi della Lavagnina – parco delle Capanne di Marcarolo, raggiungiamo in pochi minuti il castello, uno tra i più antichi del territorio (fondato approssimativamente intorno al 1000) ma non tra i più interessanti né per impianto architettonico, né per ruolo storico, eppure tra i più suggestivi.
Il castello di Casaleggio, infatti, non è inserito come tutti gli altri in un borgo ma è isolato, arrampicato sul fianco di una collina, circondato da una natura pressoché incontaminata, a tratti selvaggia, che gli conferisce un’aura di mistero e con una piccola chiesa ai suoi piedi che contribuisce a creare un’impressione d’imponenza superiore a quella reale dell’edificio. L’insieme del bosco, del castello e della chiesetta ha insomma un forte impatto scenografico, ragione per cui nel 1967 fu utilizzato per rappresentare il castello dell’Innominato (nome con cui infatti è noto nei dintorni) in un famosa versione televisiva de “I promessi sposi”.

7. Il castello e il “ricetto” di Lerma

Infine, proseguendo sulla provinciale 170 arriviamo a Lerma (I). Il castello di Lerma è davvero molto bello e sicuramente uno dei più interessanti del nostro percorso.

Il "Ricetto" del castello di Lerma

Il “Ricetto” del castello di Lerma

Si tratta di un complesso formato da una cinta muraria che accoglie il maniero, la torre di guardia, la chiesa e il “ricetto” e che si erge sulla sommità di una rocca di tufo, a strapiombo sulla valle del Piota.
L’impianto attuale risale alla metà del XVI secolo quando fu realizzato per volontà di Luca Spinola che vi incorporò un torrione preesistente (XII secolo) con un lato tondeggiante e vi aggiunse una seconda torre quadrata che si affaccia sull’interno del complesso.

Il “ricetto” è un piccolissimo borgo che era destinato a offrire protezione (ricetto, rifugio appunto) alla popolazione in caso di pericolo o assedio, eventualità non rare a quell’epoca. Oggi è ancora perfettamente conservato, anzi valorizzato dalla cura degli abitanti.

 

La piccola piazza a cui si accede dalla porta principale e su cui si affacciano anche il palazzo nobiliare e la chiesa offre un bellissimo panorama sulla vallata sottostante. L’interno del palazzo, tutt’ora di proprietà della famiglia Spinola, conserva ancora numerosi oggetti antichi e opere d’arte tra cui quadri di Rubens e Van Dyck ma purtroppo non è visitabile.

8. Sulla via del ritorno

E prendiamo finalmente la via del ritorno ripercorrendo a ritroso l’ultimo tratto di strada prima in direzione Mornese e poi Parodi Ligure – Gavi, sino all’incrocio tra la provinciale 175 e 168 (H) , dove già ci eravamo posi il dubbio se proseguire o tornare. Questa volta prendiamo la provinciale 168 e dopo qualche curva passiamo la frazione Cadegualchi. Da qui e sino al nostro passaggio sotto al paese di Parodi ci fa compagnia, sulla sinistra, l’inconfondibile profilo del castello di Montaldeo.

Il castello di Montaldeo visto da Parodi

Il castello di Montaldeo visto da Parodi

Già che ci siete, segnatevi il posto per tornare a Parodi Ligure il primo weekend di Agosto alla Festa degli Antichi Mestieri, quando tutto il paese rispolvera gli abiti tradizionali e mette in scena la vita contadina di un passato non così remoto quanto può sembrare. Vi aspettano un vecchio trattore Orsi impegnato nella trebbiatura, la scuola così come l’hanno vissuta i nostri nonni, un accampamento militare del XVII secolo, lo spettacolo delle marionette per i bimbi e lo spettacolo dei bimbi, le vecchine che filano, ricamano e intrecciano canestri, la pizzata in piazza, gli animali da cortile, la lotteria, il corteo storico rinascimentale e la focaccia alla salvia e rosmarino appena sfornata. Insomma qualcosa a metà tra la sagra di paese e un viaggio avanti e indietro nel tempo.

9. L’ex abbazia di San Remigio

Scendiamo i tornanti che ci portano alla piana dell’Albedosa, un’ampia vallata che sembra una coperta patchwork di campi di grano, patate, vigne e orti e dove sorge l’ex Abbazia di San Remigio, importante centro di potere e di produzione culturale nell’alto medioevo, oggi vessillo ed edificio storico recuperato dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, chiesa sconsacrata deputata ad ospitare manifestazioni culturali, durante le quali è possibile effettuare la visita.

Ex-abbazia di San Remigio a Parodi Ligure

Ex-abbazia di San Remigio a Parodi Ligure

10. Santuario della Madonna della Guardia di Gavi

Risaliamo la collina sino al campo sportivo di Cadepiaggio e poi ancora un paio di curve per arrivare in località Nebbioli dove si trova il Santuario di Nostra Signora Regina della Guardia di Gavi, uno straordinario punto panoramico da cui osservare tutta la Val Lemme dal monte Tobbio alla piana di Novi. Qui si trova anche la nostra cantina , proprio ai piedi del Santuario.

11. Gavi e la sua fortezza

Last but not least, dopo un paio di chilometri, eccoci finalmente a Gavi. Questa volta però la storia del forte e del paese, oltre 1000 anni di una storia ricca di eventi a partire dal 972 (data in cui si registra il primo documento ufficiale che menziona Gavi) sono veramente difficili da riassumere in poche righe. Allora, diremo solo di come, a causa della posizione strategica sulla via di comunicazione tra Genova e il Mediterraneo da una parte e la pianura Padana dall’altra, Gavi fu a lungo contesa, dall’XI al XVI secolo, tra Genova e i signori che dominavano Piemonte e Lombardia, il Barbarossa prima, poi i Visconti e quindi gli Sforza.

Il forte di Gavi domina il paese e i vigneti

Il forte di Gavi domina il paese e i vigneti

Nel 1528 però il feudo passò definitivamente in mano ai genovesi che lo tennero sino al 1815 quando la Repubblica di Genova fu annessa al regno di Savoia. E furono proprio i Genovesi a definire nel 1540 i tratti principali del forte di Gavi: una costruzione acquattata sulla sommità di una rocca, in parte costruita, in parte scavata nella roccia stessa.
Dopo circa un secolo però i Piemontesi riescono ad espugnare il forte e così quando i genovesi lo riconquistano decidono di ampliarlo e rafforzarne i bastioni di difesa. I lavori del 1640 sono quelli che sanciscono la fisionomia attuale ma in realtà gli interventi migliorativi furono pressoché continui fino all’avvento dei Savoia che trasformarono la fortezza militare in prigione, segnando l’inizio di un periodo di declino.
Sia durante la prima che la seconda guerra mondiale, il forte di Gavi accolse i prigionieri, Austriaci prima e poi alleati, soprattutto inglesi, alcuni dei quali furono protagonisti di una rocambolesca fuga.

Gavi "tipicittà": chiesa di San-Giacomo e AmarettiAnche il paese merita però almeno una breve visita. Potete lasciare la macchina o la moto nella piazza principale (Piazza Dante), purché non sia domenica mattina, quando la piazza è chiusa per consentire lo svolgimento del mercato settimanale. Scendete lungo la via Mameli e a metà strada, alla vostra sinistra, incontrerete un’antica pieve romanica, la chiesa di San Giacomo, dall’originale campanile ottagonale non regolare.
Se dopo la visita alla pieve, vi infilate nel vicolo che lambisce l’abside della chiesa oppure le girate intorno infilandovi sotto l’arco che si apre a destra dell’ingresso principale, vi troverete in un grazioso loggiato affacciato sul Lemme.
Sulla via Mameli, ma anche sulle parallele via Garibaldi e via Monserito, si affacciano numerosi palazzi nobiliari, molti dei quali di origine medioevale, come rivelano alcuni basamenti, tra cui quello del palazzo comunale (“Palazzo di Città”).
Da alcuni anni, intorno alla metà di maggio si tiene la manifestazione “Gavi Città Aperta“. Questa è un’ottima occasione per accedere ai cortili di alcuni di questi edifici, altrimenti privati e chiusi al pubblico, accompagnati da guide che ne illustrano le caratteristiche architettoniche e raccontano le vicissitudini storiche degli antichi proprietari.
L’ultimo weekend di Agosto si svolge invece “di Gavi in Gavi” manifestazione enogastronomica che consente di abbinare il Gavi DOCG alle specialità culinarie tipiche della zona, andando a cercarle negli angoli più suggestivi del paese: un modo davvero coinvolgente di visitare Gavi e di “assaporarne” tutte le virtù!

Gavi: il portino in una cartolina del 1943

Gavi: il portino in una cartolina del 1943

Dopo una cinquantina di metri dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, prendendo un vicolo a sinistra, vico Portino, troverete l’unica porta superstite (detta “Porta di Bagnacavallo” o “il Portino”) delle quattro che davano accesso alla città in epoca medioevale.

Infine, in fondo in fondo al paese, superato anche l’edificio che un tempo era il macello comunale e oggi ospita l’Enoteca Regionale del Gavi, si arriva al Molino del Neirone, un molino ottocentesco alimentato ad acqua con ruota di circa 10 metri: i proprietari sono persone gentilissime, spesso disponibili a farlo visitare e persino a mostrarne il funzionamento: il mulino è tutt’ora in perfetta efficienza e vi si possono acquistare ottime farine.

 

12. Verso casa

Ora finalmente possiamo riguadagnare la strada di casa: usciamo da Gavi in direzione Arquata Scrivia ma all’altezza del convento dei frati Cappuccini (Convento di Nostra Signora delle Grazie di Valle) che vediamo alla nostra destra, svoltiamo a sinistra sulla strada provinciale 162 in direzione Monterotondo. Attraversiamo ancora una volta i vigneti e da qui puntiamo sul casello di Serravalle Scrivia, da dove eravamo partiti.

Felice rientro e tornate a trovarci!

13. Altre risorse utili per conoscere o visitare Gavi e dintorni

Ex Abbazia di San Remigio – Abbey Contemporay Art

L’ex Abbazia di San Remigio di Parodi Ligure appartiene ad un antico insediamento benedettino a meno di 4 km da Gavi. San-Remigio-vicino-GaviDalla fondazione del monastero e poi dell’adiacente chiesa di Santo Stefano sullo scorcio del XII° secolo, per quasi 400 anni, San Remigio è un importante centro religioso ma anche economico e culturale, punto di riferimento per tutti gli insediamenti che si estendevano da Voltaggio a Bosio e poi oltre, verso il mare, attraverso le Capanne di Marcarolo.
Nel XVI° secolo il monastero cessa di funzionare e diventa parrocchia ma è nei primi anni del 1800 che il complesso viene significativamente rimaneggiato sino a raggiungere sostanzialmente l’aspetto attuale: la chiesa è ampliata con l’aggiunta delle navate laterali e, poco tempo dopo, lì accanto, viene costruito l’Oratorio.

San remigio: la cupola sopra l'altare maggiore

Nel 1959 inizia un lungo periodo di abbandono della chiesa e di degrado della struttura che culmina nel crollo della copertura della navata centrale.
Nel 1982 la chiesa viene donata al Comune di Parodi Ligure così, grazie all’interessamento delle autorità locali, dell’associazione Italia Nostra e con il risolutivo intervento della nterno dell'abbazia di San Remigio presso Gavi: dettaglioSopraintendenza può iniziare una lunga fase di consolidamento e recupero che consente nel 2010 la riapertura al pubblico.Per arrivare a San Remigio da Milano consigliamo l’uscita Serravalle (potrebbe essere l’occasione anche per una visitina all’Outlet in periodo di saldi), mentre da Genova consigliamo l’uscita di Vignole (beh, anche Serravalle va bene se non volete perdervi lo shopping). Seguite quindi le indicazioni per Gavi e da qui quelle per Parodi Ligure – Ovada. Transitate proprio davanti alla Cantina Cartasegna :-), superate Cadepiaggio e… eccola, l’abbazia è raggiunta. Percorrendo la strada che attraversa la bella valle coltivata, San Remigio e il piccolo borgo antico che si stringe intorno ci regalano un bellissimo colpo d’occhio: la macchia di ombra e il complesso architettonico ci appaiono come una piccola oasi di pace… in vero un po’ trascurata, ma molto suggestiva. Il restauro è stato ben condotto e lo spazio e la luce sono davvero interessanti ma è soprattutto nella zona intorno alla torre campanaria che si possono riscontrare tracce dell’impianto millenario.

San-Remigio-arrivando-da-GaviNella presentazione del complesso di San Remigio messa a disposizione dal Comune si trovano altre notizie sul complesso e tutti i recapiti. La chiesa può essere visitata solo su appuntamento contattando il Comune di Parodi Ligure oppure in occasione delle occasioni culturali di vario genere che la chiesa ospita diverse volte all’anno. Abbey Contemporary Art è una di queste e giunge, quest’anno, alla quinta edizione.

Ex Abbazia di San Remigio

Conferenza a San Remigio

Abbey Contemporary Art – Edizione 2015

Gli artisti ospiti affrontano il tema dei disastri ambientali partendo dalla commemorazione delle vittime, oltre 100, causate il 13 agosto 1935 dal crollo della diga di Molare. Un Vajont dimenticato, rimosso, misconosciuto ma rievocato, esattamente ottant’anni più tardi, il 13 agosto, proprio alla diga di Molare, con una performance di Setsuko “Camminata bianca – Silenziosa”. Ma in concomitanza con la mostra sono previsti altri due eventi, un’opera teatrale e una conferenza che ricorderanno quel giorno terribile: scarica la locandina dell’evento per il programma completo.

Abbey-Contemporary-Art-2015

La nuova edizione (la quinta) della mostra internazionale d’arte contemporanea è aperta dal 17 al 26 luglio dalle 16 alle 22 e come ogni anno si propone come occasione per ri-conoscere e rileggere in modo creativo la storia e il paesaggio dell’alto ovadese e per rivivere e reinterpretare l’edificio stesso dell’ex abbazia.

Abbey Contemporary Art – Edizione 2014

Quest’anno, in occasione del 70° anniversario dell’eccidio della Bendicta, la mostra d’arte contemporanea organizzata da Michele Dellaria è dedicata a i “Luoghi della memoria” e si “sdoppia” tra la sede di Parodi e l’abbazia della Bendicta.

Opera di Piergiorgio Colombara

Opera di Piergiorgio Colombara

Il Monastero di San Remigio e quello dellla Benedicta erano due complessi monastici entrambi nel territorio di Parodi Ligure: oggi la Benedicta fa parte del comune di Bosio. Le prime notizie riguardanti il priorato della Benedetta, situata nel parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, risalgono all’XI sec quando, oltre ad essere luogo di culto e presidio del territorio, era anche località di sosta e di ristoro per chi affrontava il difficile viaggio d’Oltregiogo. Durante la Resistenza Partigiana, tra il 6 e l’11 aprile 1944, fu scritta una pagina buia e sanguinosa della storia di questo luogo: dopo giorni di scontri tra reparti tedeschi e Guardia Nazionale Repubblicana da una parte e partigiani e giovani renitenti alla leva dall’altra, con molte perdite tra le brigate partigiane, molti uomini tra i più inesperti e male armati si rifugiarono nel Abbey Contemporary Art 2014 - Abbazi di San remigio - Parodi Ligure (AL)Monastero ma vennero fatti saltare in aria con l’esplosivo. Altri furono rastrellati, 75 vennero fucilati, altri ancora incarcerati e molti fucilati successivamente per rappresaglia. I ragazzi che si erano sottratti alla leva vennero indotti dai tedeschi a consegnarsi promettendo loro che avrebbero avuta salva la vita ma 351 di essi furono destinati ai campi di concentramento in Germania dove morirono in oltre 200. Oggi le opere di questi artisti provano a far rivivere la memoria di questi luoghi e a  riconciliarci con essi lavorando sulla forza creativa del ricordo. Scarica il programma della mostra Abbey Contemporary Art 2014

Abbey Contemporary Art – Edizione 2013

Abbey-Cntemporary-Art-San-RLa mostra, curata da Michele Dellaria, coinvolge 20 artisti contemporanei che sono chiamati a interloquire con l’antico edificio, il paesaggio e i visitatori partendo ogni anno da un tema diverso. Così le opere che saranno in mostra dal 19 luglio (vernissage ore 18 con performance di Ben Patterson) al 28 luglio interpreteranno cinque elementi: acqua, aria, fuoco, terra e etere-cielo-vuoto (l’elemento primario nella tradizione orientale). Durante il periodo di apertura della mostra San Remigio ospiterà anche concerti, conferenze e performance.

 


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