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Le etichette del vino – FAQ

In un post precedente abbiamo cercato di fare chiarezza sui contenuti delle etichette sulle bottiglie di vino. Ora proviamo a rispondere ai dubbi più comuni che possono sorgere leggendo le etichette.

Come leggere le etichette del vino

Cosa significa DOC, DOCG e IGT? Che differenza c’è rispetto a DOP o IGP?

La normativa europea ha inteso valorizzare la territorialità dei vini regolamentando le pratiche per la produzione dei vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e a Indicatione Geografica Protetta (IGP). Tuttavia, nel rispetto delle tradizioni locali, la normativa consente di sostituire o affiancare le indicazioni comunitarie DOP e IGP con quelle tradizionali del paese di produzione quindi, per l’Italia: Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), Denominazione di Origine Controllata (DOC) e Indicazione Geografica Tipica (IGT). Per un approfondimento sull’argomento si rimanda al post sulla classificazione dei vini in Italia. L’indicazione della categoria può essere omessa in Italia solo per i vini Asti, Marsala e Franciacorta, in Francia per lo Champagne e in Portogallo per il Port o Porto e Madeira o Madère.

Cos’è un vino varietale?

Si tratta di un vino senza denominazione di origine o indicazione geografica e, quindi, non soggetto ad alcun disciplinare di produzione, che deriva per almeno l’85% dalla vinificazione di uve del vitigno indicato in etichetta. Tuttavia, per proteggere le varietà territoriali, possono essere indicati in etichetta solo i vitigni internazionali: Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, tra i vitigni rossi, Chardonnay e Sauvignon, tra quelli bianchi. L’indicazione “Varietale” può essere seguita e dal colore di base (bianco, bosso o rosato). I vini varietali possono anche essere denominati “spumanti” e “frizzanti”.

Cosa significa “Contiene solfiti”?

La dicitura “Contiene solfiti” è obbligatoria per i vini che contengono più di 10 mg/litro di anidride solforosa (vale a dire la grande maggiornaza dei vini in commercio). Per i vini che contengono meno di di 10 mg/litro di anidride solforosa è libera scelta dell’imbottigliatore di non apporre la dicitura “Contiene solfiti” o invece di indicare il valore effettivo (e certificato da un laboratorio autorizzato), offrendo così un’informazione totalmente completa e corretta

Che differenza c’è tra “Imbottigliato all’origine” e “Imbottigliato nella zona di produzione”?

Qualora l’imbottigliamento avvenga all’interno della stessa azienda agricola di produzione delle uve sono ammesse alcune diciture come “Imbottigliato all’origine da…”, “Imbottigliato dal viticoltore…”, “Imbottigliato dall’azienda agricola” o simili. Analogamente, nel caso in cui l’imbottigliamento sia effettuato presso un’associazione di produttori è ammesso l’utilizzo delle espressioni “Imbottigliato all’origine dalla Cantina Sociale…”, “Imbottigliato all’origine dai Produttori Riuniti…”, o simili. Invece, alcuni disciplinari consentono che, qualora l’imbottigliamento avvenga in un’azienda ricompresa nel perimetro della zona geografica protetta per il vino in questione, o nelle sue imediate vicinanze, sul’etichetta possa essere scritto “Imbottigliato nella zona di produzione…”

Cos’è il codice ICQFR?

Il codice ICQRF è il codice identificativo attribuito alle aziende imbottigliatrici dal “Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari”, che ha sotituito l'”Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari” (acronimo ICQ), prima ancora denominato “Istituto Centrale Repressione Frodi” (acronimo ICRF). Per effetto dei frequenti aggiornamenti dei nomi dell’ufficio preposto, è possibile trovare in commercio vini con acronimi differenti che indicano a tutti gli effetti lo stesso tipo di codice. L’azienda imbottigliatrice identificata tramite ICQRF è responsabile legalmente del vino presente in bottiglia

Perché sull’etichetta è indicato sempre chi ha imbottigliato il vino ma non sempre chi lo ha prodotto?

L’imbottigliatore, sia esso lo stesso produttore oppure un rivenditore, rappresenta in ogni caso l’ultimo anello della catena produttiva del vino e, pertanto, più prossimo al consumatore. Per questo motivo è la figura chiamata a rispondere legalmente alle istanze di chi ha acquistato il vino e, proprio per questo motivo, è indicato in etichetta, avendo a sua vota eventualmente facoltà di rivalersi sul produttore

Vino biologico, biodinamico, naturale o da uve biologiche: che differenza c’è?

Fino al 2012 non era possibile etichettare un vino come “biologico” ma solo come “vino prodotto con uve da agricoltura biologica” o “vino ottenuto da uve biologiche” poiché era possibile certificare solo la fase di coltivazione della vite. Oggi invece che viene certificata anche la fase di lavorazione in cantina è la denominazione “da uve biologiche” a non essere più ammessa, mentre è consentito definire un vino biologico. Però, poichè si tratta di una modifica piuttosto recente, è ancora possibile trovare legittimamente in commercio bottiglie recanti in etichetta l’espressione “vino prodotto con uve da agricoltura biologica”.

Per quanto riguarda l’attributo “biodinamico“, nonostante l’accesa discussione sul tema, non è ancora stata definita una normativa europea che disciplini questa tipologia. Tuttavia, i parametri che definiscono il metodo agricolo biodinamico sono già stati normati e quindi non si può escludere la liceità di indicare in etichetta la derivazione da uve di agricoltura biodinamica, a patto che, come sempre, tale affermazione non sia espressa in forma eccessivamente elogiativa e sia verificabile.

Ma è sul termine “naturale” che negli ultimi tempi si consumano gli scontri più accesi. Pur non sussistendo alcuna norma in merito, l’orientamento prevalente è di ritenere scorretto acclamare come naturale non solo un vino “convenzionale” ma anche un vino biologico o da uve di agricoltura biodinamica. Il motivo di tale propensione risiede proprio nella mancanza di una definizione normativa, vacanza che lascia troppi margini di interpretazione e rende di fatto impossibile qualsiasi verifica, ma soprattutto nell’eccessivo valore encomiastico associato al termine naturale che potrebbe voler condizionare il consumatore.

 


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Come leggere le etichette del vino

La normativa che regola l’etichettatura delle bottiglie di vino ha inteso farne uno strumento di consapevolezza per il consumatore, tanto che, spesso, per spiegare il valore dell’etichetta si usa la metafora della “carta di identità del vino”. Per questo motivo tutte le indicazioni fornite in etichetta devono non solo essere solo veritiere ma anche verificabili: vale a dire che tutte le lavorazioni e le caratteristiche che non possono essere dimostrate o, meglio, certificate non possono essere dichiarate perché potenzialmente ingannevoli.

Nell’etichetta, pertanto, il consumatore può e deve trovare risposta alle domande che, legittimamente e spontaneamente, possono sorgere al momento dell’acquisto:

  • Di che vino si tratta?
  • Da dove proviene?
  • Quanto ce n’è?
  • Quali sostanze contiene?

A queste domande l’etichetta deve rispondere con una serie di indicazioni obbligatorie per tutti i tipi di vino

Il significato delle etichette del vinoSpesso osserviamo che sulle bottiglie possono essere presenti controetichette e collarini. La normativa non privilegia alcun tipo di impostazione e non impone dove inserire le diverse indicazioni obbligatorie e facoltative ma fissa un principio di buon senso: tutte le informazioni obbligatorie di cui sopra devono comparire nel medesimo “campo visivo”, dove per “campo visivo” si intende la superficie della bottiglia che può essere abbracciata con un solo sguardo, senza doverla ruotare.

Oltre a quelle già citate, possono figurare in etichetta anche altre indicazioni obbligatorie (ad esempio l’annata per i vini DOP, l’azienda importatrice per i vini esteri o gli zuccheri residui per gli spumanti) e ulteriori informazioni facoltative (caratteristiche organolettiche, temperatura di servizio, abbinamenti gastronomici, testi in altre lingue …) ed elementi distintivi (immagini, logo, nome di fantasia, metodo di produzione, informazioni sul produttore, …).

L’inseme delle informazioni obbligatorie e facoltative e le modalità con cui devono o possono essere comunicate in etichetta è in parte variabile in funzione della classificazione del vino: “Vino”, “Vino Varietale”, “Vino a Indicazione Geografica Protetta”, “Vino a Denominazione di Origine Controllata”, “Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita” (per un approfondimento sulle diverse tipologie di vini si rimanda al post sulla classificazione del vino in Italia). Ad esempio, per i vini DOC e DOCG è obbligatoria la “fascetta”, il contrassegno stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato su cui è impresso un codice identificativo che consente la tracciabilità della bottiglia.

Ricordiamo poi che sulle capsule di tutti i vini e sulle chiusure di sicurezza degli spumanti deve comparire il codice ICQRF, un codice, rilasciato dal “Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari”, che identifica univocamente l’azienda che ha effettuato l’imbottigliamento (in proprio o ha fatto imbottigliare il vino per proprio conto) e che è responsabile a tutti gli effetti del vino contenuto nella bottiglia. E’ all’azienda imbottigliatrice quindi che il consumatore deve rivolgersi per ogni contestazione.

Inoltre, segnaliamo che vige una regolamentazione speciale per le etichette dei vini spumanti che merita una breve trattazione apposita.


Entriamo ora nel merito delle singole indicazioni per comprendere i significati dei termini e dei simboli riscontrabili in etichetta , a breve, pubblicheremo un post nel quale proveremo a dare risposte ad alcuni dubbi comuni che possono sorgere leggendo le etichette.

Indicazioni SEMPRE obbligatorie nelle etichette

Denominazione di vendita

La denominazione “VINO” è sempre ammessa per tutti i vini “prodotti attraverso la fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche o di mosti d’uve” che abbiano un contenuto di alcool compreso tra 9% vol e 15% vol e un’acidità totale (acido tartarico) uguale o superiore a 3,5 g/l. Tuttavia, non si trovano mai bottiglie con la sola laconica denominazione “vino” poiché di norma si utilizzano indicazioni più articolate:

  • per i vini generici, privi di denominazione di origine o indicazione geografica, la denominazione di vendita “VINO” può essere seguita dalla specificazione del colore “ROSSO” / “BIANCO” / “ROSATO
  • per i vini varietali la denominazione “VINO” può essere accompagnata dall’indicazione del vitigno e dell’annata
  • per i vini a indicazione geografica o a denominazione di origine la dicitura “VINO” può essere omessa (in alcuni casi è obbligatorio ometterla) pertanto, quale deominazione di vendita, è utilizzato il nome geografico della zona viticola protetta accompagnato dalla relativa menzione, Denominazione di Origine Controllata e Garantita, Denominazione di Origine Controllata o Indicazione Geografica Tipica (non sono ammessi gli acronimi DOCG, DOC, IGT), e seguito da eventuali sottodenominazioni

Titolo alcolometrico volumico effettivo

Il titolo alcolomerico volumico effettivo corrisponde al grado alcolico svolto, esprime cioè la percentuale di alcool puro sul volume totale del vino presente in bottiglia. Il valore (compreso tra 9 e 15) deve essere espresso in unità o mezze unità e può essere preceduto in etichetta dalle espressioni “titolo alcolometrico effettivo”, “alcole effettivo” o “alc”. Il valore indicato può discostarsi al massimo di +/- 0,5% rispetto ai risultati delle analisi condotte sul prodotto. Sono tollerate variazioni +/- 0,8% per i vini invecchiati più di 3 anni, per i vini liquorosi e anche per gli spumanti

Azienda imbottigliatrice

Sulle etichette è obbligatorio indicare chi ha effettuato l’imbottigliamento ed è quindi responsabile legalmente per il prodotto. L’azienda imbottigliatrice può essere identificata tramite “nome”, “comune” e “stato” opure tramite codice ICQRF. L’indicazione del produttore, se diverso dall’imbottigliatore, è facoltativa. Nel caso in cui imbottigliatore e produttore coincidano la legge consente l’utilizzo di alcune espressioni ad hoc (ad esempio “Integralmente prodotto e imbottigliato da…“). Per i vini esteri al posto dell’imbottigliatore deve essere indicato l’importatore.

Paese di produzione

L’Unione Europea ha introdotto l’indicazione dello stato di provenienza allo scopo di valorizzare i paesi produttori. Sull’etichetta di tutti i vini italiani deve quindi essere sempre specificato “Prodotto in Italia”. La norma ammette che siano utilizzate anche altre forme espressive (“Prodotto italiano”, “Vino italiano”, …), ma non ammette l’utilizzo della parola “Italia” da sola.

Volume nominale

Indica la quantità di vino presente in bottiglia. Può essere espressa in millilitri, centilitri o litri (sono ammesse le abbreviazioni convenzionali in ml, cl, l) e deve essere accompagnata dalla lettera “e”, simbolo di “stima”

Lotto di imbottigliamento

Il numero di lotto compare in etichetta preceduto dalla lettera “L”. E’ un numero predefinito dall’imbottigliatore per identificare un insieme di bottiglie confezionate in un ristretto lasso di tempo e in condizioni praticamente identiche. Non esiste una regola che fissa la composizione del lotto (può essere un ID progressivo o contenere la data, indifferentemente) l’unico vincolo posto dalla legge è che si tratti di un numero univoco che consenta l’esatta identificazione del vino imbottigliato. In assenza di fascetta, infatti, il numero di lotto è lo strumento di rintracciabilità del prodotto.

Eventuale presenza di allergeni

Nel vino possono essere presenti alcuni allergeni: talvolta può trattarsi di uova o latte utilizzati per la chiarifica ma, di norma, si tratta di anidride solforosa. La legge prevede che la scritta “Contiene solfiti” compaia in etichetta ogni qual volta superi la concentrazione di 10 milligrammi/ litro (come è praticamente la grande maggioranza dei vini in commercio). Occorre puntualizzare che l’anidride carbonica si sviluppa naturalmente durante la fermentazione del vino e tuttavia la legge non fa distinzione tra solfiti formati spontaneamente e solfiti aggiunti ma fissa solo una regola sulla quantità minima che obbliga all’indicazione in etichetta. Anzi, nel 2012 è stata abolita la norma che obbligava l’indicazione della presenza di solfiti aggiunti, pertanto si può addirittura ritenere che la dicitura “Non contiene solfiti aggiunti” non sia propriamente conforme. La presenza di latte e uova invece deve essere dichiarata sempre, ogni qual volta siano presenti tracce nel vino, indipendentemente dalla concentrazione.


Uteriori indicazioni riscontrabili nelle etichette

Nome di fantasia del vino o marchio commerciale dell’imbottigliatore

Queste indicazioni sono sempre ammesse ma vige una rigida regolamentazione che vieta l’utilizzo di nomi che possano trarre in inganno il consumatore, ad esempio utilizzando sinonimi o vocaboli allusivi di denominazioni protette e indicazioni geografiche protette o che caratteristiche che non possono essere legittimamente associate al vino imbottigliato. Semplificando, si potrebbe dire che la regola pratica è questa: “Tutto quello che non può andare in etichetta non può comparire nel marchio

Annata

L’indicazione dell’annata è:

  • obbligatoria per i vini DOCG, DOC e IGT
  • facoltativa per i vini varietali (ma solo a condizione che almeno l’85% delle uve utilizzate nella vinificazione sia stato vendemmiato nell’anno indicato)
  • vietata per i vini senza denominazione d’origine o indicazione geografica

Uvaggio

L’indicazione della varietà di vite in etichetta è vietata per i vini senza denominazione d’origine o indicazione geografica ma consentita per i vini varietali. La denominazione “varietale” e l’indicazione in etichetta dell’uvaggio è consentita solo per i vini che derivano per almeno l’85% dalla vinificazione di uve appartenenti alle sette varietà internazionali ammesse dal MiPAAF (Ministero Politiche Agricole Alimentari Forestali) di un vitigno internazionale. Per i vini DOP possono sussistere casi in cui il nome del vitigno è parte integrante delle denominazione d’origine (ad esempio “Barbera d’Asti”) e altri in cui il nome del vitigno può essere associato alla denominazione di vendita

Tenore zuccherino

L’indicazione in etichetta della quantità di zucchero residuo dopo la fermentazione è obbligatoria per gli spumanti mentre è facoltativa per le altre tipologie di vino.

Menzioni ammesse

Le indicazioni ammesse in etichetta sono regolamentate in funzione della classificazione del vino ma in ogni caso devono essere sempre documentabili e non vantare caratteristiche proprie di vini superiori. In etichetta possiamo trovare riferimenti a

  • colore caratteristico
  • modalità di produzione e/o invecchiamento
  • azienda produttrice o toponimi caratteristici (abbazia, castello, rocca, …):solo per i vini DOP e IGT derivanti da uve coltivate e vinificate interamente nell’azienda che possiede l’edificio
  • sottozone geografiche o “vigna” (solo per i vini DOP)
  • sottodenominazioni: “Classico”, “Riserva”, “Superiore (solo per i vini DO)

Informazioni aggiuntive

E’ facoltà dell’imbottigliatore fornire al consumatore pareri e consigli per il consumo: caratteristiche organolettiche, abbinamenti, modalità di conservazione, temperatura di servizio, …

Inoltre in etichetta possono esser inseriti ulteriori elementi informativi, tipicamente codice a barre, qr code, marchi di qualità, sito internet, …

L’attributo “Biologico”

Per poter etichettare un vino come “Biologico” occorre che tanto la coltivazione delle uve che il processo di vinificazione abbiano rispettato un insieme di regole codificate e che abbiano ottenuto idonea certificazione.

Loghi internazionali

Poiché l’unione europea consente l’utilizzo delle menzioni tradizionali DOCG,DOC e IGT in luogo delle denominazioni comunitarie DOP e IGP, è facoltà dell’imbottigliatore aggiungere in etichetta i loghi europei. Anche per gli allergeni è possibile apporre i corrispondenti pittogrammi disegnati dalla UE e per i vini biologici utilizzare il corrispondente logo comunitario.
Loghi della Comunità Europea per le etichette del vino: DOP, IGP, Contiene solfiti, Vino biologico


Le etichette dei vini spumanti

La particolarità dell’etichettatura dei vini spumanti discende direttamente dalla particolarità del processo produttivo di questa tipologia di vini che prevede un’elaborazione più complessa. Tratteggiamo qui alcuni aspetti salienti per la comprensione dell’etichetta.

Gli spumanti possono essere arricchiti con anidride carbonica, in questo caso, la denominazione corretta è “vino spumante gassificato“. Questa categoria non include alcun vino a denominazione d’origine o indicazione geografica.

Per gli spumanti che non contengono solfiti aggiunti sussistono tre standard: “vino spumante”, “vino spumante di qualità”, “vino spumante di qualità del tipo aromatico”. Occorre precisare che, nonostante i solfiti presenti in questi vini siano tutti di origine naturale non è possibile fregiare il vino dell’attributo “naturale” perché, come già detto, sono i vini addizionati con anidride carbonica a dover esser distinti con l’attributo “gassificato”. Alcuni spumanti appartenenti alle categorie summenzionate possono anche vantare una DOP o IGP: per questi ultimi è possibile scrivere “fermentato in bottiglia“. Inoltre, per gli spumanti DOP non è obbligatorio, per fregiarsi della denominazione, che l’intera fase di vinificazione sia completata nel territorio della denominazione protetta.

Un’altra particolarità riscontrabile sulle etichette dei vini spumanti è che al posto dell’imbottigliatore è indicato il produttore o venditore ma, in questo caso, occorre capire bene il ruolo che questi termini identificano: “produttore” non è l’azienda che ha effettuato l'”elaborazione di base” ma quella che ha imbottigliato e curato la fermentazione; “venditore” è la figura commerciale che acquista gli spumanti da piccoli produttori e li distribuisce con il proprio marchio.

Un vincolo molto importante è poi l’indicazione obbligatoria del tenore zuccherino, ovvero della quantità di zuccheri residui nel vino (riscontrabili con l’indicazione “zucchero residuo […] g/l”). Il tenore zuccherino determina la tipologia del vino spumante: “Dosaggio zero” (ultra secco, senza zuccheri aggiunti); “Extra brut” (molto secco); ” Brut” (secco/asciutto); “Extra dry” (secco); “Secco” (secco/abboccato); “Demi sec” (amabile); “Dolce”.

La peculiarità più evidente è però nella bottiglia sciampagnotta e nel tappo a fungo con chiusura di sicurezza, elementi riservati agli spumanti e ai vini frizzanti e ai mosti d’uva parzialmente fermentati DOP o IGIP sopra ai quali deve comparire il nome o il codice identificativo del produttore o del venditore.


Hai ancora qualche dubbio o curiosità? Prova a leggere le nostre risposte alle domande più comuni sulle etichette del vino.

La classificazione dei vini in Italia (Infografica)

Quali garanzie di qualità offrono i marchi a denominazione di origine IGT, DOC e DOCG? Che rapporto c’è con i marchi europei DOP e IGP? Cosa sono i vini varietali di cui si sente tanto parlare ultimamente? Quale differenza c’è tra un vino a denominazione di origine e un vino comune, il cosiddetto “vino da tavola“? Quanti sono i vini a denominazione di origine in Italia? Per cercare di rispondere a queste domande, abbiamo preparato questa sintesi della classificazione dei vini in Italia.

E’ disponibile anche l’articolo completo sulle tipologie dei vini italiani e la breve guida in PDF per la stampa.

Classificazione dei vini italiani DOC, IGT, DOCG

DOC e DOCG? TVB! (Ossia della classificazione dei vini in Italia)

La regola aurea del consumatore accorto è quella di leggere sempre le etichette. Ma se sulle etichette troviamo termini, acronimi, simboli o unità di misura che non conosciamo approfonditamente anche la lettura più attenta risulta inutile. Iniziamo allora dalla classificazione dei vini che possiamo trovare indicata in etichetta, per capire lo spirito con cui è stata pensata, quali informazioni possiamo dedurne e in che modo questa classificazione ci tutela, in quanto consumatori, e può guidare la nostra scelta.

Per saltare il quadro generale e andare direttamente alle definizioni delle tipologie di vino, seguite i link sotto:

Abbiamo preparato anche una sintesi in infografica dell’articolo e una breve guida pdf per la stampa.

La classificazione dei vini è disciplinata dai regolamenti emanati dalla Comunità Europea e recepiti dalle normative nazionali. La classificazione voluta dalla Comunità Europea intende suddividere i vini in due tipologie essenziali:

  • i vini che mantengono una correlazione stretta con il territorio di coltivazione delle uve con cui sono prodotti e che si inseriscono in un percorso di vinificazione più o meno strettamente regolamentato. Appartengono a questo gruppo i vini corrispondenti alle classificazioni europee IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta)
  • i vini non necessariamente riconducibili a vitigni specifici e/o a zone di produzione definite e non vincolati da regolamenti per la vinificazione. Sono i vini numericamente più diffusi in Italia, quelli comunemente noti come “vini da tavola” sebbene tale dicitura, inquadrata dalla vecchia normativa, oggi non sia più legale poiché la Comunità Europea ha voluto sfrondare il più possibile le denominazioni.

Tuttavia la normativa italiana ha introdotto alcune varianti importanti rispetto alle linee guida europee, introducendo la sigla IGT (Indicazione Geografica Tipica) che può essere utilizzata (e spessissimo lo è) in luogo della sigla IGP e le classificazioni vini DOC (Denominazione di Origine Controllata) e vini DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) in luogo della classificazione DOP introdotta dall’Europa.

Classificazione Vini IGP DOP

Inoltre, all’interno delle classificazioni territoriali la normativa italiana prevede che possano essere specificate sottozone geografiche oppure sottodenominazioni.

In sostanza la classificazione dei vini in Italia può essere rappresentate come una “piramide” alla cui base troviamo i vini senza denominazione di origine, vini soggetti a minori restrizioni e vincoli di legge (ma ugualmente sottoposti a norme e controlli per quel che riguarda gli aspetti igienico-sanitari) che sono poi quelli più largamente diffusi. Al di sopra si trovano le altre tipologie, potremmo dire “territoriali”, soggette ad una rigida regolamentazione, via via più restrittiva e vincolante mano a mano che si sale verso il vertice, rappresentato dai vini DOCG.

Piramide classificazione vino

Le regole che normano i vini a denominazione di origine sono raccolte nei disciplinari che definiscono gli standard qualitativi di produzione per i vini DOC e IGT, di produzione e imbottigliamento per i vini DOCG. In estrema sintesi, i disciplinari definiscono per ciascuna denominazione di origine: le zone di produzione dell’uva, la resa massima per ettaro, il titolo alcolometrico minimo (la gradazione alcolica svolta) e alcune caratteristiche fisico-chimiche e organolettiche distintive. Ogni anno, apposite commissioni verificano che il vino di ogni singolo produttore soddisfi tali requisiti.

Disciplinari vino DOCG DOC IGT

Da questo quadro risulta evidente che l’intenzione del legislatore, sia europeo che italiano, è stata quella di valorizzare le tipicità e di tutelare i consumatori rispetto a frodi e sofisticazioni, anche a costo di appesantire, e non poco, gli adempimenti burocratici a carico di produttori e imbottigliatori.

Tra i provvedimenti più “visibili” a tutela dell’acquirente ci sono una serie di specifiche indicazioni obbligatorie da includere in etichetta (di cui tratteremo in un post dedicato) e l’obbligo di apporre su ogni bottiglia di vino DOC o DOCG uno speciale contrassegno stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, noto come “fascetta”, sul quale è impresso un codice alfa-numerico di tracciabilità. Tramite i siti di molti consorzi di tutela, digitando il codice è possibile verificare l’azienda imbottigliatrice, la data di imbottigliamento e altre informazioni ma soprattutto assicurarsi dell’autenticità del marchio (ad esempio per il Gavi DOCG è possibile utilizzare il modulo di rintracciabilità sul sito del Consorzio Tutela del Gavi). Vediamo ora in dettaglio le specifiche relative alle diverse classificazioni.

Vino

I vini che appartengono a questa categoria derivano da uve autorizzate senza vincoli di territorialità o tipolgia di vitigno e senza particolari prescrizioni che ne regolano la produzione se non quelle di carattere igienico-sanitario. Sull’etichetta devono obbligatoriamente riportare la ragione sociale dell’imbottigliatore mentre è facoltativa l’indicazione del colore (rosso, bianco o rosato) e dell’annata. E’ espressamente vietato fare riferimento ai vitigni utilizzati.

Verrebbe spontaneo pensare che questi vini siano di bassa qualità ma questo giudizio non è necessariamente vero. Può capitare infatti che un vino cosiddetto da tavola nasca magari da una scelta ideologica di rifiuto delle norme di classificazione o, più facilmente, dalla semplice necessità “commerciale” di rinunciare al titolo per poter agire liberamente sul prezzo e andare così incontro a una domanda più ampia che consenta di “smaltire” i frutti di un’annata particolarmente generosa. Vero è che questi vini sono sottoposti a minori controlli e quindi, davanti ad un’offerta pressoché infinita, l’acquirente è privo di garanzie di qualità e deve arrangiarsi da sé. Insomma, come per i “saldi”, il consumatore si può trovare con la stessa facilità davanti ad una favorevole opportunità di acquisto o a una solenne fregatura. Tutelatevi allora approfondendo la vostra conoscenza del prodotto, effettuando qualche ricerca o, meglio ancora, recandovi in cantina.

Vino Varietale

I vini derivanti per almeno l’85% da una certa varietà d’uva possono riportare in etichetta l’indicazione del vitigno principale. Sono ammissibili però solo vini varietali da vitigni internazionali (Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sauvignon, Syrah). Come per i vini comuni, è d’obbligo indicare in etichetta la ragione sociale dell’azienda imbottigliatrice, mentre l’annata resta facoltativa.

Vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT)

Questi vini prendono il nome dalla zona geografica di produzione dell’uva da cui sono ottenuti (per almeno l’85%). Per ottenere la classificazione IGT si rende necessario osservare un disciplinare di produzione disegnato nei suoi caratteri essenziali dalla normativa europea per tutti i vini IGP e tuttavia meno restrittivo di quelli in essere per i vini DOP, ovvero DOC e DOCG. Per i vini IGT, fatta salva l’obbligatorietà di precisare l’azienda imbottigliatrice, è legittimo indicare in etichetta oltre al territorio di provenienza, il vitigno, il colore e l’annata. In Valle d’Aosta, ove vige il bilinguismo francese, la sigla IGT può essere sostituita dalla denominazione “Vin de pays”, mentre per i vini prodotti in provincia di Bolzano, in forza del bilinguismo tedesco, può essere utilizzata la denominazione “Landweine”.

Sebbene la classificazione IGT corrisponda al livello più basso delle denominazioni di origine è possibile trovare all’interno d questa classificazione anche vini di grandissimo pregio, frutto del lavoro serio ed accorto di bravi produttori. Le denominazioni IGT in Italia sono 118 di cui però neppure una in Piemonte, la nostra regione.
Mappa dei vini a denominazione di origine in Italia e in Piemonte

Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC)

La classificazione DOC si riferisce a zone tradizionalmente vocate a dare vini di qualità che, prima di ottenere tale riconoscimento, hanno mantenuto la classificazione IGT per almeno 5 anni. I vini DOC devono esprimere un carattere peculiare fortemente legato al territorio di coltivazione dell’uva e rispettare, in tutte le fasi di produzione, le prescrizioni del disciplinare di riferimento (zona di produzione, vitigno, resa per ettaro, titolo alcolometrico minimo, estratto secco, acidità totale, etc.). Oltre alla certezza sulla zona e sul vitigno di provenienza la dicitura DOC è anche una garanzia di qualità poiché, prima di poter essere commercializzati fregiandosi di tale titolo, i vini devono superare la valutazione da parte di un team di esperti delle caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche.

Ad oggi (settembre 2013) le DOC in Italia sono 330: la maggiore concentrazione è in Piemonte, dove ne riscontriamo 42, tra cui il Monferrato Dolcetto, Piemonte Moscato e Piemonte Grignolino, vini che potete trovare anche nella nostra cantina.

Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)

La denominazione DOCG è riservata a tipologie di vini che avendo militato per almeno 10 anni tra le file dei vini DOC possano vantare un particolare e consolidato prestigio e siano riconosciute di pregio sotto il profilo della valutazione sensoriale. I disciplinari da osservare per ottenere la classificazione DOCG stabiliscono puntualmente procedure e controlli durante tutto il ciclo di produzione dalla vigna alla bottiglia. Le analisi delle caratteristiche del vino sono infatti verificate sia in fase di produzione che successivamente all’imbottigliamento, quando viene effettuato anche un assaggio da parte di un’apposita commissione di esperti che effettua una valutazione sensoriale. Ecco perché la garanzia espressa dal titolo DOCG risulta del tutto affidabile.

Le DOCG sono 73: di queste ben 16 in Piemonte, tra cui il Cortese di Gavi e la Barbera d’Asti presenti nel nostro assortimento.

Per i vini DOC e DOCG sono inoltre previste ulteriori specificazioni:

  • Classico: la dicitura “Classico” o “Storico” (quest’ultima riservata ai vini spumanti) indica che il vino è stato prodotto in una sottozona di una DOC o DOCG che può vantare trascorsi più antichi e prestigiosi del restante territorio cui la denominazione si riferisce. E’ possibile che siano previsti regolamenti appositi che sopraintendono alla definizione
  • Riserva: la qualifica “Riserva” è attribuita ai vini DOC o DOCG che hanno sostenuto un invecchiamento (affinamento compreso) più lungo rispetto a quello previsto dal disciplinare di riferimento di almeno: – 2 anni per i vini rossi – 1 anno per i vini bianchi e gli spumanti fermentati in autoclave (“Metodo Martinotti” o “Metodo Charmat”) – 3 anni per i vini spumanti ottenuti con rifermentazione naturale in bottiglia
  • Superiore: la specificazione “Superiore” individua vini DOC o DOCG per i quali si stabilisce una resa per ettaro inferiore di almeno il 10% rispetto a quanto previsto dal disciplinare, allo scopo di migliorare le qualità organolettiche del vino e innalzare la gradazione alcolica di almeno lo 0,5% al di sopra dello standard di riferimento

Sotto denominazioni vini DOC-DOCG

Chi desiderasse approfondire le proprie conoscenze può prendere visione dei disciplinari che regolamentano i vini DOP e IGP in Italia sul sito del MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali).

 


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