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Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?

Da quando il vino in bag in box ha iniziato a diffondersi, rapidamente e significativamente, anche in Italia, sempre più consumatori stanno cercando di approfondire le proprie conoscenze, per meglio valutare se questo tipo di confezione sia in sintonia con il proprio approccio al vino e aderente al proprio modello di consumo.
In questo post percorriamo gli aspetti salienti della questione:

Cos’è il bag in box e come funziona

In estrema sintesi il bag in box è un contenitore per alimenti liquidi (o semiliquidi) costituito da un sacco di materiale plastico (bag) resistente ma deformabile, racchiuso in una scatola di materiale rigido (box), solitamente cartone, e dotato di una valvola per lo svuotamento, solitamente a rubinetto.
La caratteristica principale del bag in box, anche noto con l’acronimo BiB, è che il sacco viene colmato senza incamerare aria (tramite macchine riempitrici automatiche, semiautomatiche o manuali) e che anche lo svuotamento avviene senza che nel sacco penetri ossigeno: mano a mano che il liquido viene spillato, grazie alla valvola di uscita e alla flessibilità del materiale, il sacco si comprime, si assottiglia ripiegandosi su se stesso senza che si formino all’interno bolle d’aria. In questo modo, si abbatte quasi del tutto il rischio che il contenuto si ossidi e che le proprietà organolettiche del vino siano alterate.

Cos'è il bag in box

Ma entriamo nel dettaglio dei materiali per capire in che modo influiscono sul rendimento del contenitore.
Il sacchetto è costituito da un materiale plastico poliaccoppiato
: poliestere metallizzato con alluminio e polietilene per prodotti alimentari (posto a diretto contato con l’alimento contenuto). Questi materiali proteggono il vino dalla luce, dall’aria e da ogni altro tipo di gas o agente contaminante esterno e, in misura ragionevole, dagli sbalzi di temperatura.
La scatola invece è comunemente in cartone ondulato, più raramente in materiali sintetici rigidi e in qualche caso, specie nei ristoranti, in legno (dette “botti per bag”) per offrire un’immagine meno “industriale” ai clienti. La scatola protegge il sacco dallo schiacciamento, dagli urti o da tagli accidentali ma soprattutto gli conferisce una forma rigida e squadrata, maneggevole e impilabile, mantenendo la massima leggerezza ,così da favorire e rendere più economico sia il trasporto che lo stoccaggio
Botte per bag in box (deliciousontap.co.uk)Il dispenser è dotato di una particolare valvola che impedisce il passaggio dell’aria anche dopo l’apertura. Spesso il rubinetto è dotato anche di un dispositivo anti-manomissione, per garantire l’integrità del prodotto.
I formati sono innumerevoli da 1,5 litri sino a… chissà, noi ne abbiamo trovati in vendita anche con capacità da 1.400 litri! Nel settore del vino però le capacità più diffuse vanno dai 3 litri (soprattutto nel Nord Europa) ai 5 litri (al top dei consumi in Italia) sino a 10-20 litri. All’interno di questa scelta così ampia e flessibile, per prendere una decisione, occorre avere chiaro in mente il tipo di utilizzo che vogliamo fare del nostro vino in bag in box: stiamo organizzando un pranzo per una grande comitiva, magari all’aperto, oppure vogliamo tenerlo in frigo e spillarne un bicchiere ogni tanto o, ancora, pensiamo di travasarlo nelle bottiglie perché… la nostalgia è dura a morire?!! Per ognuna di queste esigenze esiste già in commercio il bag in box che fa per voi.                               [Fonte immagine deliciousontap.co.uk]

Per quanto tempo si può conservare il vino nel bag in box

Grazie alla sinergia tra il sacco e la valvola, anche successivamente all’apertura della confezione, il vino è preservato dal contatto con l’aria, la luce e altri agenti esterni, pertanto può essere conservato nella confezione aperta per 3 o persino 4 settimane senza che la qualità debba soffrirne significativamente.

Per quanto riguarda invece le confezioni chiuse, ad avallare definitivamente la capacità del bag in box di conservare adeguatamente il vino per periodi variabili tra i 4 e i 12 mesi circa (dipende dalla tipologia di vino), ci ha pensato uno studio condotto nel 2011 dall’INRA (l’università di Bordeaux) e pubblicato con il titolo “The influence of packaging on wine conservation” a febbraio 2012 su “Food Control”, la rivista scientifica ufficiale della Federazione Europea di Scienze e Tecnologie Alimentari (EFFoST) e Unione Internazionale di Scienze e Tecnologie Alimentari (IUFoST).
The influence of packaging on wine conservation Scopo della ricerca è stato quello di studiare l’evoluzione della qualità del vino bianco e rosso (tutti i vini presi in esame erano della regione di Bordeaux) in un arco temporale di 12 mesi in funzione dei diversi tipi di confezionamento. I tipi di imballaggio presi in esame sono stati: bottiglie di vetro (capacità 18,5 cl e 75 cl), bag in box (capacità 300 cl) e bottiglie di polietilene tereftalato, anche noto come PET, sia monostrato che multistrato (capacità 18,5 cl e 75 cl).
Durante il monitoraggio, ogni 3 mesi, sono stati registrati dati relativi a: il contenuto di gas (ossigeno, anidride solforosa e anidride carbonica), i composti di ossidazione e le analisi sensoriali (limpidezza, colore, carattere, …).
I primi fenomeni ossidativi sono stati riscontrati dopo 6 mesi per i vini bianchi conservati in PET (sia mono che multi strato) e in BiB, mentre nello stesso periodo i vini conservati nelle bottiglie di vetro non hanno mostrato alcuna alterazione. Molto diversi i risultati per i vini rossi per i quali dopo 12 mesi non sono emerse variazioni significative dei parametri per tutti i diversi tipi di confezionamento (per chi fosse interessato ad approfondire i risultati dello studio,è disponibile una bella sintesi su Slideshare).

Lo studio ha interessato solo un ristretto campione di vini ed è possibile che altre tipologie reagiscano in modo anche sostanzialmente differente: per questo motivo i ricercatori erano intenzionati a proseguire il test. Tuttavia questa ricerca offre già alcune indicazioni, rassicurandoci  in merito alla possibilità di conservare i vini rossi in bag in box chiuso fino a 12 mesi; mentre, per quanto concerne i vini bianchi è meglio considerare un tempo limite prudenziale di 3-4 mesi, per non incorrere nel rischio di rovinare il nostro buon vino.

Infatti, un nuovo studio greco-egiziano “Effect of packaging material on enological parameters and volatile compounds of dry white wine” (maggiori dettagli sullo studio qui su www.teatronaturale.it) condotto il collaborazione tra l’Università di Ioannina, quella della Tracia e l’Università americana del Cairo, ha seguito l’evoluzione del vino bianco in bag in box conservato a temperatura di 20° per 6 mesi confrontando i risultati con quelli conseguiti dallo stesso vino conservato alla stessa temperatura in bottiglie di vetro scuro. Anche in questo caso sono stati eseguiti dei check a distanza di 3 mesi. Alla conclusione dello studio, è stato riscontrato che  a tre mesi non si rilevavano sostanziali scostamenti tra i parametri relativi ai due differenti tipi di imballaggio ma a 6 il vino in bag in box mostrava valori non conformi di acidità titolabile e anidride solforosa, il colore risultava modificato e una parte dei composti aromatici era andata perduta: assorbita dai materiali plastici o svanita attraverso la valvola. Certo si potrebbe obiettare che la conservazione del vino a 20° non è proprio ottimale, tuttavia è vero che molti consumatori non hanno a disposizione locali con temperature controllate adatte per il vino, quindi lo studio rappresenta una situazione realistica. Per questo converrà considerare con prudenza il periodo massimo di conservazione del vino bianco in bag in box chiuso e magari cautelarci non superando i 3 mesi dal riempimento del sacco.

Pro e contro nell’uso del bag in box

Nella tabella abbiamo sintetizzato al massimo e le caratteristiche positive e negative di questo imballaggio (sotto invece una disamina più dettagliata dei diversi aspetti).

Pregi Difetti
  • Protezione dal contatto con l’aria prima e dopo l’apertura della confezione
  • Protezione da luce, sbalzi termici e dal contatto con agenti esterni
  • Risparmio sul prezzo di acquisto del vino rispetto a bottiglie e bottiglioni
  • Massima praticità di trasporto e immagazzinamento (leggero, infrangibile, resistente, maneggevole, impilabile)
  • Comodo e compatto anche da mettere in frigo per rinfrescare il vino
  • Elimina il rischio del “sentore di tappo”
  • Ecologico
  • Aspetto poco accattivante
  • Adatto solo a vini che si esprimono al meglio se consumati giovani
  • Adatto solo a vini tranquilli
  • Raffreddamento in frigo molto lento

I pregi del bag in box

Il primo e principale punto di forza, lo abbiamo già detto, è la protezione del liquido interno dal contatto con l’aria e quindi dall’iperossidazione.
Sia chiaro: il contatto con l’aria è dannoso per il vino se eccessivo e prolungato. Da principio ne soffrono il colore, il profumo e il sapore ma nei casi più gravi può dare origine alla fioretta o provocare lo spunto prima e poi l’acescenza (per approfondimenti si legga “Malattie del vino, difetti e alterazioni“). Nell’acquisto di vino sfuso, ad esempio è importante travasare il vino dalla damigiana alle bottiglie entro massimo due settimane e completare l’operazione entro 24-36 ore e comunque sempre più rapidamente possibile: nella damigiana vuota per metà, la superficie del vino a diretto contatto con l’ossigeno è molto ampia e quindi la degradazione del vino più veloce (per chi è interessato all’imbottigliamento “fai-da-te” rimandiamo al nostro post “Consigli per imbottigliare il vino“).
Il bag in box peraltro facilita molto il travaso del vino nelle bottiglie di vetro: non c’è bisogno della cantabrina e non si sporca: potrete imbottigliare anche in cucina. Il video sotto mostra proprio come aprire il bag in box e travasare il vino in poche semplici mosse.

 

Se invece siete abituali acquirenti di vino nelle dame o nei fiaschi da due litri, perché cercate di comprare un buon vino a un prezzo migliore risparmiando sul confezionamento, il bag in box risulta molto più efficiente di questi contenitori che, di norma, restano aperti per più giorni e offrono una superficie di contatto tra vino e aria già piuttosto grande. Con il bag in box invece questo limite è superato e, come si è detto, il vino può essere conservato nella confezione aperta anche per più di 20 giorni senza grossi problemi.

Naturalmente, e qui veniamo ad un altro pregio, la protezione del vino, oltre che dal contatto con l’aria, è estesa anche a tutti gli altri fattori esterni: luce, temperatura, contaminazione con agenti esterni (anche grazie al riempimento professionale che garantisce un livello di igiene molto alto) ma il grado di sicurezza è ancora maggiore qualora sul tappo sia dotato un sigillo di garanzia che ci assicura che la confezione non è stata aperta.

Il sacco dentro alla scatola costituisce un imballaggio molto leggero ma piuttosto robusto, maneggevole e facilmente impilabile ma soprattutto compatto (il contenitore da 10 litri, l’equivalente in vino di oltre 13 bottiglie da 0,75 litri, misura solo 19 cm x 19 cm x 32 cm): tutte caratteristiche che ne facilitano il trasporto (il che incide anche sul costo finale del prodotto) e l’immagazzinamento. Per i vini bianchi, c’è da dire anche che le confezioni da tre litri possono essere facilmente riposte in un normale frigo “domestico” per mantenerli freschi, mentre per la ristorazione con mescita di vino sfuso, sarà più facile conservare, in un frigo professionale, bag in box da 5-10-20 litri, piuttosto che dame o damigiane con il rubinetto.

Confronto tra bag in box da 10 litri e magnum

Un altro aspetto non indifferente è quello del prezzo: il bag in box offre infatti molti dei vantaggi dell’acquisto del vino in bottiglia (per i contenitori di piccole o medie capacità non è necessario provvedere all’imbottigliamento: il vino può essere consumato poco per volta anche senza travasarlo in bottiglia e senza che, come si è detto, il vino ne soffra) ma in effetti comporta per il venditore un bel risparmio su bottiglie, tappi ed etichette, quindi gli consente di vendere anche vini di qualità a prezzi più bassi rispetto a quelli applicati su bottiglie e magnum.

Un altro vantaggio deriva dalla chiusura con il tappo a rubinetto in materiale plastico: niente tappo di sughero significa nessun rischio di contaminazione da TCA ovvero che il vino “sappia di tappo” (per un check su vantaggi e svantaggi delle diverse tipologie di tappi per bottiglie di vino si veda Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?).

Infine ricordiamo anche che il bag in box ha un ridotto impatto ambientale: sia per il peso e l’ingombro ridotto che minimizzano l’inquinamento dovuto al trasporto sia perché il riciclo del sacco e della scatola, separati e smaltiti nella raccolta differenziata, comporta emissioni di anidride carbonica contenute.

I difetti del bag in box

Dal punto di vista estetico il bag in box è privo di fascino e anche le sofisticate confezioni studiate da alcuni esportatori per il mercato del Nord Europa non sembrano troppo convincenti.

Bag in Box da 1,5 litri tratte da packagingoftheworld.com

“Fashion” bag in box (www.packagingoftheworld.com)

Nonostante le caratteristiche sopraelencate, il bag in box non è inalterabile nel tempo come il vetro quindi occorre consumare il vino conservato nel bag in box ancora chiuso in tempi brevi. Quindi ricapitolando quanto detto al punto precedente, noi ci sentiamo di raccomandare un periodo massimo prudenziale di 6-12 mesi per i vini rossi e di 3-4 mesi per i vini bianchi, anche se potrebbe essere che il vino si mantenga più a lungo più lungo.

Il bag in box è indicato solo per vini di pronta beva: non si fa affinamento nel bag-in-box! 😀
Inoltre, è adatto solo ai i vini tranquilli: proprio non va d’accordo con spuma e bollicine.

Bisogna inoltre precisare, in merito al raffreddamento in frigorifero che il tipo di confezione consente di riporre facilmente in frigo una quantità corrispondente a quattro bottiglie con un ingombro minimo, tuttavia i materiali di cui è costituito il bag in box tendono a limitare la trasmissione termica per cui, quello che in altre situazioni (quando vogliamo proteggere il nostro vino dagli sbalzi termici) potrebbe essere un pregio, se all’improvviso abbiamo la necessità di servire fresco il nostro vino bianco, si tramuta in un difetto perché, rispetto al tradizionale contenitore in vetro, ci vuole molto più tempo per abbattere la temperatura del vino.

Bag in box e vini di qualità: un ossimoro o un nuovo modo di accostarsi al vino?

Sia chiaro, il bag in box “non va su tutto” (come il nero).
Non potete acquistare quel buon vino assaggiato mentre eravate in viaggio in bag in box (anche se nel bagagliaio c’entra che è una meraviglia e, anzi, lascia ancora molto spazio ai souvenir) per riassaporarlo a casa e rievocare anno dopo anno il genius loci: no, il genius loci lo potete rievocare solo a stretto giro.
Alla cena a casa di amici non vi farà fare bella figura, anche se il vino è buono e pure tanto.
E se volete sottolineare un momento davvero importante … difficilmente troverete nel bag in box un vino davvero all’altezza dei vostri giorni indimenticabili (e poi niente bollicine, ricordate?).
Vini sfusi in bag in boxMa per la quotidianità, per acquistare un buon vino a prezzi onesti e per mantenerlo al meglio per un tempo di consumo ragionevole, il bag in box è una soluzione pratica e sicura.
Il vino in bag in box ha cattiva fama? Sì, è vero. Ma non è per “colpa” dell’imballaggio in sé (che come abbiamo visto breve termine conserva il vino efficacemente) bensì perché a lungo molte cantine hanno ritenuto che l’immagine del bag in box “svilisse” il loro prodotto e quindi lo hanno rifiutato a prescindere, lasciando così che a utilizzare questo confezionamento fosse solo chi non aveva un vino di qualità e una corrispondente immagine di qualità da proteggere.
E in effetti, dal punto di vista dell’aspetto, il bag in box è più vicino ad evocare le confezioni in brick e quindi l’idea di una produzione industriale, asettica e di poco pregio, piuttosto che l’immaginario campestre, vivo e sensuale, ricco di cultura e tradizioni legato invece alla bottiglia e al tappo di sughero.
Tuttavia la praticità dell’imballaggio ha convinto molti consumatori (principalmente in Nord Europa e Canada), critici di prestigio (con post favorevoli anche sul blog enogastronomico del Times) e, di conseguenza, molti produttori (soprattutto all’estero dove le tradizioni che permeano la cultura del vino sono meno radicate) a “convertirsi” all’uso del bag in box. Tanto che a novembre 2013 l’Organizzazione Mondiale delle Dogane, rilevando un sempre crescente volume di vino commercializzato con questo tipo di imballaggio, ha istituito per il bag in box una categoria dedicata, emancipandolo definitivamente sia dall’apparentamento con il “vino in brik” che con il vino sfuso.
Ma già dal 2008 anche in Italia la legge consente di confezionare anche i vini DOC in bag in box, introdotta inizialmente con il Decreto Ministeriale 4 agosto 2008 firmato da Luca Zaia. Poiché, però, la decisione di avvalersi o meno di questa possibilità modificando i rispettivi disciplinari di produzione è devoluta ai consorzi di tutela, c’è voluto qualche anno prima che l’idea prendesse campo ed effettivamente iniziassero ad essere commercializzati un discreto numero di vini DOC.
Tuttavia, per i vini DOC sono indicati alcuni limiti per il “condizionamento in contenitori costituiti da un otre di materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido” (si legga “confezionamento in bag in box”):

  • la capacità nominale dell’imballaggio deve essere pari o superiore a 2 litri
  • non possono essere confezionati in contenitori alternativi i vini DOC che si fregiano di particolari
  • menzioni (“superiore”,“vigna”, “riserva”, “passito”, …) o “sotto-zone”

Il marchio DOC implica il rispetto da parte di chi effettua la coltivazione della vigna, la vinificazione e l’imbottigliamento di una serie di regole e vincoli restrittivi, definiti all’interno dei disciplinari di produzione. I vini DOC sono anche sottoposti a una valutazione sensoriale da parte di una commissione di esperti che verifica che il vino rispetti parametri organolettici predefiniti e sono soggetti a severi riscontri da parte degli organi di controllo. Un sistema complesso che nonostante talvolta sia sconfessato da frodi anche eclatanti o persino ricorrenti (come quella del “falso Brunello”) è generalmente efficace nel garantire un alta qualità del prodotto finale.

Quindi, ricapitolando, avete un fornitore fidato? Uno raccomandato da un amico che vi ha fatto assaggiare il suo vino? Uno da cui avete già acquistato vino in bottiglia o sfuso in damigiana con buona soddisfazione? Oppure, ancora, siete andati in cantina per vedere con i vostri occhi e assaggiare con le vostre papille? Bene, se per i prossimi acquisti state pensando di passare al bag in box, potete stare tranquilli: non vi deluderà.
Volete lanciarvi nell’acquisto di un vino nuovo per fare una nuova esperienza e il bag in box vi consente un po’ di risparmio? Giocate sul velluto: scegliete un vino DOC!

In questo momento, presso la nostra cantina sono disponibili in bag in box (da 5 o 10 litri) il nostro vino rosso da pasto e il rosso vivace (entrambi con una gradazione di 12% vol.) ma anche il rosso superiore (da 13,5% vol.) e il nostro vino bianco “La Suia”. Per saperne di più consultate la pagina dedicata alla vendita del vino in bag in box o contattateci direttamente per ricevere informazioni dettagliate.


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