Ricetta dei canestrelli al vino bianco di Gavi

I canestrelli al Gavi sono dei biscotti molto leggeri perché sono del tutto privi di burro e uova e contengono solo una modesta quantità di zucchero. Per questo sono ideali per la prima colazione: sono biscotti secchi perfetti per essere inzuppati al mattino nel latte, nel cappuccino o nel tè.
A merenda sono buonissimi da sgranocchiare accompagnati da un cucchiaio di gelato e anche a fine pasto, “pucciati” nel vino (lo stesso usato per la preparazione, Gavi DOCG), hanno un loro perché 😉

Canestrelli al vino bianco di Gavi e gelato

Inoltre, questi canestrelli, molto diffusi nel nostro territorio da Novi a Ovada ad Arquata, sono davvero molto semplici da fare, sia per la rapidità della preparazione che per la brevità della lista degli ingredienti: 500 grammi di farina, 125 ml di Cortese di Gavi, 125 ml di olio extravergine di oliva, 120 grammi di zucchero, 1 cucchiaio da minestra scarso (circa 10 gr) di lievito in polvere per dolci e un cucchiaino da tè di sale fino.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ingredienti

In un contenitore amalgamate la farina con il vino, prima, e poi con l’olio. Quindi aggiungete lo zucchero, il sale e il lievito. Impastate sino ad ottenere una pasta morbida e uniforme, quindi mettetela a riposare 10 minuti ma non di più, se volete che mantengano una consistenza un po’ dura, come da tradizione: “it’s not a bug, it’s a feature!” 😀
Quando riprendete l’impasto lavoratelo di nuovo brevemente e suddividetelo in parti più piccole. Con le mani preparate dei cilindretti (diametro circa 1 cm e lunghezza circa 12-15 cm) e chiudeteli ad anello. Con le dosi indicate vengono circa una cinquantina di biscotti, ma naturalmente tutto dipende dalle dimensioni.
Mettete i canestrelli nel forno già caldo a 180° e lasciateli cuocere sino alla doratura (in genere bastano circa 10-15 minuti). A questo punto tutta la cucina profumerà di vino e zucchero, e questo è un altro pregio di questi deliziosi biscotti.

Canestrelli al vino bianco di Gavi: ricetta

Infine, un ulteriore atout di questi canestrelli è la durevolezza: infatti possono essere conservati per parecchi giorni… e ce chi dice anche un mese… che però ci pare un periodo un po’ troppo lungo… anche se di preciso non lo possiamo dire: noi non riusciamo mai a farli durare più di una settimana!!
Comunque, l’importante è che appena freddi li riponiate in un contenitore ermetico perché in una normale scatola perderebbero presto la croccantezza che, come detto, è un’importante peculiarità.

Canestrelli al vino bianco di Gavi a colazione

Ricetta della Torta Pasqualina (di bietole)

La torta Pasqualina è una delle ricette della cucina ligure che fa parte a tutti gli effetti della tradizione culinaria del nostro territorio e della nostra famiglia, entrambi largamente e piacevolmente “contaminati da esemplari tipici genovesi” 🙂 .

Si tratta di una torta salata di verdura, un grande classico del pranzo di Pasqua o Pasquetta e delle gite fuori porta, specialmente a primavera quando le erbette sono più tenere.

La ricetta di Nonna Ro, la nostra maga in cucina, utilizza bietole e ricotta.
Ci potrebbero stare anche i carciofi e la prescinsêua (una cagliata fresca genovese) ma entrambi gli ingredienti sono un po’ più difficili da trovare (i carciofi per stagionalità e la prescinsêua per limiti geografici della distribuzione) ed il gusto, un po’ particolare perché più ferruginoso ed acidulo, può non incontrare i gusti di tutti. Invece, qualcuno che non vada pazzo per la Pasqualina di Nonna Ro lo dobbiamo ancora trovare.

Torta Pasqualina della Nonna Ro

La torta è buona anche se realizzata con la sfoglia in rotoli già pronti ma ciò che rende speciale la ricetta di Nonna Ro è la bontà dell’impasto tanto che a tavola ci contendiamo tutti i pezzi con il bordo.

Per realizzare la sfoglia (per un tegame di 28 cm di diametro) occorre lavorare insieme 500 gr. di farina “00” con un cucchiaio “generoso” di olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e 250 ml. di acqua (ma regolatevi ad occhio aggiungendone un po’ alla volta fino a che la pasta non risulterà morbida ed elastica).

Lavorate l’impasto fino a renderlo perfettamente liscio quindi dividetelo inizialmente in due parti: una più piccola (circa 300 gr.) e l’altra più grande (circa 450 gr).
Se siete molto bravi a tirare la sfoglia, dividete ciascuna parte in 3 palline uguali tra loro altrimenti, se temete che tirandola troppo sottile possa bucarsi, dividetela solo in 2 palline. Le palline più grandi serviranno per fare gli strati con cui foderare i tegami mentre con le altre si coprirà la torta.
Per ora però copritele con un canovaccio e mettetele a riposare per almeno un’ora e mezza.Ingredienti della Torta Pasqualina

Intanto pulite (ma se sono piccole e tenere tenete anche i gambi), lavate e sbollentate in acqua salata 4 bei mazzi di bietole (circa 800 gr.) e fate appassire ½ cipolla tritata. Appena è dorata aggiungete le bietole ben strizzate e tritate con la mezzaluna. Non serve far cuocere molto, andrà tutto in forno, basta solo che le bietole insaporiscano.
Aspettate che le verdure si siano raffreddate e amalgamate 400 gr. di ricotta, 2 uova e 150 grammi di grana padano grattugiato, una manciata di foglie di maggiorana tritate) una leggera spolverata di noce moscata. Aggiustate di sale.

Ungete il tegame con un po’ di olio, allargate con il mattarello e con le mani la prima delle palline grandi di pasta e stendete il primo strato: ponete attenzione a fare aderire la sfoglia ai bordi della teglia e che il disco sbordi abbastanza per poi consentirvi di arrotolarlo.
Spennellate lo strato che avete appena steso con un po’ di olio (è quello che rende tanto buono il bordo) e ripetete questa operazione per tutte le palline grandi.

Versate nel tegame il ripieno, distribuitelo e poi create delle fossette regolarmente distanziate quindi rompete in ognuna di esse un uovo: utilizzate da 3 a 5 uova a seconda delle vostre preferenze.
Sopra a ciascun uovo mettete un pizzico di sale, un fiocchetto di burro e mezzo cucchiaino di grana: questo è il segreto di Nonna Ro per non fare annerire le uova e rendere ancora più squisita la torta.

Prendete le palline piccole di pasta che avevate preparato e tirate i dischi della dimensione esatta del tegame quindi coprite la torta.
Anche questa volta, spennellate ciascuno strato con un velo d’olio. Oltre a rendere più buona la pasta, l’olio aiuta gli strati a separarsi e a sfogliare ma un altro consiglio utile è questo: dopo avere chiuso la torta arrotolando i bordi, con una cannuccia da bibita praticate su un lato del coperchio un forellino e soffiate leggermente per fare distaccare gli strati.

Cuocere in forno già caldo a 180° per 40-45 minuti. La sfoglia deve risultare molto cotta perché l’interno sia bene asciutto.

Ricetta della torta Pasqualina

Prima di mangiarla lasciate raffreddare la torta Pasqualina. Anzi, se resistete, aspettate sino al giorno dopo: da un sondaggio su un nutrito campione di parenti, amici e ospiti occasionali è emerso chiaramente che il giorno dopo è ancora più buona!

Spaghetti al vino bianco di Gavi e robiola

Sicuramente molti di voi conoscono già il risotto al Gavi, un piatto semplice eppure delicato ed elegante, ma probabilmente non hanno ancora avuto occasione di provare gli spaghetti al vino bianco e robiola fresca del Monferrato.
E’ una ricetta “sciuè sciuè” ma piuttosto originale con cui potrete fare bela figura con pochi ingredienti e poco tempo a disposizione (il piatto è pronto nel tempo sufficiente a bollire la pasta).

Ricetta degli spaghetti al vino bianco e robiola del MonferratoIn effetti oltre a una bottiglia di vino bianco Cortese (meglio se di Gavi, meglio ancora se DOCG) e agli spaghetti vi basterà procurarvi una robiola molto fresca (meglio se Roccaverano DOP, meglio ancora se 100% latte di capra come quella presidio Slowfood), del burro, un po’ di brodo di carne e un formaggio saporito da grattugiare sopra come un pecorino stagionato o la ricotta salata.
Spaghetti al vino di Gavi - preparazione

Mentre bollono gli spaghetti (320 g per 4 persone), sciogliete un po’ di burro (40 g circa) e stemperate la robiola (160 g) a bagnomaria prima con il brodo già caldo (50 ml) e poi aggiungendo gradualmente un bicchiere di vino (100 -125 ml, regolatevi a occhio in modo a ottenere una consistenza della crema fluida ma non troppo liquida). Assaggiate per aggiustare di sale stando attenti a non esagerare: ricordate che dovete ancora aggiungere il formaggio saporito.

Appena pronti scolate gli spaghetti, copriteli con la crema bella calda e cospargete con un’abbondante grattugiata di pecorino stagionato o ricotta salata e con una leggera spolverata di pepe nero.

Finito! Servite il piatto accompagnato dalla bottiglia di Cortese di Gavi che avete aperto per la preparazione.

Spaghetti al Gavi DOCG e robiola di Roccaverano DOP

Come conservare il vino in bottiglia

Il vino anche successivamente all’imbottigliamento è in continua evoluzione e non è semplice conservarlo nella maniera più appropriata: non solo la dispensa di casa è un ambiente inadatto aConservare il vino: la cantina condominiale custodire correttamente un vino per più di qualche mese ma anche le cantine dei moderni condomini (per non parlare dei garage) spesso non offrono caratteristiche in termini di temperatura, umidità e areazione tali da garantire una corretta conservazione del vino per periodi che vanno oltre l’anno.
Potrà sembrarvi un giudizio severo ma invece è l’esito di una ricerca scientifica.

Lo studio dal titolo “L’influenza della conservazione sull’’età chimica’ dei vini rossi”, curato dalla Fondazione Edmund Mach e pubblicato a marzo 2014, ha preso in esame 20 bottiglie di Sangiovese (quindi un rosso perfetto per l’invecchiamento) di vetro scuro e chiuse con tappo in sughero naturale, metà delle quali sono state conservate per un periodo di 2 anni in una cantina professionale a temperatura costante tra i 15 e i 17 gradi e umidità al 70%, mentre l’altra metà è stata custodita per lo stesso tempo in un ambiente buio di un comune appartamento con temperature variabili tra i 20 e i 27 gradi, quali sono quelle normalmente riscontrabili nelle nostre case nell’arco dell’anno. Ogni 6 mesi un campione di ciascun gruppo è stato aperto ed analizzato, ebbene il risultato è stato lapidario: dopo soli 6 mesi i vini conservati in ambiente domestico mostravano gli stessi parametri di invecchiamento raggiunti dopo ben due anni dai vini custoditi in cantina in condizioni ottimali.

Ok, si sa: non morirete né vi ammalerete se berrete il vino conservato in casa per più di sei mesi! Dal punto di vista salutistico al più vi perderete un po’ di vitamina B5… che tanto il contenuto vitaminico non era proprio la ragione che vi aveva spinti all’acquisto… ma le qualità sensoriali, il colore, il profumo e il sapore, che vi avevano convinto a scegliere proprio quel vino, risulteranno compromesse. E allora, che fare? Quali accorgimenti osservare per massimizzare la durata e ottimizzare l’evoluzione delle nostre bottiglie di vino?

cantinetta refrigerante per la conservazione del vinoLeggete la nostra check-list o consultate la sintesi in infografica (anche in versione PDF per la stampa) per ottimizzare la permanenza del vino sui vostri scaffali.

Con qualche accorgimento potrete migliorare la conservazione delle bottiglie che non consumate nel giro di pochi mesi ma che non sono neppure i vostri tesori più preziosi: attrezzatevi con una piccola cantinetta frigo o un ambizioso armadio climatizzato per i vini più importanti da lasciare invecchiare e da stappare nelle occasioni speciali. Questi elettrodomestici sono disponibili oramai in innumerevoli varianti per dimensioni (con capienza da una decina di bottiglie a diverse centinaia), design più o meno sofisticati (adatti quindi ad ogni genere di ambiente, dal garage al soggiorno… La conservazione del vino: grotta in tufoanche se alcuni possono risultare un po’ rumorosi) e prestazioni tecniche (dai modelli più semplici che consentono di impostare una sola temperatura a quelli più complessi che consentono di creare temperature differenziate sia per conservare i vini che per portarli alla temperatura di servizio).

A proposito, anche noi abbiamo una piccolissima cantinetta frigo per mantenere il vino pronto alla temperatura di servizio ma per l’affinamento ci siamo attrezzati con una grotta in tufo… sì, non è proprio quello che si potrebbe definire un modello replicabile ma ha il suo fascino. Venite a scoprirlo a Gavi, vi aspettiamo!

Consigli per la conservazione del vino

  1. Conservate le bottiglie al buio tanto più se il vetro è chiaro (se imbottigliate voi scegliete già quelle verdi o marroni).
    L’esposizione alla luce naturale, ma anche a quella  fluorescente, funge da “innesco” per processi ossidativi ma l’esposizione diretta ai raggi solari è particolarmente grave perché sottopone il vino anche ad un notevole calore per cui si degrada molto rapidamente. Se non avete a disposizione uno stanzino scarsamente illuminato o un armadio tenete almeno le bottiglie in una scatola di legno o cartone spesso.Conservare le bottiglie di vino al riparo dalla luce
  2. Tenete le bottiglie coricate su un fianco a meno che non si tratti di un vino da consumare giovane: per un brevi periodi la posizione è pressoché ininfluente.
    Nella bottiglia distesa il tappo resta a contatto con il vino che lo mantiene umido e quindi elastico e con una migliore aderenza alle pareti del collo della bottiglia, riducendo così il rischio di ossidazione.
    Non temete non è il contatto con il sughero a causare il cosiddetto “difetto di tappo” ma la presenza, imprevedibile e (ad oggi) ancora ineluttabile, di composti organici derivanti da muffe e funghi nel sughero (come spiegato nel post “Come tappare le bottiglie di vino con i tappi di sughero”). Al contrario, tenendo la bottiglia in posizione orizzontale si allontana la bolla d’aria che di norma si trova tra tappo e vino e l’assenza di ossigeno abbatte lo sviluppo di batteri eventualmente presenti nel tappo.
    Disponete l’etichetta verso l’alto in modo da avere sempre sottocchio la data di imbottigliamento per potervi regolare e non lasciare indietro qualche buona bottiglia.
    Anche se imbottigliate il vino voi stessi utilizzate almeno una piccola etichetta adesiva su cui annotare l’anno oppure rifinite le bottiglie con delle vere e proprie etichette che daranno un tocco di professionalità al vostro lavoro (provate a visitare la sezione in cui ad ogni campagna di imbottigliamento proponiamo ai nostri clienti e a tutti il visitatori del sito alcune etichette stampabili con l’annata)
    Meglio ancora che in posizione perfettamente orizzontale potreste disporre le bottiglie su di un piano leggermente inclinato (l’inclinazione ideale è di circa 5 gradi) in modo che i sedimenti che si potrebbero formare naturalmente si concentrino nella parte bassa della bottiglia: ad esempio gli antociani, le sostanze coloranti del vino, negli anni tendono a polimerizzare, ad aggregarsi formando molecole più grosse e quindi più pesanti che precipitano formando una sorta di polvere scura comunemente detta “fondo”.
    Per le bottiglie invecchiate a lungo è consigliabile porle in verticale il giorno prima di servire il vino, in modo che i sedimenti depositino lentamente sul fondo, facilitando il servizio.
    Ricordiamo anche che un vino perfettamente limpido non è necessariamente migliore, anzi è possibile che un vino che non sviluppa sedimenti nel tempo sia stato eccessivamente chiarificato, filtrato, sterilizzato e che alla limpidezza sia stato sacrificato molto del suo bouquet: l’importante è che il sedimento non finisca nel bicchiere, da qui le cautele di cui sopra per conservare e maneggiare un vino invecchiato.Conservate le bottiglie di vino in posizione orrizontale
  3. Mantenete la temperatura dell’ambiente il più possibile costante, al di sopra dei 10 gradi ma non oltre i 18: la temperatura ottimale è di 10-12 gradi per i vini bianchi e 12-15 gradi per i vini rossi.
    Temperature troppo basse ostacolano la naturale evoluzione del vino e possono causare la formazione di piccoli cristalli: precipitazioni di tartrati, in realtà innocenti inestetismi, ma con il vino, si sa, anche l’occhio vuole la sua parte.
    Temperature alte accelerano l’evoluzione del vino e ne causano il prematuro invecchiamento o compromissione (oltre i 25 gradi molte componenti volatili possono deteriorarsi irreparabilmente) ma possono anche causare una dilatazione, un aumento del volume che può arrivare a fare fuoriuscire il vino o a far saltare il tappo (anche perché un forte aumento della temperatura è probabile che causi al contempo anche un essiccamento del tappo e quindi un suo restringimento che ne facilita l’espulsione).
    Soprattutto però, è bene ribadirlo, evitate gli sbalzi di temperatura. Come si è detto, il caldo favorisce la polimerizzazione e il freddo la precipitazione dei polifenoli: alternando i due procedimenti queste sostanze tendono a depositarsi in quantità riducendo la propria presenza nel vino e dunque impoverendolo. Inoltre gli sbalzi di temperatura costringono il tappo a una sfiancante ginnastica tra dilatazioni e contrazioni che provocano il passaggio in uscita e poi in entrata di aria esponendo il vino al contatto con nuovo ossigeno e potenziali agenti contaminanti.
    Poiché l’aria più fredda è più pesante è possibile riscontrare una differenza termica tra pavimento e soffitto, specie se l’ambiente in questione ha una discreta altezza: disponete quindi nella vostra cantina gli spumanti e poi i vini bianchi sugli scaffali più bassi e quindi a salire i rosati e i vini rossi lasciando i ripiani in alto per i rossi importanti.Temperatura e umidità di conservazione del vino
  4. Mantenete stabile l’umidità dell’ambiente intorno al 70% (diciamo tra il 60% e l’80%). In un ambiente secco il tappo tenderà a restringersi, lasciando che il vino entri in contatto con l’aria. Di contro, troppa umidità può essere causa della formazione di funghi che posso affliggere il tappo di sughero e compromettere il vino, oltre che macchiare e danneggiare le etichette… che, però, alla peggio potrete difendere avvolgendo la bottiglia in un sottile film di pellicola (quella normalmente utilizzata per gli alimenti).
    .
  5. Non agitate le bottiglie e proteggetele dalle vibrazioni che sollecitano il tappo riducendone l’elasticità e favorendo quindi la penetrazione dell’aria, causa dell’ossidazione e anche potenziale foriera di contaminazioni batteriche. Inoltre eventuali sedimenti potrebbero essere mantenuti in sospensione dai continui movimenti.
    Cercate di non di installare una lavatrice adiacente allo scaffale dei vini ed evitare i locali in prossimità di strade su cui scorre un traffico pesante, ma se proprio non avete altro spazio cercate di proteggere le bottiglie procurandovi un sostegno in polistirolo.
    Siccome durante il trasporto a casa è inevitabile che il vino subisca parecchi scrolloni, cercate sempre di acquistare le vostre bottiglie almeno un giorno prima di consumarle, soprattutto se si tratta di un vino già un po’ invecchiato.Come conservare i vini
  6. Conservate il vino in un ambiente ben areato e al riparo dagli odori forti sia di origine chimica (come vernice, benzina o il gas di scarico delle automobili) che naturale (come formaggi, salumi, pesce sotto-sale, cipolle, tartufi…) che, attraverso il tappo, potrebbero contaminare il vino (specie nel caso in cui abbiate imbottigliato da soli e il tappo non sia protetto dalla capsula).
    Una buona areazione oltre a limitare gli odori contrasta la formazione di muffe e funghi che come si è detto possono inquinare il tappo e quindi il vino.
    .
  7. Last but not least: rispettate il periodo di conservazione in bottiglia giusto per il vostro vino. I tempi e le caratteristiche dell’evoluzione di un vino possono dipendere da diversi fattori, primi tra tutti il tipo (ad esempio generalmente i vini rossi possono essere conservati più a lungo di quelli bianchi) e il vitigno specifico (ad esempio uve con molti tannini si prestano meglio alla produzione di vini per l’invecchiamento), le tecniche di vinificazione e la gradazione alcolica (i vini con una gradazione alcolica superiore ai 12,5 vol. si conservano meglio) e sono quindi diverse per ogni bottiglia. Quindi, quando effettuate l’acquisto, informatevi sul tempo di conservazione più idoneo.
    Anche le dimensione del contenitore possono influire sul periodo massimo per conservare un vino: più grande è il contenitore minore è il tempo in cui le caratteristiche organolettiche e chimiche restano pressoché inalterate.
    Non conservate il vino in damigiana per più di qualche giorno a meno che non utilizziate degli appositi accorgimenti come le pasticche di paraffina (note come “pastiglie anti-fioretta”) o uno strato di olio di vasellina (difficile però da rimuovere accuratamente) a sigillare la superficie del vino a contatto con l’aria. In questo caso potreste arrivare a conservare le damigiane accuratamente tappate anche per 3-4 settimane. Non lasciate mai la damigiana a metà: la superficie di contatto con l’aria è talmente estesa da provocare un rapido deterioramento del vino.
    Per contenitori da 5-10 litri come le dame considerate una durevolezza di 2-3 settimane al massimo mentre i bag in box, grazie allo speciale “sottovuoto” e alla doppia confezione “sacca + scatola” che funge da isolante, offrono un orizzonte di consumo ben più lungo e, tuttavia, è bene considerare un limite prudenziale di tre mesi circa (a chi desidera approfondire consigliamo il post “Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?”).
    Infine, persino la lunghezza dei tappi di sughero può influire sulla durata attesa di una bottiglia di vino. In linea di principio occorre considerare un periodo massimo di 2 anni per tappi lunghi meno di 40-45 mm (per periodi oltre i 20 anni il tappo deve superare i 50mm)

Ricapitolando, se non disponete di un locale interrato e quindi naturalmente isolato, evitate almeno ambienti come il sottotetto o con pareti rivolte a sud o, ancora, in cui siano presenti caldaie o grossi elettrodomestici (tutti locali esposti a eccessivi sbalzi termici), spegnete gli elementi di riscaldamento e cercate di isolare il vino magari riadattando un vecchio armadio di legno un po’ spesso piuttosto che appoggiare le bottiglie su scaffali aperti… un condizionatore poi potrebbe finire con rendere perfetto l’ambiente… ma questo, come l’acquisto di cantinette refrigeranti o armadi climatizzati, è un investimento che deve essere giustificato dal valore delle vostre bottiglie e… dal tempo che queste riescono a restare chiuse una volta acquistate 😉


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Signori del vino: l’italia enoica in tivvù… ma oltre oceano ci si diverte di più (Plonk)

signori del vino rai 2Effetto Expo 2015: il MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) sponsorizza il vino in televisione e così nasce la trasmissione “Signori del vino“, viaggio in 10 tappe e 10 puntate a cura di Marcello Masi, direttore del Tg2 e del suo vice, Rocco Tolfa e con la partecipazione di Marco Simonit, agronomo e potatore, anzi “preparatore d’uva”.

In ogni puntata scopriamo i vini tipici di una regione attraverso le parole di quei personaggi che hanno saputo interpretare e “coltivare” la tradizione vitivinicola del nostro paese.
Beh scopriamo è forse un po’ troppo… intuiamo.
La trasmissione è piuttosto breve e necessariamente un po’ superficiale (qui il commento di Aldo Grasso e qui un post di Intravino) ma, in mancanza di meglio…, se non avete avuto l’occasione di seguirla su Rai 2, potete vedere tutte le puntate nell’archivio “programmi on demand” del sito di mamma Rai.
E comunque l’incipit della prima puntata, in Piemonte, con la citazione di Soldati è davvero un bellissimo invito a conoscere il territorio di cui il vino è espressione

“Il vino è come la poesia, che si gusta meglio, e che si capisce davvero, soltanto quando si studia la vita, le altre opere, il carattere del poeta, quando si entra in confidenza con l’ambiente dove è nato, con la sua educazione, con il suo mondo.
La nobiltà del vino è proprio questa: che non è mai un oggetto staccato e astratto, che possa essere giudicato bevendo un bicchiere, o due o tre, di una bottiglia che viene da un luogo dove non siamo mai andati.”
(Mario Soldati, “Vino al Vino”)

Beh, almeno in questo, la trasmissione di Rai 2 può funzionare: ingolosisce senza dare molta soddisfazione e quindi fa venire una gran voglia di partire alla scoperta dell’Italia del vino… certo siamo ancora lontani da un’esperienza come quella australiana di Plonk.

Plonk è il titolo di una serie australiana che racconta le disavventure di una troupe televisiva in giro per il paese per realizzare un programma sulle eccellenze del vino. La troupe è formata da un manipolo di faciloni che incappa in una serie di disavventure e gaffes con vere personalità del mondo del vino australiano che pertanto viene rappresentato con una verve autoironica notevole (plonk è un’espressione gergale per indicare un vino ordinario, da poco).
Nata originariamente nel 2014 come una serie di soli 5 episodi per il web, Plonk è diventato una serie televisiva alla sua seconda stagione. Il mix di risate, ironia, bellissimi paesaggi e di sapori, comunque evocati, di cibi e vini, risulta ben più conivolgente del celebrativo “I signori del vino” ma, per ora, accontentiamoci…

Vino in bag in box: la praticità è anche qualità?

Da quando il vino in bag in box ha iniziato a diffondersi, rapidamente e significativamente, anche in Italia, sempre più consumatori stanno cercando di approfondire le proprie conoscenze, per meglio valutare se questo tipo di confezione sia in sintonia con il proprio approccio al vino e aderente al proprio modello di consumo.
In questo post percorriamo gli aspetti salienti della questione:

Cos’è il bag in box e come funziona

In estrema sintesi il bag in box è un contenitore per alimenti liquidi (o semiliquidi) costituito da un sacco di materiale plastico (bag) resistente ma deformabile, racchiuso in una scatola di materiale rigido (box), solitamente cartone, e dotato di una valvola per lo svuotamento, solitamente a rubinetto.
La caratteristica principale del bag in box, anche noto con l’acronimo BiB, è che il sacco viene colmato senza incamerare aria (tramite macchine riempitrici automatiche, semiautomatiche o manuali) e che anche lo svuotamento avviene senza che nel sacco penetri ossigeno: mano a mano che il liquido viene spillato, grazie alla valvola di uscita e alla flessibilità del materiale, il sacco si comprime, si assottiglia ripiegandosi su se stesso senza che si formino all’interno bolle d’aria. In questo modo, si abbatte quasi del tutto il rischio che il contenuto si ossidi e che le proprietà organolettiche del vino siano alterate.

Cos'è il bag in box

Ma entriamo nel dettaglio dei materiali per capire in che modo influiscono sul rendimento del contenitore.
Il sacchetto è costituito da un materiale plastico poliaccoppiato
: poliestere metallizzato con alluminio e polietilene per prodotti alimentari (posto a diretto contato con l’alimento contenuto). Questi materiali proteggono il vino dalla luce, dall’aria e da ogni altro tipo di gas o agente contaminante esterno e, in misura ragionevole, dagli sbalzi di temperatura.
La scatola invece è comunemente in cartone ondulato, più raramente in materiali sintetici rigidi e in qualche caso, specie nei ristoranti, in legno (dette “botti per bag”) per offrire un’immagine meno “industriale” ai clienti. La scatola protegge il sacco dallo schiacciamento, dagli urti o da tagli accidentali ma soprattutto gli conferisce una forma rigida e squadrata, maneggevole e impilabile, mantenendo la massima leggerezza ,così da favorire e rendere più economico sia il trasporto che lo stoccaggio
Botte per bag in box (deliciousontap.co.uk)Il dispenser è dotato di una particolare valvola che impedisce il passaggio dell’aria anche dopo l’apertura. Spesso il rubinetto è dotato anche di un dispositivo anti-manomissione, per garantire l’integrità del prodotto.
I formati sono innumerevoli da 1,5 litri sino a… chissà, noi ne abbiamo trovati in vendita anche con capacità da 1.400 litri! Nel settore del vino però le capacità più diffuse vanno dai 3 litri (soprattutto nel Nord Europa) ai 5 litri (al top dei consumi in Italia) sino a 10-20 litri. All’interno di questa scelta così ampia e flessibile, per prendere una decisione, occorre avere chiaro in mente il tipo di utilizzo che vogliamo fare del nostro vino in bag in box: stiamo organizzando un pranzo per una grande comitiva, magari all’aperto, oppure vogliamo tenerlo in frigo e spillarne un bicchiere ogni tanto o, ancora, pensiamo di travasarlo nelle bottiglie perché… la nostalgia è dura a morire?!! Per ognuna di queste esigenze esiste già in commercio il bag in box che fa per voi.                               [Fonte immagine deliciousontap.co.uk]

Per quanto tempo si può conservare il vino nel bag in box

Grazie alla sinergia tra il sacco e la valvola, anche successivamente all’apertura della confezione, il vino è preservato dal contatto con l’aria, la luce e altri agenti esterni, pertanto può essere conservato nella confezione aperta per 3 o persino 4 settimane senza che la qualità debba soffrirne significativamente.

Per quanto riguarda invece le confezioni chiuse, ad avallare definitivamente la capacità del bag in box di conservare adeguatamente il vino per periodi variabili tra i 4 e i 12 mesi circa (dipende dalla tipologia di vino), ci ha pensato uno studio condotto nel 2011 dall’INRA (l’università di Bordeaux) e pubblicato con il titolo “The influence of packaging on wine conservation” a febbraio 2012 su “Food Control”, la rivista scientifica ufficiale della Federazione Europea di Scienze e Tecnologie Alimentari (EFFoST) e Unione Internazionale di Scienze e Tecnologie Alimentari (IUFoST).
The influence of packaging on wine conservation Scopo della ricerca è stato quello di studiare l’evoluzione della qualità del vino bianco e rosso (tutti i vini presi in esame erano della regione di Bordeaux) in un arco temporale di 12 mesi in funzione dei diversi tipi di confezionamento. I tipi di imballaggio presi in esame sono stati: bottiglie di vetro (capacità 18,5 cl e 75 cl), bag in box (capacità 300 cl) e bottiglie di polietilene tereftalato, anche noto come PET, sia monostrato che multistrato (capacità 18,5 cl e 75 cl).
Durante il monitoraggio, ogni 3 mesi, sono stati registrati dati relativi a: il contenuto di gas (ossigeno, anidride solforosa e anidride carbonica), i composti di ossidazione e le analisi sensoriali (limpidezza, colore, carattere, …).
I primi fenomeni ossidativi sono stati riscontrati dopo 6 mesi per i vini bianchi conservati in PET (sia mono che multi strato) e in BiB, mentre nello stesso periodo i vini conservati nelle bottiglie di vetro non hanno mostrato alcuna alterazione. Molto diversi i risultati per i vini rossi per i quali dopo 12 mesi non sono emerse variazioni significative dei parametri per tutti i diversi tipi di confezionamento (per chi fosse interessato ad approfondire i risultati dello studio,è disponibile una bella sintesi su Slideshare).

Lo studio ha interessato solo un ristretto campione di vini ed è possibile che altre tipologie reagiscano in modo anche sostanzialmente differente: per questo motivo i ricercatori erano intenzionati a proseguire il test. Tuttavia questa ricerca offre già alcune indicazioni, rassicurandoci  in merito alla possibilità di conservare i vini rossi in bag in box chiuso fino a 12 mesi; mentre, per quanto concerne i vini bianchi è meglio considerare un tempo limite prudenziale di 3-4 mesi, per non incorrere nel rischio di rovinare il nostro buon vino.

Infatti, un nuovo studio greco-egiziano “Effect of packaging material on enological parameters and volatile compounds of dry white wine” (maggiori dettagli sullo studio qui su www.teatronaturale.it) condotto il collaborazione tra l’Università di Ioannina, quella della Tracia e l’Università americana del Cairo, ha seguito l’evoluzione del vino bianco in bag in box conservato a temperatura di 20° per 6 mesi confrontando i risultati con quelli conseguiti dallo stesso vino conservato alla stessa temperatura in bottiglie di vetro scuro. Anche in questo caso sono stati eseguiti dei check a distanza di 3 mesi. Alla conclusione dello studio, è stato riscontrato che  a tre mesi non si rilevavano sostanziali scostamenti tra i parametri relativi ai due differenti tipi di imballaggio ma a 6 il vino in bag in box mostrava valori non conformi di acidità titolabile e anidride solforosa, il colore risultava modificato e una parte dei composti aromatici era andata perduta: assorbita dai materiali plastici o svanita attraverso la valvola. Certo si potrebbe obiettare che la conservazione del vino a 20° non è proprio ottimale, tuttavia è vero che molti consumatori non hanno a disposizione locali con temperature controllate adatte per il vino, quindi lo studio rappresenta una situazione realistica. Per questo converrà considerare con prudenza il periodo massimo di conservazione del vino bianco in bag in box chiuso e magari cautelarci non superando i 3 mesi dal riempimento del sacco.

Pro e contro nell’uso del bag in box

Nella tabella abbiamo sintetizzato al massimo e le caratteristiche positive e negative di questo imballaggio (sotto invece una disamina più dettagliata dei diversi aspetti).

Pregi Difetti
  • Protezione dal contatto con l’aria prima e dopo l’apertura della confezione
  • Protezione da luce, sbalzi termici e dal contatto con agenti esterni
  • Risparmio sul prezzo di acquisto del vino rispetto a bottiglie e bottiglioni
  • Massima praticità di trasporto e immagazzinamento (leggero, infrangibile, resistente, maneggevole, impilabile)
  • Comodo e compatto anche da mettere in frigo per rinfrescare il vino
  • Elimina il rischio del “sentore di tappo”
  • Ecologico
  • Aspetto poco accattivante
  • Adatto solo a vini che si esprimono al meglio se consumati giovani
  • Adatto solo a vini tranquilli
  • Raffreddamento in frigo molto lento

I pregi del bag in box

Il primo e principale punto di forza, lo abbiamo già detto, è la protezione del liquido interno dal contatto con l’aria e quindi dall’iperossidazione.
Sia chiaro: il contatto con l’aria è dannoso per il vino se eccessivo e prolungato. Da principio ne soffrono il colore, il profumo e il sapore ma nei casi più gravi può dare origine alla fioretta o provocare lo spunto prima e poi l’acescenza (per approfondimenti si legga “Malattie del vino, difetti e alterazioni“). Nell’acquisto di vino sfuso, ad esempio è importante travasare il vino dalla damigiana alle bottiglie entro massimo due settimane e completare l’operazione entro 24-36 ore e comunque sempre più rapidamente possibile: nella damigiana vuota per metà, la superficie del vino a diretto contatto con l’ossigeno è molto ampia e quindi la degradazione del vino più veloce (per chi è interessato all’imbottigliamento “fai-da-te” rimandiamo al nostro post “Consigli per imbottigliare il vino“).
Il bag in box peraltro facilita molto il travaso del vino nelle bottiglie di vetro: non c’è bisogno della cantabrina e non si sporca: potrete imbottigliare anche in cucina. Il video sotto mostra proprio come aprire il bag in box e travasare il vino in poche semplici mosse.


Se invece siete abituali acquirenti di vino nelle dame o nei fiaschi da due litri, perché cercate di comprare un buon vino a un prezzo migliore risparmiando sul confezionamento, il bag in box risulta molto più efficiente di questi contenitori che, di norma, restano aperti per più giorni e offrono una superficie di contatto tra vino e aria già piuttosto grande. Con il bag in box invece questo limite è superato e, come si è detto, il vino può essere conservato nella confezione aperta anche per più di 20 giorni senza grossi problemi.

Naturalmente, e qui veniamo ad un altro pregio, la protezione del vino, oltre che dal contatto con l’aria, è estesa anche a tutti gli altri fattori esterni: luce, temperatura, contaminazione con agenti esterni (anche grazie al riempimento professionale che garantisce un livello di igiene molto alto) ma il grado di sicurezza è ancora maggiore qualora sul tappo sia dotato un sigillo di garanzia che ci assicura che la confezione non è stata aperta.

Il sacco dentro alla scatola costituisce un imballaggio molto leggero ma piuttosto robusto, maneggevole e facilmente impilabile ma soprattutto compatto (il contenitore da 10 litri, l’equivalente in vino di oltre 13 bottiglie da 0,75 litri, misura solo 19 cm x 19 cm x 32 cm): tutte caratteristiche che ne facilitano il trasporto (il che incide anche sul costo finale del prodotto) e l’immagazzinamento. Per i vini bianchi, c’è da dire anche che le confezioni da tre litri possono essere facilmente riposte in un normale frigo “domestico” per mantenerli freschi, mentre per la ristorazione con mescita di vino sfuso, sarà più facile conservare, in un frigo professionale, bag in box da 5-10-20 litri, piuttosto che dame o damigiane con il rubinetto.

Confronto tra bag in box da 10 litri e magnum

Un altro aspetto non indifferente è quello del prezzo: il bag in box offre infatti molti dei vantaggi dell’acquisto del vino in bottiglia (per i contenitori di piccole o medie capacità non è necessario provvedere all’imbottigliamento: il vino può essere consumato poco per volta anche senza travasarlo in bottiglia e senza che, come si è detto, il vino ne soffra) ma in effetti comporta per il venditore un bel risparmio su bottiglie, tappi ed etichette, quindi gli consente di vendere anche vini di qualità a prezzi più bassi rispetto a quelli applicati su bottiglie e magnum.

Un altro vantaggio deriva dalla chiusura con il tappo a rubinetto in materiale plastico: niente tappo di sughero significa nessun rischio di contaminazione da TCA ovvero che il vino “sappia di tappo” (per un check su vantaggi e svantaggi delle diverse tipologie di tappi per bottiglie di vino si veda Tipi di tappo: qual’è il migliore per il vino?).

Infine ricordiamo anche che il bag in box ha un ridotto impatto ambientale: sia per il peso e l’ingombro ridotto che minimizzano l’inquinamento dovuto al trasporto sia perché il riciclo del sacco e della scatola, separati e smaltiti nella raccolta differenziata, comporta emissioni di anidride carbonica contenute.

I difetti del bag in box

Dal punto di vista estetico il bag in box è privo di fascino e anche le sofisticate confezioni studiate da alcuni esportatori per il mercato del Nord Europa non sembrano troppo convincenti.

Bag in Box da 1,5 litri tratte da packagingoftheworld.com

“Fashion” bag in box (www.packagingoftheworld.com)

Nonostante le caratteristiche sopraelencate, il bag in box non è inalterabile nel tempo come il vetro quindi occorre consumare il vino conservato nel bag in box ancora chiuso in tempi brevi. Quindi ricapitolando quanto detto al punto precedente, noi ci sentiamo di raccomandare un periodo massimo prudenziale di 6-12 mesi per i vini rossi e di 3-4 mesi per i vini bianchi, anche se potrebbe essere che il vino si mantenga più a lungo più lungo.

Il bag in box è indicato solo per vini di pronta beva: non si fa affinamento nel bag-in-box! 😀
Inoltre, è adatto solo ai i vini tranquilli: proprio non va d’accordo con spuma e bollicine.

Bisogna inoltre precisare, in merito al raffreddamento in frigorifero che il tipo di confezione consente di riporre facilmente in frigo una quantità corrispondente a quattro bottiglie con un ingombro minimo, tuttavia i materiali di cui è costituito il bag in box tendono a limitare la trasmissione termica per cui, quello che in altre situazioni (quando vogliamo proteggere il nostro vino dagli sbalzi termici) potrebbe essere un pregio, se all’improvviso abbiamo la necessità di servire fresco il nostro vino bianco, si tramuta in un difetto perché, rispetto al tradizionale contenitore in vetro, ci vuole molto più tempo per abbattere la temperatura del vino.

Bag in box e vini di qualità: un ossimoro o un nuovo modo di accostarsi al vino?

Sia chiaro, il bag in box “non va su tutto” (come il nero).
Non potete acquistare quel buon vino assaggiato mentre eravate in viaggio in bag in box (anche se nel bagagliaio c’entra che è una meraviglia e, anzi, lascia ancora molto spazio ai souvenir) per riassaporarlo a casa e rievocare anno dopo anno il genius loci: no, il genius loci lo potete rievocare solo a stretto giro.
Alla cena a casa di amici non vi farà fare bella figura, anche se il vino è buono e pure tanto.
E se volete sottolineare un momento davvero importante … difficilmente troverete nel bag in box un vino davvero all’altezza dei vostri giorni indimenticabili (e poi niente bollicine, ricordate?).
Vini sfusi in bag in boxMa per la quotidianità, per acquistare un buon vino a prezzi onesti e per mantenerlo al meglio per un tempo di consumo ragionevole, il bag in box è una soluzione pratica e sicura.
Il vino in bag in box ha cattiva fama? Sì, è vero. Ma non è per “colpa” dell’imballaggio in sé (che come abbiamo visto breve termine conserva il vino efficacemente) bensì perché a lungo molte cantine hanno ritenuto che l’immagine del bag in box “svilisse” il loro prodotto e quindi lo hanno rifiutato a prescindere, lasciando così che a utilizzare questo confezionamento fosse solo chi non aveva un vino di qualità e una corrispondente immagine di qualità da proteggere.
E in effetti, dal punto di vista dell’aspetto, il bag in box è più vicino ad evocare le confezioni in brick e quindi l’idea di una produzione industriale, asettica e di poco pregio, piuttosto che l’immaginario campestre, vivo e sensuale, ricco di cultura e tradizioni legato invece alla bottiglia e al tappo di sughero.
Tuttavia la praticità dell’imballaggio ha convinto molti consumatori (principalmente in Nord Europa e Canada), critici di prestigio (con post favorevoli anche sul blog enogastronomico del Times) e, di conseguenza, molti produttori (soprattutto all’estero dove le tradizioni che permeano la cultura del vino sono meno radicate) a “convertirsi” all’uso del bag in box. Tanto che a novembre 2013 l’Organizzazione Mondiale delle Dogane, rilevando un sempre crescente volume di vino commercializzato con questo tipo di imballaggio, ha istituito per il bag in box una categoria dedicata, emancipandolo definitivamente sia dall’apparentamento con il “vino in brik” che con il vino sfuso.
Ma già dal 2008 anche in Italia la legge consente di confezionare anche i vini DOC in bag in box, introdotta inizialmente con il Decreto Ministeriale 4 agosto 2008 firmato da Luca Zaia. Poiché, però, la decisione di avvalersi o meno di questa possibilità modificando i rispettivi disciplinari di produzione è devoluta ai consorzi di tutela, c’è voluto qualche anno prima che l’idea prendesse campo ed effettivamente iniziassero ad essere commercializzati un discreto numero di vini DOC.
Tuttavia, per i vini DOC sono indicati alcuni limiti per il “condizionamento in contenitori costituiti da un otre di materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido” (si legga “confezionamento in bag in box”):

  • la capacità nominale dell’imballaggio deve essere pari o superiore a 2 litri
  • non possono essere confezionati in contenitori alternativi i vini DOC che si fregiano di particolari
  • menzioni (“superiore”,“vigna”, “riserva”, “passito”, …) o “sotto-zone”

Il marchio DOC implica il rispetto da parte di chi effettua la coltivazione della vigna, la vinificazione e l’imbottigliamento di una serie di regole e vincoli restrittivi, definiti all’interno dei disciplinari di produzione. I vini DOC sono anche sottoposti a una valutazione sensoriale da parte di una commissione di esperti che verifica che il vino rispetti parametri organolettici predefiniti e sono soggetti a severi riscontri da parte degli organi di controllo. Un sistema complesso che nonostante talvolta sia sconfessato da frodi anche eclatanti o persino ricorrenti (come quella del “falso Brunello”) è generalmente efficace nel garantire un alta qualità del prodotto finale.

Quindi, ricapitolando, avete un fornitore fidato? Uno raccomandato da un amico che vi ha fatto assaggiare il suo vino? Uno da cui avete già acquistato vino in bottiglia o sfuso in damigiana con buona soddisfazione? Oppure, ancora, siete andati in cantina per vedere con i vostri occhi e assaggiare con le vostre papille? Bene, se per i prossimi acquisti state pensando di passare al bag in box, potete stare tranquilli: non vi deluderà.
Volete lanciarvi nell’acquisto di un vino nuovo per fare una nuova esperienza e il bag in box vi consente un po’ di risparmio? Giocate sul velluto: scegliete un vino DOC!

In questo momento, presso la nostra cantina sono disponibili in bag in box (da 5 o 10 litri) il nostro vino rosso da pasto e il rosso vivace (entrambi con una gradazione di 12% vol.) ma anche il rosso superiore (da 13,5% vol.) e il nostro vino bianco “La Suia”. Per saperne di più consultate la pagina dedicata alla vendita del vino in bag in box o contattateci direttamente per ricevere informazioni dettagliate.


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Beh, ci ha quasi convinti.

(L’articolo originale completo in inglese è questo “Reader mail: what are half bottles of wine good for?”)

  1. Nella bottiglia piccola il vino invecchia  rapidamente. Ora questo non è un bene in sé, anzi, ma se vogliamo capire come evolverà un vino a cui siamo interessati, l’assaggio della mezza bottiglia può rivelarci interessanti anticipazioni
    .
  2. Vi piace poter abbinare il vino giusto a ciascuna portata ma non siete in otto a tavola? Con la mezza bottiglia molto probabilmente non dovrete gestire il vino avanzato.
    .
  3. Se non siete forti bevitori o magari c’è chi vi fa compagnia ma non volete rinunciare a pasteggiare con vino, la bottiglia da 37,5 cl fa il caso vostro.
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    .
  5. Quando acquistate una bottiglia da 37,5 cl. non gettate il vuoto: potrete utilizzarlo per riporvi il vino avanzato da una bottiglia classica. La vostra rimanenza colmerà quasi completamente la mezza bottiglia che, ben tappata, conserverà meglio e più a lungo il vino.

Ode al vino (Pablo Neruda)

Testo originale in spagnolo in calce

ODE AL VINO

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcool la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.

[Pablo Neruda, “Odi elementari” (1954)]

ODA AL VINO

Vino color de día,
vino color de noche,
vino con pies de púrpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.
A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
lágrimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el corazón sube a las ramas,
el viento mueve el día,
nada queda
dentro de tu alma inmóvil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegría,
caen muros,
peñascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el cántaro de vino
al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.

Pero no sólo amor,
beso quemante
o corazón quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de púrpura
que trabajó el otoño
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cántico del fruto.

Crumble di pere al Moscato

Quattro pere, una bottiglia di Moscato, 150 grammi di farina, 80 grammi di zucchero e burro.
E’ tutto qui quello che vi serve per preparare un dolce semplice e veloce da fare ma buonissimo, bello da vedersi e non banale. Se poi volete renderlo davvero irresistibile aggiungete un po’ di mandorle a scaglie, una stecca di cannella, cioccolato fondente e accostatelo a un cucchiaio di panna o una pallina di gelato.

Ingredienti del crumbler di pere al moscato con mandorle e cioccolato

La versione più classica di questo dolce anglosassone prevede una base di frutta (mele rabarbaro, frutti di bosco, pere, pesche,…) disposta in un tegame imburrato e coperta con un impasto sbriciolato (crumble, in inglese significa appunto briciola), di farina burro e zucchero, lavorato molto velocemente (perché il burro non si ammorbidisca) e cotto in forno.
Ma la nostra ricetta di famiglia è un po’ diversa perché le pere, sbucciate e tagliate a spicchi e poi a fettine di 3-5 millimetri (sono molto più belle dei dadini) cuociono nel Moscato assumendone l’aroma.
Anche la presentazione è un po’ differente, infatti ci piace prepararlo sia in una coppetta con le pere sotto e sopra la granella di pasta  cotta a parte (una soluzione ancora più facile e velocissima), sia in versione tarte tatin, cuocendo in forno le singole porzioni e rovesciandole nel piatto (una versione molto più di effetto).

Preparazione-del-crumbler-di-pere-al-moscato

Lavorate brevemente insieme farina, burro e zucchero e aggiungete all’ultimo momento le mandorle in scaglie. Per non fare sciogliere il burro troppo presto e mantenere l’impasto più granuloso, toglietelo dal frigo all’ultimo minuto e tagliatelo a dadini ma potrebbe esservi utile, specie in estate, raffreddare le mani tenendole per qualche momento a bagno in un po’ di acqua fredda.

Crumbler di pere al moscato


Se scegliete la versione “in tazza
“, disponete le briciole su un foglio di carta da forno e cuocetele a 160° per 10-15 minuti (controllatele spesso perché trattandosi di pezzetti molto piccoli potrebbero facilmente abbrustolire).

Questo tempo dovrebbe essere sufficiente anche a cuocere le pere nel moscato ma, prima di spegnere, controllate con i rebbi della forchetta che le fettine siano diventate morbide, morbide.

Colate le pere e accomodatele sul fondo delle coppetta coprendole con le briciole mischiate a scaglie di cioccolato fondente tagliato al coltello.

 

Crumbler-con-pere-al-moscato


Se invece volete realizzare la “tarte tatin”
cuocete brevemente le pere nel moscato perché poi cuoceranno ancora nel forno e disponetele sul fondo dei contenitori da forno leggermente imburrate. Copritele con le briciole esercitando una leggera pressione perché lo strato di pasta resti insieme quando capovolgerete il dolcetto. Per facilitarvi il compito, le prime volte, potete provare ad utilizzare i contenitori usa e getta di alluminio che si possono tagliare per fare uscire il dolce. Come accennato, potete anche accompagnare il crumble di pere ancora tiepido con un una pallina di gelato oppure con delle quenelle di panna montata e decorarlo con il cioccolato fondente fuso. Per renderlo ancora più aromatico aggiungete qualche cucchiaio del moscato in cui hanno cotto le pere alla panna prima di montarla e al cioccolato mentre lo fate fondere a bagnomaria.

Ecco infine qualche piccolo accorgimento:

  • scegliete delle pere mature ma molto sode perché le fettine restino consistenti e non si sciupino;
  • cuocete le pere nel moscato senza aggiungere zucchero o burro ma solo una stecca di cannella (se vi piace) e non mescolate;
  • se volete che la pera assuma di più l’aroma del moscato mettete le pere a macerare per un quarto d’ora prima di spostarle sul fuoco;
  • offrite il crumble accompagnato da una coppa di Piemonte Moscato DOC del vostro fornitore di fiducia (ça va sans dire 😉 ).

 


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